Nei fondi di una Biblioteca Camilliana abbiamo trovato delle antiche immaginette dedicate a Religiosi Camilliani della prima ora, con delle brevi note biografiche. Qualcuno, tra essi, contemporaneo di San Camillo de Lellis.

Per tutti il titolo di Servo di Dio e, "in calce", l'invito a informare la Postulazione Generale dell'Ordine Religioso qualora si fosse ricevuta una grazia.

Non sappiamo se e quando fossero state  iniziate delle "Cause Canoniche Informative" in merito alla Santità, ma certamente tutti erano ritenuti aver concluso il cammino terreno "in concetto di santità", altrimenti non avrebbe senso l'avere stampato e diffuso le immaginette ritrovate. Anzi, in alcune Biblioteche di Comunità Camilliane ancora esistono brevi vite di questi Religiosi.

Ne diamo conoscenza perché la loro "memoria" non si perda, ma anzi si diffonda ancora più largamente per testimoniare che l'albero al quale appartengono ha generato e ancora genera santità.

Invitiamo a visitare il sito web dell'Ordine Camilliano che ha ampia documentazione di quei Religiosi, e di quelle Fondatrici di Congregazioni che si ispirarono a San Camillo, che la Chiesa ha già innalzato agli onori degli Altari:

 

http://www.camilliani.org

 

 

 

Fr. BERNARDINO NORCINO 

Nato circa il 1525, fu il primo compagno di S. Camillo. Di professione semplice facchino da giovane, servì poi come guardaroba nell’Ospedale di S. Giacomo a Roma, dove nel 1582 si unì al Santo, col quale visse solo circa 3 anni, morendo il 16 agosto 1585.

D’altissimo spirito d’orazione, sovente il sonno lo coglieva in ginocchio, destandosi in questa posizione all’alba, intirizzito dal freddo, con la corona in mano. Eroico nel perdonare, a chi lo schiaffeggiò porse l’altra guancia dicendo: "Giacché m’avete dato uno schiaffo per gusto vostro, vi prego a darmene un altro per gusto mio".

Ebbe il dono di profezia, visioni celesti e rivelazioni sul mistero della SS. Trinità. Venne sepolto in Roma nella Chiesa del Gesù.

S. Camillo espresse la convinzione che l'anima di questo suo virtuosissimo primo compagno fosse volata al Cielo, senza toccare il Purgatorio.

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P. FRANCESCO CORRADI

Nacque in Messina nel 1575 da onorati genitori. Trascorsa l’adolescenza con esemplare pietà, abbracciò lo stato clericale. Sacerdote di matura virtù e scienza, governò la Parrocchia di S, Maria dell’Arco, tutto ardore pastorale, prodigo padre dei poveri. Perdonò generoso a ribaldi che, saccheggiatagli la casa, lo seviziarono barbaramente con minaccia di morte.

Infiammato di carità per gli infermi, rinunciò alla Parrocchia in Messina, e si recò a Napoli per entrare nell’Ordine di S. Camillo. Compiuto il Noviziato parte in Firenze, parte in Napoli, professò nelle mani del Santo Fondatore (1604).  Fu Maestro dei Novizi in Roma e specialmente in Napoli quasi tutta la vita: guida esemplare nella perfezione religiosa, e nella carità infermiera negli ospedali dell’Annunziata e degli Incurabili. Sceglieva in sua cura gli infermi più schifosi e intrattabili: fra questi, un orribile lebbroso fu dal Servo di Dio con invitta pazienza curato e quasi risuscitato da morte a vita d’anima e di corpo.

Molte prodigiose guarigioni operò Iddio per mezzo e merito del suo Servo. Fra tante fatiche, in luoghi pestilenziali, il P. Corradi, colpito dal male che non perdona, si ebbe consumata l’ancor giovane vita. Trasportato nella Casa Professa di Napoli, vi morì il 25 Agosto 1618. I suoi confessori attestarono aver egli portata al sepolcro immacolato il fiore della purezza.

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P. FRANCESCO PELLICCIONI

 Nacque in Milano nel l576. Non ancora quindicenne si presentò ivi a S. Camillo con ardente supplica di essere annoverato fra i suoi Religiosi. Il Santo, conosciutane l’indole e l’ottima educazione cristiana, dopo dure prove lo accolse quale Chierico Novizio,

Per riguardo alle sue eccezionali virtù, fu ammesso alla Professione dopo un solo anno di prova. D’eletto ingegno e tenace studio, si arricchì di larga e profonda coltura; insigne nelle discipline filosofiche e teologiche delle quali fu docente e scrittore valente.

Il santo Fondatore lo elesse alle cariche di maggior fiducia, come di suo segretario, maestro dei novizi! e Vice Prefetto della Casa Generalizia della Maddalena.

