L'Anno Santo del 1575

del giovane sbandato Camillo de Lellis

 

A Bangui con Papa Francesco abbiamo spalancato la «Porta Santa del Giubileo della Misericordia», portando via con l'eco delle parole dette con emozione la via da seguire: "Oggi Bangui diviene la capitale spirituale del mondo. L’Anno Santo della Misericordia viene in anticipo in questa Terra. Una terra che soffre da diversi anni la guerra e l’odio, l’incomprensione, la mancanza di pace. Ma in questa terra sofferente ci sono anche tutti i Paesi che stanno passando attraverso la croce della guerra. Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia del Padre. Tutti noi chiediamo pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore."

 

Sul “tracciato” di Papa Francesco un «Modello»

In linea con le condizioni dettate nella Bolla d'Indizione, la "Misericordiae vultus", che non possono essere ignorate e che è sono da tenere in costante presenza ai nostri occhi: «La parola del perdono possa giungere a tutti e la chiamata a sperimentare la misericordia non lasci nessuno indifferente. Il mio invito alla conversione si rivolge con ancora più insistenza verso quelle persone che si trovano lontane dalla grazia di Dio per la loro condotta di vita (...) Per il vostro bene, vi chiedo di cambiare vita. Ve lo chiedo nel nome del Figlio di Dio che, pur combattendo il peccato, non ha mai rifiutato nessun peccatore…» (n. 19)

Conversione e umiltà che vengono richieste per passare quella "Porta Santa della Misericordia di Dio", che provvidenzialmente incrociano un "modello eccezionale" da imitare e seguire: il 24enne Camillo de Lellis, "Soldato di Ventura" disoccupato e sbandato, nel momento più drammatico della sua vita che fuori della Chiesa Maggiore di Manfredonia, con il cappello in mano fatica a stenderlo per invocare una piccola elemosina, azione che lo costringe a spogliarsi dello scudo di superba appartenenza alla "Casta Nobile",.

E a seguire per fame accetta l'offerta dell'umilissimo lavoro di manovale presso il Convento dei Cappuccini della Città Sipontina dal "buon vecchio Antonio di Nicastro", - del quale si hanno dettagliati servizi su questo sito web -, aprendo a Dio un invisibile varco nella sua anima, Che lo accompagnerà nei 60 giorni di ospitalità offerta dalla "Fraternità Serafica" della città avvolto in una sorte di "esercizi spirituali subliminali".

Il biografo camilliano contemporaneo, P. Sanzio Cicatelli, dà notizie storiche essenziali senza indulgere su altro anche perché la fonte, "Padre Camillo", non è che disse di più, informazioni però aperte a possibili scenari di comportamenti e reazioni, che certamente non contrastano o stridono con quanto viene raccontato.

 

Coincidenze o “tappe di un progetto”?

La coincidenza di spoliazione dello scudo di superbia, e dismissione dell’arroccamento nel “turrito maniero nobiliare”, è nella Festa di Sant'Andrea Apostolo, quello che scoprì il "Messia" su segnalazione di Giovanni il Battista e portò a Gesù il fratello Pietro, così - senza alcuna intenzione di riferimento diretto –, ci piace rilevare la coincidenza dell’inizio di un nuovo cammino del nostro giovane Camillo che lo porterà all'incontro con Cristo il 2 febbraio successivo sull’altopiano garganigo con sporadica vegetazione arbustiva ed arborea, costellato da affioramenti rocciosi e calcare detta "Valle dell'Inferno", luogo di sua salvezza, avvenisse in questo giorno di solenne festa liturgica, spogliarsi temporaneamente della superbia, umiliato dalla fame, finito nello sprofondo della misera condizione di garzone di Convento «che con dui Asinelli portasse alla fabrica acqua, pietre, e calce...»

E per di più primo giorno della "Novena della Immacolata", che nella sua vita diventerà la componente esistenziale della sua dimensione spirituale e mistica, ma che in quel momento a lui non gli passava  neanche per l'anticamera del cervello. Il biografo Cicatelli scrive che «il pensier suo era di trattenersi con quei religiosi solamente per guadagnarsi alcun scudo per far passar quell'inverno, e di poi ritornar subito al vomito, cioè al giuoco et alla guerra se fusse stato possibile...».

 

Ma ci vollero 60 giorni di “esercizi spirituali subliminali”!

 Nel Convento del “Serafico Padre Francesco”, il suo stato d'animo contrasta fortemente con la serenità e la pace dei buoni  e candidi Frati che l'ospitavano, giovani e non più giovani, scalzi e poveri per scelta, che nel canto dello “Officio Divino”, giorno e notte proclamavano la pace e la gioia di “Uomini di Dio”, imponendosi quali testimoni della presenza di Dio Padre Misericordioso, al Quale hanno donato le proprie vite. Drammatica situazione psicologica resa ancora più cocente da "flash" di vita gaudente e spensierata alla quale era votato, conditi anche da qualche ricordo di "gloriosa" impresa militare come canto di “Sirena” ammaliatrice.

Anche se, né il Cicatelli e né altri ne hanno scritto, c’è da stare certi che il giovane Camillo era presente alla Messa della “Santa Notte” del Natale 1574, in­con­trandosi con la sacra rappresentazione del “Presepe di Greccio del Serafico Padre Francesco”, con tutta la travolgente rivisitazione del “Santo Mistero dei Misteri” che impattò sulla sua anima nel momento più drammatico della sua giovane vita di "Uomo fallito", in bilico su un baratro oscuro, trascinato e cullato sulle onde mistiche e calde elevate dal Coro della “Fraternità Cappuccina” di Manfredonia che l’ospitava.

