Il carisma donato da Dio a
S. Camillo, e passato in eredità nei secoli a quanti vengono chiamati
a realizzarlo nella propria vita, ha sempre generato coinvolgimento totale
a servizio del fratello malato, portando all’estremo dono della vita centinaia
e centinaia di Religiosi ovunque la sua “Croce Rossa” ha piantato le sue
tende (vd. pagine dedicate nel sito).
Ed ha anche sollecitato la “fantasia della
Carità”, mettendo a frutto i vari doni elargiti da Dio ad ogni creatura
umana. E’ in quest’ottica che vogliamo presentare il dono speciale di “pennello
e colori” che il sacerdote camilliano ANTONIO TEMPÈRA, - oggi non
più “giovane di anni” ma di spirito sì -, ha messo a disposizione
del suo specifico servizio pastorale, svolto nell’ambito della sofferenza
umana senza soluzione di continuità.
Negli anni ’60 eravamo insieme
al “Sanatorio C. Forlanini” di Roma, e quindi scrivo di esperienza vissuta
da vicino.
Il Padre Tempèra non
ama sentire lusinghieri apprezzamenti del dono di essere apprezzato “Pittore”.
Anzi, dà l’impressione di burbero fastidio se qualcuno tenta una
qualsivoglia congratulazione. Quindi ce ne scusiamo subito con lui, ma
i “gioielli di famiglia” non si possono tenere nel dimenticatoio… certi
che farà piacere ai devoti di S. Camillo e agli amici dei suoi Religiosi,
che nel tempo interpretano al meglio che possono l’eccezionale intuizione
avuta dallo Spirito Santo nella notte della Festa dell’Assunta del 1582
di dare inizio ad un manipolo di uomini consacrati al servizio di ogni
creatura malata “con quella charità et amorevolezza che sogliono
far le madri verso i loro proprij figliuoli infermi”.
Ed è proprio questa
consacrazione che ha orientato l’attività di ottimo “Pittore” del
camilliano P. Antonio Tempèra. Un “dono” che gli ha permesso fin
dall’adolescenza di maneggiare pennelli e bulino con facilità e
grazia. Alcune di queste opere modellate nel gesso sono ancora presenti
nel “vecchio Convento” di Giove, nelle vicinanze di Terni, per ben
25 anni sede del Seminario romano dei Camilliani, e da qualche anno passato
ad una nota Istituzione che si dedica al recupero dei tossicodipendenti.
Le ho viste e fotografate anni addietro per ricostruire la “memoria”
del
nostro passato.
Il
salto di qualità del “Pittore” Tempèra avviene all’inizio
degli anni ’60 quando Assistente Spirituale al “C. Forlanini”, - già
presente dai precedenti anni ’50 -, visitava quotidianamente i Reparti
Uomini assegnati alle sue cure. C’era allora un nutrito drappello di Ospiti
“Pittori” , dilettanti e professionisti di rilievo che, per ovvie ragioni,
qui non ne faremo i nomi. Ed è in dialogo con questi che il suo
“pennello” inizia a battere un nuovo tracciato artistico, e gli favorisce
una certa “comunione” con uomini che da tempo immemorabile avevano alzato
ogni ponte con chi è dedito alla cura delle anime.
E’ tempo che la nuova “produzione”
si meriti una esposizione. E questa è alla “Galleria Anthea” di
via del Babuino in Roma, aperta da
novembre
al 3 dicembre 1963. Tanti i Visitatori illustri: il Cardinale Vicario di
Roma Luigi Traglia, Mons. Fiorenzo Angelini Vescovo degli Ospedali romani,
e il Maestro Giorgio De Chirico che lascia un lusinghiero apprezzamento
sul registro dei visitatori. Così “Pittori e Critici” come Trevisan,
Omiccioli, Beppe Guzzi, Privitera, Giacomozzi.
“L’Osservatore Romano” del 1 dicembre
1963 nell’occhiello “Mostra Artistica” scriveva: “La maggior parte delle
composizioni è dedicata a soggetti religiosi, interpretati con ricchezza
di colori e di toni, e soffusi di profondo senso di raccolta spiritualità.
Tra le più belle pitture su tavola un Crocifisso, l’Annunciazione
dell’Angelo, la Tempesta sul lago”.
Più
ampiamente Emma Amadei commentava la sua visita con un tocco di sensibilità,
che Giovanni Paolo II ha cesellato nell’espressione di “genio femminile”:
“Tra le più belle pitture su tavola un Crocifisso:
il corpo del Cristo in chiare tonalità, è ritratto in completo
abbandono, col capo reclinato. In ricchezza di contrastanti tinte in varie
gradazioni di rossi e di azzurri, appare un gruppo di composizioni stilizzate:
l’Annunciazione dell’Angelo;
l’Adultera ai piedi del Maestro;
la Tempesta sul lago,
piena di movimento e di forza espressiva… riesce ad infondere ad ogni sua
opera un accento di perfetta serenità, mentre non si allontana mai
da un bene inteso e giusto equilibrio, efficacemente unito ad una impronta
di poesia che è tutta sua propria, e che si manifesta con nobiltà
di intenti e con calda umanità”. (in “Il Quotidiano”
del 29 novembre 1963, p. 8)
L’intenso continuo confronto
con i “Pittori” del suo “piccolo gregge” del “C. Forlanini”, portò
ad una “Collettiva” ai primi del 1965, allestita nell’ampio e monumentale
Atrio del Sanatorio e locali adiacenti.