Era Provinciale in Bologna, quando il 5 luglio 1614 S. Camillo, all’estremo di sua vita, gli scrisse una commovente lettera con "un milione di benedizioni" e raccomandandogli il santo Istituto. Anzi il Santo, nel passare avanti la cella del nostro Servo di Dio, soleva ripetere, baciandone la porta: "Qui soggiorna uno spirito del Paradiso".

Egli morì a Genova il 22 agosto 1622

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P. GIOVANNI BATTISTA MARAPODIO 

E' uno fra i più gloriosi figli di S. Camillo, che affrontarono ed ebbero la morte sul campo della carità, durante la famosa peste del 1630. Era nativo di Messina. Entrato giovanissimo nell’Ordine di San Camillo esercitò l’ardente suo amore per gli infermi prima negli Ospedali di Napoli e di Genova. Nel 1630 era Superiore della Casa in Borgonovo Valtidone (Piacenza) quando scoppiò ivi fierissima la peste, mietendo circa cinquemila vittime.

Il servo di Dio coi suoi Religiosi affrontò tutti i disagi per assistere i colpiti. Spariti per la morte, alcuni con la fuga, quasi tutti i sacerdoti del luogo, il P. Marapodio moltiplicò se stesso con la saggezza e col cuore, tutti soccorrendo, provvedendo a tutti.

Colpito finalmente pur egli dal morbo e ridotto agli estremi, restando neppure un sacerdote che lo viaticasse, si recò moribondo in Chiesa avanti al Tabernacolo, l’aprì e comunicò se stesso consumando tutte le sacre Particole. Restò ivi in ginocchio in un estasi d’amore e di immolazione: ed ivi spirò il 10 settembre 1630.

In quella stessa posizione venne qualche ora dopo trovato dai Confratelli che tornavano dal ministero prestato agli appestati altrove. Il fatto miracoloso passò alla storia tra i fasti gloriosi della carità cristiana, e dell’amore al SS. Sacramento dell’Altare.  

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Fratello GIACOMO GIACOPETTI

Nacque in Ripatransone (Piceno) il 25 novembre 1591.

Valente musico e medico, nel 1608 esercitò l’arte salutare nell’Ospedale di S. Spirito in Roma. Vi incontrò S. Camillo, rapito dai suoi eroici esempi di carità, ne abbracciò l’Istituto, entrando nel Noviziato di Napoli nel 1612.

Rifulge quivi per virtù, doni soprannaturali e fino al 1628 si strugge di carità negli Ospedali di Napoli. Passa a Roma. e vi assiste eroicamente gli appestati, chiuso nel lazzaretto-spurgo, e colpito è per miracolo liberato dal morbo.

Passa a Genova dove muore durante la peste del 1657, d’anni 65.

Incredibile quanto operò e soffrì in questa città per il suo Dio e per gli infermi del grande Ospedale Pammatone di cui fu riconosciuto insigne benefattore ed apostolo, che ivi tuttora ha il sepolcro con ricordo marmoreo decretato dall’Amministrazione ospedaliera nel 1897.

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P. ILARIO CALES

Nacque a Mandres (Lorena) nel 1573 di nobile famiglia.

Recatosi a Roma come paggio della Duchessa di Guisa s’incontrò con S. Camillo de! quale ammirò le virtù e abbracciò l’Istituto, vestendone l’abito nel 1590,e fece la Professione solenne nel 1592.

Dal 1599 si prodiga in carità per gli infermi nell’Ospedale di Firenze per 5 anni. Passa quindi a Genova, teatro principale di sue eroiche virtù.

Negli ospedali e nelle galee, tra infermi e feriti durante le epidemie, gli assedi e le guerre che straziarono Genova in quei tempi, il P. Cales si fa tutto a tutti, instancabile e sacrificato fino alla morte, avvenuta il giorno da lui predetto, 20 marzo 1636.

Il suo corpo, trovato incorrotto nella prima traslazione (1672), è sepolto nella Chiesa della S. Croce in Genova. Fu arricchito da Dio di doni sopranaturali, come la scrutazione dei cuori e la guarigione degli infermi.

Per circa 30 anni fu martoriato da cinque crudeli infermità che sull’esempio di S. Camillo chiamava misericordie di Dio,

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Fratello PIETRO SUARDI

 Nacque a Bergamo dalla nobile famiglia Suarda o Stuarda.

D’indole dolce e mite, fin dalla puerizia dette segni non dubbi della futura sua santità. Preferì al Sacerdozio, per umiltà profonda, Io stato di laico nell’Ordine di S. Camillo, consacrandosi interamente all’assistenza degli infermi per quasi quarant’anni in Genova e in Napoli. Iddio l’arricchì di doni straordinari per confortare le anime ed i corpi dei poveri ammalati.

Un giorno, per dimostrare ad un Sacerdote il bisogno urgente di confessare un infermo, prese in mano dei carboni ardenti, esclamando con santo zelo: "Come questo fuoco nelle mie mani punto mi nuoce, così è pur vero che quell’infermo ha estremo bisogno della confessione".

