Il Natale

di Padre

Camillo

Nell’onda delle iniziative che nascono nel cammino verso la celebrazione del “400° del Transito di S. Camillo”, ha preso corpo quello della “Mostra Permanente” del «Presepe Camilliano» sistemato nella Casa Paterna del Santo nella sua Cittadina nativa di Bucchianico in Abruzzo.

Come al solito risalire alla paternità primitiva dell’idea alcune volte è problematico, ma qui per certo troviamo in Fratel Luca Perletti, Segretario Generale dei Camilliani, l’animatore vulcanico che in tandem con il Dr. Aurelio Bigi, Assessore alla Cultura del Comune di Bucchianico, ha sollecitato da tutto l’«Orbe Camilliano» un bel numero di composizioni.

Notizie più ampie si trovano sul sito ufficiale del “Comitato Centrale 400°”, che ha anche indetto una gara del “Presepe più bello” tra gli appassionati frequentatori di “Facebook”.

L’inaugurazione s’è avuta nel tardo pomeriggio di venerdì 21 dicembre 2012, con la partecipazione di Fratel Luca e di alcuni Collaboratori Laici del “Comitato Centrale” e dell’Archivio Generale, che partiti da Roma alle ore 15 sono arrivati intorno alle 18. Qui i… Maya non c’entrano!, solo bufera di neve e pioggia battente in pianura hanno frenato la marcia di crociera sull’Autostrada abruzzese.

 Fin quasi alla vigilia il luogo destinato alla “Mostra Permanente” era stata indicata l’antica Chiesa del Purgatorio posta sull’asse centrale della cittadella, ma per inattesi paletti burocratici, pare di agibilità, saltati fuori all’ultimo momento, s’è dovuto ripiegare nel cuore del Rione Farciola dove S. Camillo è nato ed ha vissuto fino alla sua adolescenza inoltrata.

 

Nacque nella stalla sottostante

E tutto sommato e meditato, non è male che sia andata così, perché quello è uno dei «luoghi sacri camilliani»: qui il nostro Camillo è nato il 25 maggio del 1550, non per un caso fortuito, ma per una determinata scelta della mamma. Molto avanti negli anni, fece rumore la notizia del buon esito del parto. Un evento straordinario che riempì di gioia esplosiva Capitan Giovanni, il papà, che lo volle tramandare ai posteri facendovi murare una lapide a ricordo.

E non è una delle solite leggende metropolitane, perché abbiamo due testimonianze rilasciate nel 1625: i camilliani P. Giovanni Troiani Positano che asserì «In detto loco ove era nato Camillo c'è oggi una pietra intagliata con lettera del suo nascimento che si tiene per memoria...», e più esplicito il P. Pietro Paolo Bossi specificando che “Il Capitano Giovanni de Lellis scrivendo in una pietra il tempo che nacque detto suo figlio...". Purtroppo di questa iscrizione si è perduta ogni traccia nei secoli.

 

Sempre figlio di Frate Francesco

È ben noto ed accettato che il nostro Camillo ha introdotto nella sua dimensione spirituale ed esistenziale il Cristo Crocifisso di Frate Francesco, sposandone anche Madonna Povertà come Lui, incontrati nell’esperienza vissuta nel tempo prima, durante e dopo della “Conversione”, come emerge da tutto il suo vissuto in terra.

Ed anche se non se ne trova scritto nulla, c’è da stare certi che nella notte di Natale del 1574 s’incontrò anche con la sacra rappresentazione del “Presepe di Greccio” con tutta la travolgente rivisitazione del “Santo Mistero dei Misteri”, che impattò sulla sua anima nel momento più drammatico della sua giovane vita di Uomo fallito, in bilico su un baratro oscuro, trascinato e cullato sulle onde mistiche e calde elevate dal Coro della “Fraternità Cappuccina” di Manfredonia che l’ospitava dai primi di quel dicembre.

Come non tenere per certo che sentì da quei buoni Fraticelli il rinnovato lancio al mondo del messaggio di Frate Francesco: «Ogni creatura che è in cielo e in terra e nel mare… renda a Dio lode, gloria, onore e benedizione, poiché egli solo è onnipotente e ammirevole e glorioso e santo e degno di lode per gli infiniti secoli dei secoli» (Lettera ai fedeli, 10; FF 202).

