ARRIVEDERCI IN CIELO
PADRE
SANTO….
di P. Felice Ruffini
camilliano
E’ sotto gli occhi di tutti
l’oceanico Pellegrinaggio del Mondo verso Piazza San Pietro per rendere
l’ultimo devoto omaggio al Santo Padre Giovanni Paolo II.
Quello che colpisce fortemente
è che parte da moto spontaneo… senza alcuna preordinata organizzazione… e se
ancora ha una valenza l’antico sentire dei Popoli che «Vox Populi,
Vox Dei», allora c’è da interrogarsi seriamente sulle radici di questa inattesa
globale partecipazione.
I Messaggi provenienti da Paesi
Musulmani, Laici, e anche Atei, e le circa duecento Delegazioni dei più
importanti Potenti della terra alla
Santa Messa Esequiale vorrà pur dire che un qualche
superiore valore, che va oltre il temporale e il terreno, tiene in se.
L’ondata dei servizi televisivi
portano i sentimenti comuni di giovani e di persone d’ogni età. Denominatore
comune è il suo servizio reso alla
dignità dell’Uomo, alla sua lotta per la pace, al grido ininterrotto
nell’invocare giustizia per tutti, l’invocazione di aiutare i popoli del sud
della terra…
La chiave che penetra questo
interrogativo, a prima vista misterioso, è da ricercarlo nell’esposizione del
programma del «Suo Servizio Petrino» quel giorno in
Piazza San Pietro quando con voce forte, quasi un grido, ci disse “Non abbiate paura… spalancate le porte a
Cristo”…
E quelle “Porte” Lui da sempre
le aveva già spalancate!
Chi ha bisogno di una riprova
si legga la Lettera Enciclica scritta all’inizio del Suo Pontificato, in data 4
marzo 1979 prima Domenica di Quaresima, la “Redemptor
Hominis”. Lì troverete la radice esistenziale del suo
servizio dedicato all’Uomo per tutto il tempo del Pontificato, perché l’Uomo è la “via della Chiesa”.
ICONA
del PONTIFICATO
Il nostro sito web è dedicato
al Santo dei Malati e della Sofferenza umana:
San Camillo de Lellis.
E allora ci preme mettere in evidenza la radice profonda che ha informato
questa scelta del Santo Padre.
Una attenta lettura della
Lettera Apostolica “Salvifici Doloris” dell’11 febbraio 1984, dedicata da
Giovanni Paolo II al senso cristiano della sofferenza umana, fa cogliere questo
passo: “La Chiesa, che nasce dal mistero della redenzione nella croce di Cristo,
è tenuta a cercare l’incontro con l’uomo in modo particolare sulla via
della sua sofferenza. In un tale incontro l’uomo
«diventa la via della Chiesa», ed è, questa, una delle vie più importanti.”
(n. 3)
E il Santo Padre l’ha vissuta
questa scelta in modo radicale, e il Popolo di Dio l’ha colta e recepita.
A nostro avviso se
si volesse fermare questa Sua dimensione esistenziale, quasi Icona
e sintesi del suo Magistero Petrino, non esiterei a
proporre l’immagine che vi presentiamo in questo paragrafo, un fotogramma
catturato nel corso di una delle tante Visite pastorali ad una Diocesi italiana.
E la cui lettura che facciamo, bene osservando
l’ambito e l’umanità che lo circondano, è lo stupore del mondo nel contemplare
il Santo Padre in ginocchio dinanzi alla sofferenza dell’Uomo, più emblematica
quando alberga in un bambino innocente. Il suo stare quasi in adorazione, con
profonda fede, manifesta essere quell’atto un
servizio al “Verbo Incarnato” in essa presente, come il Signore Gesù ha detto.
E in quella Mamma commossa fino alle lacrime c’è
tutta una Umanità stupita che tende la mano verso la speranza che emana radiosa
da quel “Vescovo vestito di bianco”, che in modo emblematico nel suo corpo porta dal 13 maggio 1981
le stimmate causate da odio cieco, blasfemo e infernale, che lo affliggeranno
per tutto il resto della sua esistenza.
Lo stupore della sua forza di
penetrazione nelle masse non va ascritta alla capacità eccezionale di “uomo mediatico”, come molti da sempre si affannano ad
esaltare! E’, invece, la bella sorpresa di constatare che l’esercizio del Magistero nel compiere il «servizio
petrino» non è stato un blaterare parole e parole… ma è stata l’esaltante
Testimonianza della Parola dalla «Cattedra
del Dolore», da dove non è più disceso!
Maestro
e Pastore della Chiesa Universale Giovanni Paolo II, come i Profeti Biblici è stato
il Testimone per eccellenza dell’intima partecipazione alle sofferenze del
Cristo Redentore, il Quale ha assunto su di se il mistero del dolore dell’Uomo,
trasformandolo in via preferenziale di salvezza eterna.
Abbiamo
contemplato la sua carne tormentata e torturata, ma lo spirito è rimasto
indomito fino all’ultimo respiro.
Possiamo
ben dire che con Paolo di Tarso si è
fatto “lettera viva”, che ci lascia quale testamento:
“Io ho avuto grandi
rivelazioni. Ma proprio per questo, perché non diventassi orgoglioso, mi è stata
inflitta una sofferenza che mi tormenta come una scheggia nel corpo come un
messaggero di Satana che mi colpisce per impedirmi di diventare orgoglioso.
“Tre volte
ho supplicato il Signore di liberarmi da questa sofferenza.
