GIORNATA MONDIALE del MALATO
nella memoria Liturgica della B.V. di Lourdes
con
PAPA FRANCESCO in

Sapientia cordis.

«Io ero gli occhi per il cieco,
ero i piedi per lo zoppo
»
(Gb 29,15)

 

Nella liturgia della Parola della 5a Domenica che ha preceduto questa “Giornata Mondiale del Malato” Madre Chiesa ci ha condotto con mano a meditare su i lamenti del sofferente Giobbe, che non sono una novità per nessuno: Notti di affanno mi sono state assegnate.” (Gb 7,1-4.6-7), il quale non accetta la facile consolazione degli amici e il loro invito alla rassegnazione, e non tollera che si possa giustificare l'ingiustizia, e grida la sua ribellione ed entra in discussione con Dio e da Lui vuole una spiegazione.

Ma c'è qualcuno che può vincere il male, è capace di guarire, di trascinare alla fiducia, e questi è Gesù, il Cristo,il Figlio di Dio che i suoi miracoli annuncia che è giunta l'era della salvezza, che Dio è vicino all'uomo. In quel «Guarì molti che erano affetti da varie malattie.» (Mc 1,29-39). Gesù ci dà prova che il male va affrontato e che lo si supera solo nella solidarietà con coloro che lo subiscono.  La sua azione manifesta che Dio è presente e agisce nella storia dell'uomo, sostiene questa lotta di liberazione, e che essa avrà successo per la sua divina potenza salvifica e per l'impegno dell'uomo.

Ecco, è in questo contesto che poniamo la Celebrazione che della Giornata Mondiale del Malato nella Memoria Liturgica della B.V di Lourdes, con la guida ispirata di Papa Francesco che pone il suo “Messaggio” nella sintesi d’un passo di questo libro di Giobbe: Sapientia cordis - «Io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo» (Gb 29,15)

Ne diamo una breve selezione offrendo il prelievo dell’intero testo “in calce” a questa pagina:

«Cari fratelli e sorelle, in occasione della “23a Giornata Mondiale del Malato”, istituita da san Giovanni Paolo II, mi rivolgo a tutti voi che portate il peso della malattia e siete in diversi modi uniti alla carne di Cristo sofferente; come pure a voi, professionisti e volontari nell’ambito sanitario. Il tema di quest’anno ci invita a meditare un’espressione del Libro di Giobbe: «Io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo» (29,15). Vorrei farlo nella prospettiva della "sapientia cordis", la sapienza del cuore.

  Questa sapienza non è una conoscenza teorica, astratta, frutto di ragionamenti. Essa piuttosto, come la descrive san Giacomo nella sua Lettera, è «pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera» (3,17). È dunque un atteggiamento infuso dallo Spirito Santo nella mente e nel cuore di chi sa aprirsi alla sofferenza dei fratelli e riconosce in essi l’immagine di Dio. Facciamo nostra, pertanto, l’invocazione del Salmo: «Insegnaci a contare i nostri giorni / e acquisteremo un cuore saggio» (Sal 90,12). In questa sapientia cordis, che è dono di Dio, possiamo riassumere i frutti della Giornata Mondiale del Malato. (n. 1)»

E il Santo Padre fa seguire altri paragrafi con un primo tratto della riga sintesi dell’invito proposta che fa, come segue:

«2. Sapienza del cuore è servire il fratello.

3. Sapienza del cuore è stare con il fratello.

4. Sapienza del cuore è uscire da sé verso il fratello.

5. Sapienza del cuore è essere solidali col fratello senza giudicarlo»

E termina con l’affidare «alla protezione materna di Maria, che ha accolto nel grembo e generato la Sapienza incarnata, Gesù Cristo, nostro Signore. O Maria, Sede della Sapienza, intercedi quale nostra Madre per tutti i malati e per coloro che se ne prendono cura. Fa’ che, nel servizio al prossimo sofferente e attraverso la stessa esperienza del dolore, possiamo accogliere e far crescere in noi la vera sapienza del cuore.»

È il proseguire sulla scia della motivazione di San Giovanni Paolo II di eleggere questa Memoria Liturgica Mariana: «Come alla data dell’11 febbraio pubblicai, nel 1984, la Lettera apostolica “Salvifici doloris” sul significato cristiano della sofferenza umana (…) così ritengo significativo fissare la medesima ricorrenza per la celebrazione della “Giornata Mondiale del Malato”. Infatti, “insieme con Maria, Madre di Cristo, che stava sotto la croce, ci fermiamo accanto a tutte le croci dell’uomo di oggi” (Salvifíci doloris, 31). E Lourdes, santuario mariano tra i più cari al popolo cristiano, è luogo e insieme simbolo di speranza e di grazia nel segno dell’accettazione e dell’offerta della sofferenza salvifica.» (n. 3, 13 maggio 1992)

Prima ancora è il Venerabile Pio XII che nell’Enciclica per il Centenario delle Apparizioni, il 2 luglio 1957, riferendosi al sentire di San Pio X evidenziava: “…l'ammirevole armonia che esiste a Lourdes tra il culto eucaristico e la preghiera mariana: La pietà verso la Madre di Dio, vi fa fiorire una straordinaria e ardente devozione verso nostro Signore. Poteva, d'altronde, essere diversamente? Tutto in Maria ci porta verso il suo Figlio, unico salvatore, in previsione dei cui meriti ella fu immacolata e piena di grazia; tutto in Maria ci innalza alla lode dell'adorabile Trinità (…) Noi siamo lieti in questo centenario di associarci al seguente omaggio reso da san Pio X: «La gloria unica del santuario di Lourdes sta nel fatto che i popoli vi sono, da ogni parte, chiamati da Maria all'adorazione di Cristo Gesù nell'augusto sacramento, di modo che quel santuario, insieme centro di devozione mariana e trono del mistero eucaristico, sembra superare, in gloria, tutti gli altri del mondo cattolico».”

E bene… è in questo contesto e sull’onda lunga del "Sapientia Cordis" dello slogan di Papa Francesco che richiamiamo alcuni momenti del nostro S. Camillo che sono in perfetta sintonia pregnanti di “sapientia cordis”:

 “Accorgendosi per sorte che alcun de’ suoi ne gli Hospidali havesse schifato l’infermi o sputato, o fatto altro segno per il quale havesse dimostrato sentir la puzza, esso subito lo notava, e tal volta lo menava seco à rifar qualche letto de’ piu puzzolenti. Nettando poi esso l’infermo con le proprie mani diceva: Il signor Iddio mi facci gratia di farmi morire con le mani impastate di questa santa pasta di charità.”

Al fine passando di qua giù per misericordia d'Iddio il pietoso Sammaritano (che senza dubbio possiamo dire essere stato Camillo) huomo prima del mondo, convertito poi al Signore,vedendo detti poveri languenti mosso à compassione di loro se gl'accostò, e medicò pigliando sopra di se il peso d'agiutarli et di servirgli. Onde non senza operatione del divino Spirito, parve che nel Battesimo gli fusse imposto nome Camillo, cioe Camelo per portare la soma de sudetti poveri sopra le sue spalle.”

Soleva poi concludere così; Si che fratelli miei non vi maravigliate s'io vi replico tante volte che siate pietosi, e misericordiosi, perche io son fatto come alcuni Preti di Villa, che, secondo volgarmente si dice, non sanno leggere in altri libri, che ne i loro Messali; e così io non sò parlar d'altro che di questo... anzi Camillo morirà come il Cigno sempre cantando e dicendo, charità, charità" (p. Felice Ruffini)

 

** Messaggio di Papa Francesco per la “GMM 2015”