Il biografo fra Tommaso da Celano afferma che per Francesco la festa di Natale era certamente la più bella perché egli in quella data ricordava «il giorno in cui Dio fattosi bambinello s’era nutrito con il latte di una donna», componendo questa orazione: «E ti rendiamo grazie, perché hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa sempre Vergine beatissima santa Maria…». Un giorno a mensa ascoltando un frate che rievocava l’estrema povertà della Madonna e di suo Figlio nella stalla di Betlemme, si alzò da tavola e andò a terminare il suo pasto sulla nuda terra per onorare “la regale povertà” di Maria e di Gesù.

Ecco la radice installatasi nel cuore del giovane Camillo in quella Notte di Natale del 1574 che poi esploderà la mattina del successivo 2 febbraio sulla pietraia garganica, tornando a casa da San Giovanni Rotondo, e ne rivoluzionò la vita.

 

Ma Padre Camillo ha poi mai fatto un Presepe?

Non ci risulta. Sia il biografo contemporaneo Padre Cicatelli, che quanti vennero convocati come Testimoni ai “Processi Canonici” non ne hanno fatto alcuna parola. Ed è ovvio accettare che urgevano ben altri i parametri da evidenziare del percorso santo fatto da questo gigante. Comunque, però, personalmente non scarterei a priori che Padre Camillo disdegnasse il dedicarsi alla assemblaggio degli elementi che danno vita alla rievocazione scenica di così grande “Mistero”, o sollecitare e sostenere che venisse fatto nell’ambito della Comunità Camilliana.

Nell’Archivio centrale dell’Ordine viene gelosamente conservato un manoscritto che gli storici maggiori camilliani ritengono sia del P. Piero Pelliccioni, un religioso ritenuto l’alter ego di P. Camillo, suo confessore quando entrambi si trovavano nella medesima città, che lo avrebbe voluto suo successore nel governo dell’Ordine. A lui scrive la sua ultima lettera autografa prima di morire.

Un qualche “indizio” lo si potrebbe leggere nelle pagine dedicate alla Nascita del Salvatore. Ecco qualche stralcio d’un certo interesse dell’assunto che ci interessa:

«Considera come la Madonna vedendo il suo figliuolo così nudo giacere e li penetra il materno petto, sopra la Terra in quella freddissima stagione, e sentendolo vaghire grandemente li compatisce, et l’amoroso S. Gioseppe s’accosta tutto consolato, l’adora, et ambe due lacrimano di gioia… Contempla anima mia il tuo Signore riposto nel presepio, con tuo cibo, con un sasso coperto di semplice fieno di sotto il capo, ò dolce Signor mio perche non ti potei io all’hora farti un guanciale morbido del mio cuore? Poiche quelle due Bestiole li asinello et bue, quali per avventura ivi si trovavano curvando forse le ginocchia al modo loro lo adorano per miracolo, et col fiato ti scaldano le gelide membra….»

 

 Il “Presepe vivente” nel 1974

Stando al nostro assunto della felice, anche se casuale soluzione di destinazione della “Mostra permanente Presepi”, poiché ci risuonava in mente un qualcosa di attinente a quanto veniva inaugurato in quel luogo sacro camilliano, siamo andati a rispolverare vecchie collezioni di riviste del Santuario. E così è saltata fuori la rievocazione scenica in coincidenza singolare del 400° anniversario della “Santa Notte 1574”, con la Comunità Camilliana locale coinvolta dal genio creativo popolare, che mettendosi a capo della rievocazione vivente promossa e animata dai giovani bucchianichesi da qualche anno, fece partire dalla “Stalla di Casa de Lellis” il “Santo Mistero” con la nascita del Bambino Gesù tra Maria e Giuseppe.

Ad essere sinceri, però, in quei giorni nessuno pensò alla lieta e straordinaria coincidenza con quella notte di quattrocento anni prima, anche perché si era in piena preparazione del “Gemellaggio Bucchianico - S. Giovanni Rotondo”, programmato per il 2 febbraio 1575, nel compimento del “400° di Conversione” del nostro giovane Camillo avvenuto proprio sulla pietraia garganica poco fuori centro cittadino.