Come non tenere per certo che ascoltò proclamato da quei buoni Fraticelli il rinnovato lancio al mondo del Messaggio di Frate Francesco: «Ogni creatura che è in cielo e in terra e nel mare… renda a Dio lode, gloria, onore e benedizione, poiché egli solo è onnipotente e ammirevole e glorioso e santo e degno di lode per gli infiniti secoli dei secoli».

Eccezionale "Notte" quella del 24 Dicembre 1574 con Papa Gregorio XIII  che dava inizio all’«ANNO SANTO 1575» con l'apertura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro, ferito leggermente alla mano con l'incidente del martello che si spezzò nell’atto di abbattere il muro.

Per il nostro giovane "Soldato di Ventura" non aveva alcuna importanza, anche se la Bolla d'indizione, la "Dominus ac Redentor noster", era stata annunciata alla Cristianità per ben due volte: il 20 maggio 1574 per la solennità dell'Ascensione, e il 19 dicembre IV Domenica d'Avvento, poiché Papa Gregorio XIII considerava tutto il 1574  vigilia del Giubileo, come si legge nelle "Cronache”. Ma a Camillo tutto questo non gli diceva proprio niente...

 

E finalmente Camillo prese coscienza

E’ solo dopo la "Conversione", e il licenziamento dal Noviziato dei Cappuccini di Torremaggiore, - per la ben nota storica piaga del piede -, che il nostro Camillo nel pieno dei suoi 25 anni entra in colloquio diretto con Dio Padre della Misericordia e dà libero sfogo ai suoi sentimenti:

«"Ben conosco io, Signore, che la mia dissoluta vita non merita ne anco di trovar luogo fermo di pianto volendo tu forse ch'io vadi tanto tempo tapinando per il mondo cercando misericordia quanto n'andai consumando in vanità." Con tutto ciò desiderando esso ad ogni modo di ritornare in Religione per consumar ivi la sua vita in santa penitenza, andò la seconda volta in Roma, non solo per guarir bene della piaga, ma anco per guadagnar il S.mo Jubileo dell'Anno Santo che in quell'anno 1575 da Papa Gregorio xiij. si celebrava. Ivi havendo prima le sue devotioni prese, non volendo poi perdere vanamente il tempo per Roma si pose di nuovo a servire l'infermi di S. Giacomo delli Incurabili. Nel qual Hospidale con altra edificatione che non haveva dato la prima volta mutato affatto in altr'huomo circa quattr’anni perseverò, salendo di grado in grado per tutti gli Uffici di quel luogo. Havendosi in quel tempo pigliato per Padre spirituale il Beato Filippo Nerio Fondator della Congregatione dell'Oratorio, dal quale tutte le Domeniche, e feste si confessava.»

 

Il “modello” da seguire

Ecco la via che San Camillo ancora oggi ci indica da seguire per entrare nel "Giubileo della Misericordia" nell’alveo indicato da Papa Francesco di «conversione con ancora più insistenza verso quelle persone che si trovano lontane dalla grazia di Dio per la loro condotta di vita», e con la componente essenziale dettata verso la conclusione:

«Il pensiero ora si volge alla Madre della Misericordia. La dolcezza del suo sguardo ci accompagni in questo Anno Santo, perché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio. Nessuno come Maria ha conosciuto la profondità del mistero di Dio fatto uomo. Tutto nella sua vita è stato plasmato dalla presenza della misericordia fatta carne… Rivolgiamo a lei la preghiera antica e sempre nuova della Salve Regina, perché non si stanchi mai di rivolgere a noi i suoi occhi misericordiosi e ci renda degni di contemplare il volto della misericordia, suo Figlio Gesù.» (n. 24)

Con Camillo, che a grandi passi si inoltra sul tracciato dell'Anno Santo del 1575, è ampiamente sintonizzato anche sulla “Madre della Misericordia” stando allo storico Cicatelli che attesta il tutto era merito della «Santissima Regina de Cieli, per l'intercessione della quale il mercordi giorno sollennissimo della Purificatione della sempre Immacolata Vergine, l'anno vigesimo quinto dell'età sua, nel bagno delle proprie lagrime, havendo anco in quello smorzata tutte le fiamme de suoi cattivi desiderij ritornò subito a cavalcare per la volta di Manfredonia, dove giunto dopo haver con molte lagrime raccontato il tutto al Guardiano, gli dimandò con grandissima instanza l'habito, (...) cominciò dall'istesso giorno à far aspra penitenza essendo il suo principale essercitio di farsi ogni giorno un pasto di pianto per i peccati della passata gioventù non cessando mai d'affaticarsi ne' piu bassi e vili servigi del convento, e si levava con i frati à matutino la notte nella qual hora esso l'oratione mentale faceva…»

 

La “via di Camillo” verso la Porta Santa del Giubileo

Brevemente, con nel cuore e nella mente i “segni” che Papa Francesco ci dà quotidianamente per entrare come dovuto nell’«Anno della Misericordia», queste le "tappe" che il giovane neo-convertito Camillo ci indica:

1. Spogliarsi della superbia, orgoglio, e rivestirsi di umiltà.

2.Essere “uomini di pace, accoglienti con amore misericordioso e compassionevole…”

3. Con l’accompagnamento di Maria “Madre della Misericordia”, scendiamo nelle profondità del Mistero di Dio fatto Uomo, come Camillo iniziò in quella Notte Santa del 1574 a prendere contatto con il “Mistero dei Misteri”, e lo trasferì nella sua vita con il “Carisma della Misericordia” confermato direttamente dal Cristo Crocifisso, ricercandoLo e venerandoLo in ogni malato e sofferente che incontrava sulla sua strada. (p. felice ruffini)