Scoppiata la peste nell’Ospedale di Napoli, campo di carità eroica per il Servo di Dio, ne fu presto colpito pur egli. Trasportato nella infermeria della casa religiosa, ricevuti con angelico fervore gli ultimi Sacramenti, spirò santamente il 10 aprile 1656.

Il suo corpo riposa nella Chiesa del Divino Amore in Napoli.

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P. SAVERIO PIETRANGELI 

Nacque a Fermo, nelle Marche, nel 1745 da piissima famiglia che l’educò cristianamente. Giovanetto, coltivò nel cuore e scrisse per tutto "Dio ti vede", devotissimo di Maria SS.ma e di S. Luigi che cercò d’imitare fino alla morte.

Nel 1762 vestì l’abito di S. Camillo in Roma, alla Maddalena, esattissimo nell’osservanza, massimo nelle cose minime. Sacerdote nel 1768, dopo soli tre anni fu eletto Vice-Maestro de’ Novizi. Trascorsi 7 anni in questa carica, dal 1778 fu Parroco e Prefetto a S. Rufo in Rieti per 6 anni; durante i quali fu tutto zelo per salvar anime e assistere infermi con una . vita illibatissima. "Beato lui! (esclamava un Sacerdote di Rieti): questo è un S. Luigi dei nostri tempi. "Richiamato a Roma, fu Maestro dei Novizi e Vice-Prefetto alla Maddalena.

Nell’istruzione, nell’esempio tutto forza e soavità paterna per plasmare i giovani cuori. Pur quelli, fra i suoi sudditi, che lasciarono l’Ordine, serbarono del P. Saverio devoto e affettuoso ricordo, e fu ornato da Dio di grazie e doni straordinari, scrutando i cuori, guarendo infermi che, degno figlio di S. Camillo, amava e. curava come pupilla degli occhi suoi.

Preparato con così virtuosa vita, incontrò sereno una santa morte. "Mi consola la misericordia di Dio e la cortesia degli uomini" esclamava nei suoi estremi momenti. Rese l’angelica anima al suo Dio l’8 Maggio 1794. E sepolto nella Chiesa della Maddalena in Roma.

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Novizio GIROLAMO TIRABOSCHI 

Nacque in Dosolo (Mantova) il 23 settembre 1733.

Di 8 anni fu a Mantova per gli studi e fece sua delizia trattare coi Religiosi Gesuiti, Filippini, Cappuccini, e specialmente con quelli di S. Camillo.

A 12 anni manifestò la vocazione di farsi uno di questi. A 17 anni orfano d’ambo i genitori, ubbidì docilissimo al fratello Sacerdote Don Leandro che nell’autunno 1750 lo mandò a studiare nel Seminario di Cremona.

Quivi, come a Mantova, il Servo di Dio fu modello di pietà e studio per due anni, sempre acceso daI desiderio di farsi religioso. Pago finalmente, entrò nel Noviziato dei Ministri degl’Infermi in Bologna, ottobre 1753.

Risplende vieppiù d’angelici costumi, stimato come un altro S. Luigi Gonzaga, esatto nell’osservanza, austero nella penitenza, generoso nell’emulare la carità del S. Fondatore Camillo verso gli infermi.

Morì dopo soli 10 mesi di noviziato il 14 agosto 1753.

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P. MARTINO D’ANDRES PEREZ

 Lo spagnolo P. Martino d’Andres Perez nacque a Castilmimbre (Castiglia) il 4 febbraio 1698 da pii genitori.

Di carattere fierissimo, d’acuto ingegno, coltivò alacremente in gioventù lo studio e la pietà; rifiutò nozze cospicue, lottò per consacrare integra a Dio la sua castità. A tal fine entrò nell’Ordine di S. Camillo,e ben presto si segnalò in virtù e dottrina.

In pari tempo esplicò la più ardente carità per gli infermi nell’ospedale della città stessa. Superiore del Noviziato e poi della Casa Professa di Madrid, fu modello di esemplare e illuminato governo.

Ma teatro principale di sue virtù eroiche fu la città di Lima in America, dove fu quale Vicario Provinciale di Spagna. Superate difficoltà asprissime, trasfuse tutto il suo ardore nei Confratelli e negli estranei per osservanza regolare e carità per gli infermi. Se fra questi alcuno ricusava convertirsi il P. Martino si flagellava a sangue fin che lo conquistava a Dio.

Fu visto abbracciato maternamente a lebbrosi e applicare le labbra alle loro orribili ulceri. Laureato dottore, insegnante all’Università di Lima, soleva dire: "Solo i miei peccati hanno potuto condurmi a questa confusione".

Ebbe copioso da Dio il dono di profezia e dei miracoli, specialmente in favore dagli infermi, come attesta il suo confessore. Morì il Servo di Dio in Lima il 15 agosto 1770.

 

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