Il "Cantico delle Creature"
di Padre Camillo sulle tracce
di Frate Francesco...

La splendida Enciclica di Papa Francesco,. «Laudato si’, mi’ Signore», ha risvegliata la memoria che un qualcosa del Nostro San Camillo s'era già scovato e scritto, e così abbiamo rintracciato in una pubblicazione che dice del rapporto esistente tra Lui e la sua Cittadella nativa [1], riferimenti che evidenziano comportamenti di vita che ben si ritrovano nei passaggi della "Enciclica" che poniamo alla vostra attenzione in finestra dedicata.. Segnalando che nella "Stalla" sotto la "Casa Paterna" in Bucchianico, dove nacque per scelta di Mamma Camilla, dal  dal giugno del 1970 sta il bassorilievo in ceramica posto nella testata di questa pagina, sulla cui base si legge: “LAUDATO SII MI SIGNORE PER QUELLI KE… / SOSTENGO~ INFIRMITATE ET TRIBOLATIONE" [2].

Camillo, che ritornò al Signore mentre veniva ospitato in Manfredonia dai Frati Cappuccini, conservò per il resto della sua vita verso i Figli di S. Francesco una peculiare attenzione e amore per i benefici spirituali ricevuti, e del tentativo di due Noviziati col "Saio di Frate Francesco". Visitava spesso i "Luoghi Sacri Francescani", e sin che vissero invitava alla Casa della Maddalena quei Religiosi che lo avevano accolto fraternamente e che lo avevano guidato a Cristo.

Che Francesco d’Assisi fosse una delle sue guide spirituali lo dimostrò in molte occasioni, citando suoi aforismi o riferendosi ai classici episodi dei Fioretti, quando si trovava in situazioni analoghe. Il biografo contemporaneo, P. Sanzio Cicatelli camilliano, scrive che "Andò più volte ad Assisi visitando tutti quei santi luoghi, per la gran divotione, che portava al glorioso S. Francesco..." ed ancora scrivendo dei viaggi per lungo e largo della nostra penisola, che con i suoi Religiosi "Andarono poi à visitare il corpo di S. Francesco in Ascisi tanto divoto di Camillo, e d'indi per Fiorenza Bologna Ferrara Venetia Padova Mantua Cremona Milano, e Genova ritornarono di nuovo in Napoli nel principio del mese d'Agosto".

E sarà lo stesso Camillo a confidare ad alcuni dei suoi Religiosi, che da ragazzo aveva la buona disposizione per i poveri e i pellegrini che bussavano alla porta di casa. Una delicata sensibilità verso i meno sfortunati ereditata dalla madre e continuata anche quando lei non c’era più. Qui di seguito alcuni significativi resoconti di chi Lo frequentava:

 

* “In primis” la particolare predilezione per l'agnello, che gli ricordava Cristo Gesù, Agnello Divino:

“Una volta andando egli in Abruzzo trovò per strada un picciolo Agnelletto, alhora nato che non essendosene accorto il pastore l'haveva lasciato. Onde esso sentendolo piangere, e ricordandosi dell'innocente Agnello Giesù parve che se gli commovessero tutte le viscere di pietà, e dismontando da cavallo lo pigliò e se lo portò in seno riscaldandolo e facendoli carezze, fin che raggiunto il pastore gli lo diede”.

 

 

* Si commoveva per un cane zoppo:

“Nell'Isola d'Ischia, vedendo egli ch'un cane andava zoppo, per essergli stata rotta una gamba, e che non poteva andare à procacciarsi il cibo, esso di mano propria gli dava ogni giorno del pane, e lo raccomandò poi ad un servente di casa che n'havesse cura. Dicendo, questo ancora è creatura d'Iddio, et io ancora ho male alla gamba, e so quanto importa il non poter caminare, e dalla fedeltà di questo cane verso il padrone, doveria io huomo ingrato imparare ad essere fedele al mio Signore”.

 

* Fece medicare un gatto al quale erano state tagliate le unghie per punizione, ricercando l'autore per dargli una buona riprensione:

 “Un'altra volta in Roma essendo state tagliate l'unghie ad un gatto vecchio e tanto antico di casa che lo chiamavano fondatore dicendo i Cuochi che haveva fatto non sò che danno in Cucina. Vedendolo esso che gli usciva il sangue da' piedi, gli ne venne tanta compassione che fece fare una diligenza isquisita per sapere chi fusse stato per dargli un notabile ricordo ma non fù mai possibile il poterlo ritrovare... e lo fece per pietà medicare.”

 

* Rimproverò contadini che bastonavano asini testardi:

“Piu volte ancora ritrovando per strada alcuni contadini ostinati che battevano i loro animali per essere cascati in terra, o per non voler caminare, esso gli haveva compassione e gli pregava che non gli dassero, mettendo anco le mani sotto la soma per aiutarli ad alzare.”

