8 Settembre 1584: Padre Camillo officia

la «PRIMA VESTIZIONE» dei suoi Compagni

 

Le tappe che si susseguono nell’evoluzione della «prima idea» che il giovane Camillo nella notte dell'Assunta del 1582, puntualmente s'incrociano con eclatanti riferimenti mariani. Come quella, dopo aver rinunziato all’ufficio di "Maestro di Casa" dell'Ospedale San Giacomo, del trasferimento ai primi di settembre del 1584 con i due amici per condurre vita comune come nei classici Conventi, presso la piccola Chiesa della "Madonnina dei Miracoli" che sorgeva sulla riva del fiume Tevere, lambita dalle acque limacciose in pieno inverno.

Facciamo un passo indietro per comprendere la presenza in questo "sacro luogo".

Consigliato da sagge persone Camillo si decise di di accedere al Sacerdozio al fine di realizzare quella "Prima Idea", e consacrato in San Giovanni «in die Sabbati Quatuor Temporum post Pentecostem 26. Maij 1584», dai Signori Guardiani dell’Ospedale oltremodo soddisfatti, “in segno di gratitudine lo fecero Cappellano d’una lor picciola Chiesa detta la Madonnina de’ Miracoli posta vicino la Porta del Popolo” [1].

Ed è qui che “nel giorno della Natività della Santissima Vergine esso diede l’habito à Bernardino e Curtio mettendogli sottane e mantelli negri lunghi fino à mezza gamba... Nel qual modo adunque (essendo nata la Nostra Congregatione al mondo insieme con la Santissima Vergine) cominciarono tutti tre ad andare ogni giorno all’Hospidale di Santo Spirito” [2].

Il lasciare l'Ospedale San Giacomo non fu un capriccio, ma generato dalla crescente ostilità dell'ambiente a Padre Camillo e al suo gruppo, che inevitabilmente era di monito e condanna alla disumanizzazione e corruzione dell'ambiente, così che « un certo huomo maligno del istesso Hospidale sdegnato che Camillo non havesse chiamato anche lui all'Oratorio disse a' Signori Guardiani non so che falsità di loro, mettendogli in sospetto quella lor radunanza come aspirasse ad impadronirsi del Hospidale. Del che ingelositi quei Signori havendo fatto chiamar Camillo come capo de gli altri, et inventore di quella novità, gli prohibirono espressamente che mai piu non si congregassero insieme. Ordinandogli ancora che dismettessero subito l'Oratorio facendone levare alhora alhora il Crocifisso con dirgli che volendo essi far oratione andassero alle Chiese delle quali dicevano esserne molte in Roma.» [3]

Alla ostilità di forze occulte che già tentano di soffocare il nuovo movimento, che si presenta riformatore di un settore delicato, come è quello della malattia e della sofferenza, il P. Cicatelli tiene ad evidenziare che l’atto ufficiale della nascita è proprio “nel giorno della Natività della Santissima Vergine”, in un luogo a Lei consacrato e noto ai fedeli come un piccolo santuario.

D’altra parte, lo storico è convinto che la lotta contro l’idea di Camillo è “per grand’invidia del Demonio ch’antevedendo il frutto grande che poteva da quella radunanza riuscire volesse subito spiantargli...” [4].

Contro un progetto così chiaramente diabolico, c’è solo da far risaltare la presenza rassicurante dell’Immacolata Madre di Dio, che nel giorno liturgicamente dedicato alla sua venuta nel mondo, pone il suo sigillo di protezione e di proprietà su di una iniziativa che ha come fine primario, liberare l’uomo dalla schiavitù dell’infermità del corpo e dello spirito, in nome e per conto del Figlio Crocifisso. Il biografo contemporaneo riferisce la convinzione di Camillo, dal quale ha raccolto direttamente questo pensiero.

Nel corso della sua "Vita Manoscritta" riferirà più volte clamorosi episodi di lotta tra i Ministri degli Infemi e il demonio accanto ai letti dei morenti: “Il che non puoté senza particolar instigatione del Demonio avvenire. Non potendo esso superbo spirito sopportare ch’una razza d’huomini cosi diversi usciti cosi stravagantemente al mondo, e chiamati di nome cosi basso dovessero poi fargli tanta guerra, e levargli con l’aiuto d’Iddio tant’anime dalle mani. Procurava adunque il maligno e faceva ogni sforzo che fossero abborriti per non fargli particolarmente chiamar all’aiuto de’ morenti, - il che sopra tutte l’altre cose gli dispiaceva -, come loro fossero stati piu tosto Ministri dell’inferno, e di dannatione che di salute.” [5].

