L’ASSUNZIONE della B.V. Maria al CIELO

Trionfo e glorificazione del corpo umano

 

Nella Memoria Liturgica dell’Assunzione al Cielo della B.V. Maria, in Lei Immacolata Madre del Verbo Incarnato, si celebra il pieno compimento del Mistero Pasquale di Cristo, "immagine e segno della Chiesa", riverbero della resurrezione di Cristo sul membro più eminente del suo corpo.

La "perfetta configurazione a Cristo Risorto" trova in S. Paolo (1Cor 15,20-26) la nitida collocazione nel Mistero Pasquale e lo evidenzia "evento ecclesiale", e indica che la Redenzione è giunta a compimento totale, ed è il primo membro dell'innumerevole schiera di quanti hanno bisogno di Redenzione.

E' il giorno del canto di immensa riconoscenza della B.V. Maria: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore... Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome" (Lc 1,39-56). Un quadro bellissimo... paradisiaco... pieno di speranza... Rimane, però, per noi "pellegrini verso il Cielo" il duro cammino quotidiano seminato di dolori, malattie, morte... E' il medesimo tragitto che percorse Quella che oggi contempliamo Assunta in Cielo. Non ne fu esentata... anzi...

Il "fiat", il "sì" liberamente pronunciato di essere la "Serva del Signore" la unì a Lui in modo unico nella sofferenza causata dalla malvagità degli uomini. Dalla profezia della spada di Simeone (Lc 2, 34-35) allo "stare sotto la Croce" e fino alla sepoltura del Figlio Gesù (Gv 19, 25-27.40-42), l'esistenza della B.V. Maria fu costantemente segnata dalle sofferenze della condizione umana.

Una costatazione per noi importante questa per attendere il sorgere del giorno e, per tanti, affrontare una "notte interminabile" senza sprofondare nello smarrimento.

L'Eterno Padre vuole tutte le creature “conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8, 29). Maria lo fece in sommo grado. Il Santo Papa Giovanni Paolo II nella Salvifici Doloris scrive: «È, innanzitutto, consolante - come è evangelicamente e storicamente esatto - notare che a fianco di Cristo, in primissima e ben rilevata posizione accanto a lui, c’è sempre la sua Madre santissima, per la testimonianza esemplare che con l’intera sua vita rende a questo particolare Vangelo della sofferenza. In lei le numerose ed intense sofferenze si assommarono in una tale connessione e concatenazione, che se furono prova della sua fede incrollabile, furono altresì un contributo alla redenzione di tutti. In realtà, fin dall’arcano colloquio avuto con l’angelo, Ella intravide nella sua missione di madre la "destinazione" a condividere in maniera unica e irripetibile la missione stessa del Figlio...» (n. 25).

E fu in questo contesto saturo di alto misticismo, - giorno che celebra il Trionfo della sacralità del corpo, Tempio dello Spirito Santo (1 Cor 6, 19-20) -, a quanti sentono più degli altri il peso di una "fisicità" dura a portarsi, che il giovane Camillo a contatto con la sofferenza umana e sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, si muoverà dall'Ospedale romano di «San Giacomo degli Incurabili» per una impresa di interpretazione della Carità evangelica talmente singolare da meritare l'appellativo di "Nova Charitatis Schola" da Papa Benedetto XIV nella Bolla di Canonizzazione nel 1746.

È lo storico contemporaneo P. Sanzio Cicatelli, camilliano, che nella “vita manoscritta” ci informa della data della prima idea della fondazione: “Occorse questo a Camillo l’anno 1582. che fù l’undecimo del Pontificato di Gregori xiij. intorno alla Santissima Assuntione di Maria sempre Vergine d’Agosto... una sbozzatura dalla quale N.S. Iddio cavò la Religione...”.

L'incarico di "Maestro di Casa" lo metteva a contatto diretto con le diverse componenti di tutto l'ospedale, impegnandolo a conoscere e seguire quanto avveniva tra quelle mura. L'esperienza di inserviente, fatta prima della sua conversione, gli tornava utile per valutare i disservizi e la cattiveria di individui una volta suoi colleghi di salario, e di malefatte, ai danni dei poveri malcapitati malati.

L’opera di ricostruzione spirituale del suo intimo, Camillo l’aveva da tempo affidata a Santi e a qualificati Sacerdoti di famiglie religiose. Va richiamata l’attenzione sulla Congregazione Mariana del Collegio Romano, che egli già da tempo frequentava, e che offriva ai propri congregati un punto di meditazione e riflessione, che nel nostro caso riteniamo molto importante.

Nella chiesa del suddetto Collegio sull’altare centrale vi era un affresco dell’Annunciazione. A differenza degli altri, esso non si limitava a rappresentare la Vergine Maria e l’Angelo, ma li collocava in un suggestivo panorama, attorniati dalla SS.ma Trinità, e dall’insieme della creazione e dell’umanità. Una felice sintesi teologica visiva del mistero dell’Incarnazione: Gesù che iniziava la sua esistenza terrena nella divinità e nella umanità, e quest’ultima elevata alla soglia del divino.

Quante volte Camillo avrà meditato in preghiera dinanzi a questo dipinto! Quante volte lo avrà ripercorso con la mente lungo le corsie del S. Giacomo! Nessuno ne parla, è vero. Ma conoscendolo attento ricercatore di ogni mezzo e suggerimento che lo aiutassero a progredire più speditamente nella vita dello spirito, possiamo ritenere che tale motivo di meditazione lo accompagnasse in ogni momento.

La ricorrenza liturgica che celebra la glorificazione corporea di Maria - allora tema frequente di predicazione - rappresentava certamente un richiamo alla sacralità del corpo, e al rispetto della persona.

Per Camillo, impegnato ad esigere un trattamento umano dei suoi malati, anche con modi forti, la festività dell’Assunzione di Maria accentuava l’urgenza di una idonea soluzione.

E fu in questa differente valutazione del prossimo, vissuta allora come ricerca di ciò che piace a Dio, che andò maturando una idea che affiorò "una sera verso il tardi (che poteva essere un'hora di notte) nel mezzo dell'hospidale...". L'idea di "liberare essi infermi da mano di quei mercenarij et in cambio loro instituire una Compagnia d'huomini pij, e da bene, che non per mercede, ma volontariamente e per amor d'Iddio gli servissero con quella charità et amorevolezza che sogliono far le madri verso i lor proprij figliuoli infermi... intorno alla santissima Assuntione di Maria sempre Vergine d'Agosto", nell'anno 1582: così nacque la “Prima Idea di Fondazione” dei Ministri degli Infermi. (p. felice ruffini, camilliano)

 

 

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