 

* Riprese un religioso che disturbava le formiche traendone una elevazione spirituale dalla loro proverbiale laboriosità:

“Un'altra volta vedendo ch'un Padre de' nostri convalescente, mentre stava al Sole s'affaticava d'ammazzare una formica co'l bastone, esso gli disse che non l'ammazzasse, per essere creatura di Iddio; al che rispondendo quel Padre, che molti non havevano amato detto animale per essere proprietario, provedendosi l'estate per l'inverno. Anzi per questo soggiunge Camillo, non si deve ammazzare, dando essempio à noi altri, conforme dice il Savio, che ci doveressimo provedere questa vita d'opere buone, per ritrovarle poi nell'altra: massime quando ci verrà addosso quel freddissimo inverno della morte. E così egli fin dalle formiche imparava, e cavava essempio di essercitarsi nelle buone, e sante operationi.”

 

* Non deve, quindi, fare meraviglia se riuscì a cavalcare, senza difficoltà, un cavallo ribelle:

“In fine parve che anco gli animali feroci lo riverissero, e diventassero mansueti nella sua presenza. Una volta ritrovandosi in Chieti, e dovendo andare in Bocchianico, domandò un cavallo in prestito al Signor Gio. Felice Valignano, il quale rispose prontamente, che n'era padrone, che se lo pigliasse ad ogni suo piacere, ma lo faceva avisato, che'l cavallo era feroce, e che saltava, e che haverebbe patito non poco per la piaga della gamba; rispose alhora Camillo, che Iddio benedetto non gli havrebbe fatto fare alcun danno. E così fù, poiche ritornato da Bocchianico, fù riferito dal servidor del detto Signor Valignano, ch'era andato ad accompagnarlo, che il detto cavallo contro ogni sua natura, così nell'andare, come nel ritornare, quando fù nella presenza, e sotto al Padre Camillo, era stato sempre mansueto, come una pecorella, con grandissima sua maraviglia.”

 

 * Il nostro San Camillo ci dà anche questa lezione, che chi sa leggere la creazione come opera di Dio, ama gli uomini e tutta la creazione, rispettando animali, cielo, terra, alberi e quanto ci circonda:

 “Nell'anno Santo 1600 andando egli da Napoli in Bocchianico con i suoi Consultori, nell'ultimo giorno fallirono la strada; onde per rimettersi nella strada buona, furono costretti d'attraversar per certi campi seminati, e perche essi si menavano i cavalli dietro, non si può dire quanto dolore egli sentisse, per vedere che i cavalli calpestavano il seminato, et ogni volta che mettevano i piedi in terra, pareva che gli mettessero addosso a lui, tanta compassione n'haveva, non ostante che tutti noi gli dicessimo che quel seminato non era per patire…”

 

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Da qualche anno è presente un "bastardino" che tutti chiamano Pippo, senza padrone e nessuno sa da dove è arrivato,  ed è costantemente presente non solo quando quando arrivano gruppi di Pellegrini, ai piedi dei quali ci tiene a farsi fotografare,  ma anche in momenti di Celebrazioni Liturgiche, particolarmente in quelle Esequiali.

 Nell'estate del 2012 quando in Bucchianico venne eccezionalmente trasportata la «Sacra Reliquia del Corpo di San Camillo», con sosta nella Cripta, lo si vedeva spesso accovacciato sullo spazio antistante l'urna. Silenzioso e quasi in riflessione, l'implacabile obiettivo della telecamera lo ha immortalato...

Non è che abbia qualche attinenza con quanto stiamo presentando, lo riferiamo per semplice cronaca e curiosità storica... anche se qualcuno, celiando, ci vede un passare in eredità nella razza canina l'esigenza di un "segno di amore e rispetto" per quell'«Uomo lungo lungo» che si era preso cura di poveri cani zoppi.... (felix pierre)

 

 

[1] Ruffini F.-Di Menna G., "Bucchianico e S. Camillo de Lellis - Guida ai Luoghi Sacri", Capitolo "La Calcara", Ediz. Camilliani, Roma 1990, pp. 144-145

[2] La raffigurazione di S. Camillo coi malati, a sinistra, del Crocifisso al centro, e di S. Francesco con il lebbroso, è un chiaro riferimento alla dipendenza della spiritualità di Camillo da Francesco, e ad una esplicita allusione alla nascita di ambedue in una stalla come Nostro Signore Gesù. Opera del Prof. Costantini fu donato dagli "Infermieri Cattolici Umbri" a ricordo del gemellaggio spirituale stabilito tra Assisi e Bucchianico quando vennero in pellegrinaggio con la “Fiaccola della Carità” a Luglio del 1961.