“Ma egli
mi ha risposto: «Ti basta la mia grazia. La mia potenza si manifesta in tutta
la sua forza proprio quando uno è debole». È per questo che io mi vanto
volentieri della mia debolezza, perché la potenza di Cristo agisca in me.
“Perciò io
mi rallegro della debolezza, degli insulti, delle difficoltà, delle
persecuzioni e delle angosce che io sopporto a causa di Cristo, perché quando
sono debole, allora sono veramente forte.” (2 Cor, cap. 12, 7-10)
ICONA
della PASSIONE del SIGNORE

La sua sofferenza resa visibile
per buona parte del suo Pontificato, in questi ultimi anni giorno dopo giorno è
divenuta più aggressiva. Negli ultimi trenta giorni di sua vita ce l’ha
mostrata come viene vissuta in modo eroico.
L’ultima settimana è stata una
sublime interpretazione dal vivo della «Sacra Rappresentazione» della
Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, nel pieno
della Celebrazione del ricorrente Tempo Liturgico.
Rimarrà quale Icona
e Memoria di questo “vissuto” l’inquadratura televisiva che lo presentava
in raccoglimento nella Cappella privata, strettamente abbracciato all’amato
Crocifisso, mentre al Colosseo si svolgeva la “Via
Crucis”. Testimone autentico e traduttore impareggiabile nella vita di quanto
ci aveva scritto nella Salvifici Doloris:
“Il Redentore ha sofferto al posto
dell’uomo e per l’uomo. Ogni uomo ha una sua partecipazione alla redenzione.
Ognuno è anche chiamato a partecipare a quella sofferenza, mediante la quale si
è compiuta la redenzione. È chiamato a partecipare a quella sofferenza, per
mezzo della quale ogni umana sofferenza è stata anche redenta. Operando la
redenzione mediante la sofferenza, Cristo ha elevato insieme la sofferenza
umana a livello di redenzione. Quindi anche ogni uomo, nella sua sofferenza,
può diventare partecipe della sofferenza redentiva di
Cristo.” (n. 19)
NEL
SEGNO di MARIA
Un cammino fatto nella scia e
con l’accompagno di Maria di Nazareth, che Lo ha voluto
all’appuntamento con il suo Gesù nei primi Vespri
della 2.a Domenica di Pasqua, da Lui consacrata all’esaltazione dell’Amore
Misericordioso, e nel primo
Sabato del mese, 2 aprile 2005.
Dell’Amore
Misericordioso ormai è ben noto a tutta Chiesa come abbia
spiritualmente illuminato la sua vita, fin da giovane studente quando entrava a
pregare a Kracowia nella Chiesina attigua al Convento
di Santa Faustina, l’umile apostola di questa
devozione. Il “primo sabato” fa parte della promessa della Madonna di Fatima a
Lucia «che a tutti coloro che, durante cinque mesi,
il primo sabato, si confesseranno e riceveranno la Santa Comunione, reciteranno
un rosario e mi terranno compagnia per quindici minuti, meditando sui quindici
misteri del Rosario, in spirito di riparazione, io prometto di assisterli
nell’ora della loro morte con tutte le grazie necessarie per la salvezza della
loro anima».
Una «dimensione
mariana esistenziale» bene espressa nel suo Magistero sempre proiettato nel
Mistero della Redenzione realizzato dal Figlio di Dio passando per la
sofferenza dell’Uomo.
Così si espresse nella Salvifici
Doloris: “Fu sul Calvario che la
sofferenza di Maria santissima, accanto a quella di Gesù, raggiunse un vertice già difficilmente immaginabile
nella sua altezza dal punto di vista umano, ma certo misterioso e
soprannaturalmente fecondo ai fini dell’universale salvezza. Quel suo ascendere
al Calvario, quel suo "stare" ai piedi della
croce insieme col discepolo prediletto furono una partecipazione del tutto
speciale alla morte redentrice del Figlio, come del resto le parole, che poté
raccogliere dal suo labbro, furono quasi la solenne consegna di questo tipico
Vangelo da annunciare all’intera comunità dei credenti. Testimone della
passione del Figlio con la sua presenza, e di essa partecipe con la sua
compassione, Maria santissima offrì un singolare
apporto al Vangelo della sofferenza, avverando in anticipo l’espressione paolina riportata all’inizio. In effetti, ella ha titoli
specialissimi per poter asserire di "completare nella sua carne - come già
nel suo cuore - quello che manca ai patimenti di Cristo (n. 12)… Insieme
con Maria, madre di Cristo, che stava sotto la croce,
ci fermiamo accanto a tutte le croci dell’uomo d’oggi...” (n. 31)
E così è stato per circa
ventisette anni… ed oggi il Popolo di Dio e gli Uomini di Buona Volontà gli
rendono un incantevole tripudio di lodi e di onore!
CIAO,
PADRE SANTO
Padre Santo ci hai lasciati su
questa terra dopo ventisette anni circa alla testa del nostro Pellegrinaggio verso
la “Santa Montagna”, dandoci
speranza, illuminando il cammino, insegnandoci a fare tesoro dei doni che il
Signore ha dato al nostro corpo…
E ce lo hai fatto realizzare
con quel grido con il quale ci hai
invitato a spalancare le porte a Cristo….
Non ti vediamo su questa terra
ma siamo certi che continui da lassù a vegliare sulla Chiesa in marcia verso il
regno dei Cieli, come prima ed ora più di prima…
GRAZIE PADRE SANTO DI TUTTO….
Ciao… come ti hanno sempre
cantato i GIOVANI, e non solo quelli che avevano la verde età… ma anche
quelli con il cuore… ancora verde, cioè
giovane, come il Tuo !!!!!