Camillo per gratia di Dio supera un'altra difficoltà per ordinarsi”

 

“Ritrovato il patrimonio, et ottenuta l'Estra tempora che in tribus diebus festivis si potesse ordinare, passò anche per l'esame di Roma. Essendogli toccato in sorte di dichiarar la vita di S. Nicolo Vescovo di Mirra huomo che tanto nella charità segnalato, del quale Camillo era particolarmente divoto. Non mancando poi altro che ordinarsi, andò una Domenica per tempo accompagnato dal P. Francesco Profeta in S. Giovanni Laterano per pigliar la prima Tonsura. Ivi essendo meglio reviste le sue dimissorie da Giacomo Butio ritrovato che vi mancavano alcune clausole necessarie. Il che era avvenuto per mancamento di coloro che gli havevano spedite, e mandate dette lettere dal paese. Onde costretto per quella mattina ritornarsene senz'alcuna ordinatione.

Del che restò esso alquanto tribolato, parendogli che sarebbe stata cosa lunga andar esso in persona, overo mandar altri fino in Bocchianico per supplire à quel mancamento. Ma mentre egli cosi ansioso ritornava da S. Giovanni non era ancora giunto all'Amphiteatro di Tito hoggi volgarmente detto il Coliseo che piacque a quel benegno Signore (che suole asciugar le lagrime de suoi servi prima che da gli occhi caschino) il consolarlo. Infondendo nel cuor suo una speranza tanto viva e certa che gli fece tener per sicuro che non sarebbe passato quel giorno che lui per qualche stravagante via sarebbe uscito da quell'affanno si come avenne.

Poi che essendo giunto all'Hospidale, e postosi ingenocchioni (conforme era suo solito quando ritornava di fuori) avanti il S.mo Crocifisso che stava sopra l'altare dell'Hospidale mentre con amoroso sguardo gli raccommandava questo negotio, volgendosi indietro vidde entrar dentro un cert'huomo di Civita di Chieti conoscente di suo padre e di tutti i suoi. Il quale essendo poco prima andato in Roma per alcuni suoi negotij andava in quel giorno di festa vedendo l'antichità, e non sapendo che vi fusse Camillo era entrato cosi a caso, o piu tosto mandato da Dio per veder l'Hospidale.

Parendo adunque à Camillo di conoscerlo tutto pieno di stupore e maraviglia andò ad incontrarlo et essendosi finalmente riconosciuti per paesani dopo molto tempo che non s'erano visti Camillo gli spiegò il suo bisogno. Rispose quello prontamente non solo poter esso far detta testimonianza, ma anco poterla far fare da un'altro paesano Sacerdote che pur in Roma si ritrovava. Del che tanto piu consolato Camillo andarono senza dimora à ritrovarlo, et andati poi tutti tre da Giacomo Butio supplirono nell'istesso giorno al mancamento delle dimissorie con rendere Camillo infinite gratie à S. D. M.” (Vms Cap. 24, Ediz 1980 p. 59)

 

“...Onde alli 2 di Febraro 1583, giorno a lui segnalato della santissima Purificatione di Maria Vergine, pigliò la prima Tonsura; seguitando poi à pigliar gli Ordini minori nelle tre Domeniche seguenti, sin alla Festa di S. Mattia Apostolo; quasi tutti pigliò nella Chiesa di San Silvestro in Monte Cavallo [Quirinale], nella Sacrestia de' Padri teatini, da Tomaso Cloduello Assafense [Goldwel vescovo di S. Asaph] Inglese, Suffraganeo del Cardinal Savello, alhora Vicario di Papa Gregorio XIII" (Cicatelli, ed. 1615, pp. 30-31).

 

 

“Camillo lascia la Chiesa della Madonna e piglia

la casa delle Botteghe Oscure”

 

“Continuando tuttavia à fargli grandissimo nocumento quell'aria, deliberò Camillo partirsi dalla sudetta Chiesa della Madonnina, e trovar alcun altro luogo in miglior sito, cioe piu dentro l'habitato di Roma. Havendo adunque ritrovata una casa conforme esso desiderava nella strada che si dice delle Botteghe Oscure presso alla Chiesa di S. Stanislao, non sapeva come fare per firmarla non havendo alhora i danari necessarij per anticipare il semestre, essendo la pigione di quella scudi cinquanta l'anno. Ma confidato in Dio (nella cui antica promessa sempre confidò assaissimo) parlò di questo bisogno ad un suo conoscente, chiamato Pompeo Baratello Lombardo.

Il quale restando molto edificato del grande animo che scorgeva in Camillo di voler spuntare una cosa tanto difficile, com'era fondare una Compagnia in Roma per aiuto de poveri, promise pagar lui detta pigione. Anzi per inanimirlo più e per far che la sua elemosina tanto fosse piu grata al Signore quanto piu fosse stata pronta, postasi subito mano in tasca nel mezzo della strada gli contò alhora alhora trenta scudi in mano, acciò anticipasse il semestre.

Col quale aiuto (che da Camillo stimato piu ch'un Tesoro) doppo haver rese infinite gratie al Signore, et al sudetto Pompeo, fermò la casa, dove andò ad abitare nel principio di Gennaio 1585. non essendo piu che lor tre, cioe esso Camillo, Bernardino e Curtio.” (Vms Cap. 30, Ediz. 1980 p. 65)

 

Lo storico camilliano P. Mario Vanti scrive che «Il documento originale - (del contratto d'affitto del locale alle Botteghe Oscure, che decorre dal 12 febbraio 1585) - si conserva tra gli autografi di S. Camillo alla Biblioteca Comunale di Forlì (Fondo Piancastani ) » (S. Camillo de Lellis, Coletti Editore Roma, III edizione 1964 p. 93, nota 55)