Il critico d’arte Cesare Brasini così
scriveva delle Opere del Tempèra su una rivista specializzata: “Un
attento esame di esse rivela, difatti, nella sua essenzialità e
nello slancio ascensionale dei ritmi una ispirazione scaturita dal risalire
dell’animo del pittore alle fonti del dolore umano. Se non andiamo errati
egli vuole sottolineare la funzione e il senso di ascesi dello stesso dolore,
e lo fa utilizzando, senza forzare la mano, il sintetismo e in pare le
asprezze del linguaggio di una corrente di avanguardia. In altri termini
egli chiede al moderno di farsi strumento di spiritualità.....
“…Antonio Tempèra ha dedicato la
sua esistenza ad un apostolato che lo tiene diuturnamente a contatto con
la sofferenza umana: è quindi ovvio che un luminoso riflesso di
questa conoscenza attiva, di questa compartecipazione al dolore, spiritualizzi
i suoi dipinti per i quali formuliamo l’augurio di non sfociare mai nei
desolati campi dell’informale ove il significato e la vitalità
di essi, pensiamo, si dissolverebbe nel nulla”. (in “MESE
- Turismo - Spettacolo -Arte - Lettere - Attualità”, n. 2-1965,
p. 25)
E la “compartecipazione
al dolore” nel sacerdote camilliano Antonio Tempèra non solo
non è venuta mai meno, ma si è accresciuta nel tempo tra
i Bambini del “Maraini” della C.R.I. di Roma prima, - dove produsse opere
a sbalzo per due Tabernacoli * -, e poi all’Ospedale Pediatrico “Gesù
Bambino” della Santa Sede, dove ha vissuto pluri- esperienze da “Fioretti
di S. Francesco”. E’ di questo tempo l’approccio al “Collage”,
sempre alla ricerca di nuovi linguaggi.
Più volte lo troviamo
invitato alla “Biennale di Roma e del Lazio” fin dal 1963. In occasione
della “VI.a” un servizio de “L’Avvenire d’Italia” del 28 marzo 1968
(p. 3) lo troviamo segnalato con il giudizio di “Ottimi lavori” in
compagnia deli Espositori Guttuso, Fantuzzi, Omiccioli, Beppe Guzzi e altri.
Unica Opera che pubblica il quotidiano è la sua “Famiglia Contadina”.
Il Padre Tempèra,
“pittore”, enra anche in pubblicazioni specializzate. Nel I.mo volume di
“Gente
Nostra -Artisti italiani contemporanei”, alle pagine 676-677 accanto
ad alcuni suoi lavori si legge”…dopo gli studi ed il regolare svolgersi
delle sue esperienze in campo pittorico-artistico ha iniziato, pur nella
ricerca di una sua dimensione particolare, a tenere mostre personali organizzate
dalle migliori gallerie in Roma e all’estero, non tralascindo peraltro
di essere presente nel frattempo alle migliori e più qualificanti
mostre collettive e rassegne nazionali che si tengono in Italia e fuori
(…) Sue opere si trovano conservate presso le collezioni di Enti Pubblici
e presso collezioni private italiane e straniere. Parallelamente alla tecnica
ad olio, quella classica, egli si adegua anche alla pratica dello sbalzo
ed è pregiato autore di cartoni per vetrate con i quali ha vinto
numerosi concorsi indetti per abbellire chiese nel Lazio ed altrove (…)”
A sintesi del percorso fatto
fino ad oggi dal nostro Artista “Sacerdote Camilliano e Pittore, ci serviamo
del titolo che il giornalista vaticano R. Capomasi pose ad una sua intervista
pubblicata su “L’Osservatore della Domenica” del 19 giugno 1982 (p.
4): “Quell’illuminata Arte di P. Antonio Tempèra
/ Oltre il velo del colore il discorso della vita / Atmosfere che ci afferrano,
volti che ci parlano silenziosamente. In queste spontanee espressioni potrebbe
riassumersi la poetica artistica del camilliano P. Antonio Tempèra,
Cappellano del Bambino Gesù di Roma. Schivo e modesto, l’Artista
non si lascia mai andare a parlare di se, a vantare i propri meriti e il
proprio impegno. Fa scorrere i suoi quadri in silenzio, senza una minima
ostentazione.”
E quanto è vero questo ultimo passaggio…
il sottoscritto ha dovuto faticare non poco per realizzare questo servizio,
in cantiere da qualche anno!
In finale forse a qualcuno
può ancora farsi avanti un interrogativo legittimo: perché
questa via fuori del normale, visto che è un Sacerdote?
Quale sia stato da sempre il “faro” che
lo guida lo si può individuare, forse, sostando dinanzi al dipinto
che ha creato del suo Santo Padre Fondatore Camillo
de Lellis, realizzato il 14 luglio 1964, “350.mo Anniversario
del Suo Transito”: è l’estasi dopo aver servito amorevolmente un
malato come se fosse la stessa persona di Gesù. Un “capolavoro
camilliano” che su questo nostro sito web è presente da
anni.
Presentazione di alcune Opere
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