*** di P.F. Ruffini, camilliano

 

In questo Anno Giubilare celebrativo dei «400 Anni della Morte di San Camillo» ci si imbatte con frequenza in opere pittoriche che riemergono da collezioni private, o da Chiese o Musei, ai più non conosciute che chiedono di saperne di più.

E particolarmente una tela di notevole livello che raffigura San Camillo, che si fa notare non tanto per lo eccellente valore artistico, quanto piuttosto per l'intuizione che emana di messaggio che vuole trasmettere: il Santo sorretto da un Angelo nel classico abbandono di rapimento estatico, inginocchiato dinanzi al Cristo Crocifisso che gli tende affabilmente le braccia, e tutto intorno una folta schiera di altri Angeli.

Il quadro è esposto in venerazione nella Chiesa dei SS. Camillo e Rufo in Rieti, officiata dai Camilliani per circa cento anni e più.

A chi ne conosce la vita torna subito in mente quella visione dei primi momenti dell'idea di fondazione, quando scoraggiato per le difficoltà e i pali di traverso che gli venivano messi, mentre pregava «vidde che il medesimo santissimo Crocifisso, havendosi distaccate le mani dalla Croce, lo consolò, et animò, dicendoli: Di che t'affliggi ò pusillanimo? seguita l'impresa, ch'io t'aiutarò, essendo questa opera mia, e non tua...»

L'opera è del noto pittore francese Pierre Subleyras [1] che la realizzò nei primi mesi del 1746 per la Canonizzazione del Santo presieduta da Papa Benedetto XIV il 29 giugno, quale "Stendardo" su commissione dei Camilliani che versarono «scudi cinquecento a Mons Pietro Subleijras Pittore per lo stendardo e quadro del Papa...», e che riproduce in formato ridotto il soggetto della grande «Ancona opera dell'Insigne pennello del Cavaliere Placido Costanzi Romano» per la Beatificazione (7 aprile 1742), e collocata sull'Altare della Cappella che custodisce la "Sacra Reliquia del Corpo di San Camillo" nella Chiesa di S. Maria Maddalena in Roma ==>click

Un manoscritto del tempo ce ne dà ampia documentazione ==>click

Come già detto non è nostra intenzione immergerci in valutazione e critica dell'Opera, quanto piuttosto tentare di penetrare le energie dell'animo che l'Artista mise in gioco nello stendere magiche pennellate di colore sulla tela, con l'intento di comunicare al cuore e alla mente di chi lo avrebbe contemplato quanta tensione dello spirito lo coinvolgeva nella realizzazione dell'opera.

Ci preme rilevare un particolare che non è niente affatto secondario, ed è che non si riferisce all'esperienza mistica dei primi tempi difficili, perché in questa "Padre Camillo" è rivestito dell'abito religioso da lui fondato, mentre il primo contatto mistico avvenne quando era laico e "Maestro di Casa" all'Ospedale S. Giacomo.

Non lo si trova scritto da nessuna parte, ma è facile dedurre che fu una volontà decisa dei suoi Religiosi, i quali testimoni diretti della sua profonda dimensione "Cristocentrica" erano al corrente di incontri mistici e di estasi frequenti con il Cristo Crocifisso, come ci risulta da documentazione certificata, rapporto mistico di alto livello spirituale che costantemente si rendeva visibile proiettato nei malati assisititi, poiché «considerava egli tanto vivamente la persona di Christo in loro che dimandava loro sotto lingua gratie et il perdono de’ suoi peccati, stando cosi riverente nella lor presenza come stasse proprio nella presenza di Christo cibandogli molte volte scoperto, et ingenocchiato...».

La pronunciata presenza di "Angeli" non è posta lì a caso o per riempire la scena, ma è componente essenziale dell'esperienza religiosa vissuta dal Santo ben risaputa, e di ampia diffusa conoscenza anche al di fuori della stretta cerchia della sua Comunità.

Di questa folta presenza angelica nella vita di S. Camillo anche l'arte pittorica si è fatta carico di significarla visivamente, con opere pittoriche di "pennelli eccellenti" come la «rinomata Scuola del Sig.r Cavaliere Sebastiano Conca», e riproduzioni di minor pregio come i due affreschi nella Sagrestia del Santuario di Bucchianico, ma che rilanciano anche lontano da Roma quella ben nota frequentazione angelica.

Non ci si dilunga oltre, e chiudiamo questa «Introduzione» invitando i nostri cortesi visitatori, che desiderano di saperne di più, di leggere il servizio allegato

 

 Sagrestia del Santuario in Bucchianico

San Filippo Neri che attesta: «vi dico haver visto gli Angeli Santi che
mettevano le parole in bocca ad uno de vostri mentre raccommandava l'anima ad un altro
moriente dove ancor io mi ritrovavo presente...»

 

 

«Havendo noi oltre ciò havuti altre volte manifesti inditij, che li medesimi santi Angeli si siano visibilmente impiegati in aiuto di detti morienti. Altri chiamando i nostri in forma di bellissimi giovani, e poi sparendo subitamente da loro,
et altri prendendo essi stessi la forma, et habito nostro per loro aiuto»
(Cicatelli S., edizione 1620, p. 205)

*** Breve viaggio nell'Arte interessata a "San Camillo e gli Angeli" ==>click

 

[1] Subleyras sübleràas, Pierre. - Pittore e incisore francese (Saint-Gilles 1699 - Roma 1749). Tra i più importanti esponenti del classicismo della prima metà del sec. 18º S. elaborò una pittura statica e monumentale, essenziale nei gesti e contenuta nei sentimenti. Attivo in Francia e a Roma, raggiunse una notevole fama testimoniata dalla prestigiosa commissione (1743, finita nel 1747) della Messa di s. Basilio per S. Pietro (Roma, S. Maria degli Angeli), di cui nel 1748 fu iniziata la trasposizione in mosaico, onore mai toccato in vita a un artista francese.

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