A comprendere meglio quanto Camillo ritenesse la Chiesa della Madonnina un evidente segno di benevolenza della Madonna, sta un episodio che ha il sapore dei Fioretti: il trasferimento alla "Madonnina dei Miracoli" del «Crocifisso delle due estasi».

Così l’amato “Crocifisso che gli era apparso la notte della sua tribolatione in S. Giacomo, consolando et confirmandolo nel buon proposito” [6], che era rimasto nella sua stanza in Ospedale, Camillo se Lo andò a prendere intessendo un colloquio serafico “alla presenza di molti ingenocchiato in terra havendogli prima baciate le sante piaghe: Signore benche io sia indegno che l’alta, e soprana maesta vostra venghi ad habitar con me huomo vilissimo, nondimeno sapendo quanto sempre havete pratticato volentieri con peccatori, e pubblicani per convertirli a voi, son risoluto di portarvi alla casa della Vergine vostra madre, dove stanno anco gli altri miei poveri compagni, e servi vostri. Pero priego ardentemente la vostra molto pietà ad haver per bene quanto fò, et non isdegnar questo mio pronto et acceso desiderio” [7].

Sa d'essere peccatore e indegno di toccarlo ed averlo ospite nella sua casa, ma e si affida alla realtà della storia della salvezza: Maria è Madre di Gesù ma è anche sua Madre perché sulla Croce prima di morire, Gesù l’ha investita della maternità universale, cooptandola al suo fianco sul Trono del Regno che si è conquistato col proprio sangue: « Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre!". » (Gv 19, 26-27).

Da quella Chiesuola Padre Camillo e i suoi primi Compagni sotto la protezione della Madre Immacolata, dopo l’incontro alle prime luci con il Cristo Eucaristico, partivano per l’Ospedale ed «in quello cibavano essi gli infermi, gli rifacevano i letti, gli nettavano le lingue, gli facevano le proteste, gli raccomandavano l'anime, e finalmente gli essortavano alla patienza, et al pigliar bene i santissimi Sacramenti con fargli ogn'altra sorte di charità possibile. Facendo essi questo con amor tanto grande che pareva certamente non servissero ad uomini mortali, ma al proprio Christo come fusse stato infermo et impiagato in quei letti. Restando delle sudette lor charità non poco edificati e maravigliati quanti gli vedevano...» [8].

Negli anni poi che verranno, ai due altri seguiranno Padre Camillo coinvolti e trascinati dal “Carisma del Crocifisso” e dall'ardente carità e zelo del Fondatore, e lucidamente consci della grande responsabilità ricevuta da Dio hanno liberamente scelto di andare a servire gli ammalati affetti da peste, per testimoniare l'Amore di Dio per la sua creatura inferma nel corpo e nell'anima. Coscienti di essere testimoni autentici della Parola che salva l'Uomo, passando per la Carità portata sulla terra dal Verbo Incarnato, hanno dato la vita per Cristo «come forti campioni di Christo, e veri Cavalieri della sua Croce» [9].

Una storia infinita... ancora oggi dopo 430 da quella "Chiesolina sul Tevere" Padre Camillo con i suoi "Servi degli Infermi" cammina per le vie del mondo, e s'espande sempre di più in ogni angolo del Globo. (felix pierre)

 

NOTE

[1] Cicatelli S., Vita del P. Camillo de Lellis - manoscritto, a cura del P. Piero Sannazzaro, Curia Generalizia Camilliani, Roma 1980, p. 51

[2] Id., pp. 53-54

[3] Id. pp. 54

[4] id. p. 41

[5] id. p. 68 - Vd. anche: id. pp. 199-204, p. 350; Cic 1615 pp. 241-242; Cic 1627 pp. 217-220.

[6] id., p. 55

[7] id. p. 62

[8] idem

[9[Cicatelli, ed. 1615, p. 113

 

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«Proseguendo nel discendere il fiume, si incontrava, sempre sulla sinistra, il Porto di Ripetta, uno dei due di Roma (l'altro, quello di Ripa Grande, era all'altro capo della città, per chi veniva dal mare). Due belle scalinate ed una esedra ornavano lo scalo, che fu inaugurato da Clernente XI nel 1704 ed ora è andato completamente perduto....»

 

«Più o meno dove oggi è il Ponte Regina Margherita, esistevano una volta sulle rive del Tevere dei grandi magazzini per la legna, da costruzione e da ardere, che arrivava via fiume dai boschi del nord. Sbarcata dai natanti al Porto di Ripetta, veniva trasportata in più sicuri recinti, creati da Pio VI nel 1780, per salvare il prezioso legname dal fuoco e dai ladri. Prima di allora esso veniva liberamente ammassato nella zona che vediamo nel nel precedente quadro in alto...»

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