E fu così che, senza averne piena coscienza, la Comunità Ecclesiale del suo antico piccolo borgo celebrò in modo singolare quel momento di Grazia che secoli addietro s’infiltrava nella caparbia scelta di un vivere insulso e fallimentare. Non c’era attenzione in quella notte… ma oggi quanti ne furono protagonisti sono orgogliosi d’averne dato vita.

 

E la “notte di Natale 1598” racconta…

L’unica collocazione di Padre Camillo nel tempo dell’anno che rievoca il Santo Natale, lo si trova narrato dallo storico camilliano Padre Cicatelli, e lo fa solo perché è in piena una situazione di emergenza che esige un’azione corale di tutte le forze disponibili per mettere in zona di sicurezza gli ammalati degenti nella "Corsia Sistina" dell'Ospedale Santo Spirito in Saxia, in riva al Tevere. Quanti fossero in quella notte non lo sappiamo, di certo si sa che nei momenti critici i posti letto nella grande corsia di 120 metri circa raggiungevano le trecento unità. Ecco le poche righe ma dai toni altamente drammatici:

«Consumava tutto il tempo nell'Hospidale di Santo Spirito, dove particolarmente si ritrovò alli 24. di Decembre 1598. quando occorse in Roma quella grande inondazione del Tevere che non si ricordava la maggiore. Nella qual notte esso non fece mai altro che salvare i poveri infermi portandone molti sopra le spalle proprie non curandosi che l'acqua gli andasse fino al ginocchio…».

La misura di una strage evitata la si legge sul lato occidentale del Santo Spirito ancora oggi in questa targa marmorea apposta a ricordo di questa inondazione: «...FIN QUI CREBBE IL TEVERE NELLA STESSA NOTTE DELLA NASCITA DEL SIGNORE». Per leggerla è necessario compiere una bella torsione del collo verso l’alto e così si percepisce fisicamente a quale altezza la valanga delle acque limacciose arrivò, e sommerse la Corsia Sistina che sta al di là del Portico e del muro che la separa dalla strada.

Ci assicurano gli storici che fu la piena più alta mai registrata, durante la quale crollarono tre arcate di ponte Senatorio che non fu più ricostruito, e quindi ribattezzato dai Romani "ponte Rotto". Una seconda ondata arrivata il 10 gennaio 1599 al Porto di Ripetta fece registrare il massimo storico di metri 19,56.

 

Ogni giorno era “Natale” per Padre Camillo...

Non importa se non si trova un qualche cenno storico che racconti di questo tema. È bello costatare come da quel 2 febbraio del 1575 tutto il suo cammino è in quell’onda natalizia di Frate Francesco, e ci permette di penetrare nel suo animo e costatare che l’inginocchiarsi dinanzi ad ogni malato, e servirlo con intenso amore materno come se fosse l’unico figlio malato, viene da quella luce che brillò in quella Santa Notte che togliendo la maschera dai quei volti macerati dalla sofferenza, gli mostrava il Santo Volto di Cristo.

Particolarmente l’accentuata commovente tenerezza con i bambini, di cui si hanno testimoni de visu, portano direttamente a quel Bambino di Betlemme incontrato seguendo le orme del Poverello d’Assisi «nudo giacere sopra la Terra in quella freddissima stagione», invitando la sua anima a contemplare «il tuo Signore riposto nel presepio, con un sasso coperto di semplice fieno di sotto il capo, ò dolce Signor mio perche non potei io all’hora farti un guanciale morbido del mio cuore?», registrate fedelmente dal P. Pelliccioni.

Per Padre Camillo ogni giorno era “Natale”, e l’ambito camilliano ne fu cosciente così da affidare all’arte visiva quegli istanti di contemplazione celestiale, trasferiti dal noto pittore Carlo Maratta su ovale di rame ispirato ad un affresco steso nell’immediato tempo seguito la sua morte dal pennello del camilliano napoletano P. Francesco Meloni, nella infermeria che lo vide ospite nell’ultimo tempo di vita.

Ma di questo ne abbiamo più volte scritto e postato su questo nostro sito. Oggi, però, con una azzardata manovra di manipolazione ci piace contemplare l’ispirata rappresentazione del prezioso Ovale in una delle tante grotte di sughero o cartapesta di un nostro “Presepe di Betlemme”. (Felix Pierre)