“Camillo vien chiamato da Dio al suo vero conoscimento”

 

“Continuò Camillo alcun tempo nel sudetto modo di vita stando egli alhora tanto lontano da Iddio che non si ricordava più di Voto, ne d'altro buon proposito. Anzi era tanto da questi pensieri alieno, che stando esso mal vestito, e patendo gran freddo in quell'inverno, et havendogli quei Padri voluto donar per compassione alquanto di quel panno bigio che lor vestono acciò se ne facesse un vestito,egli per timore che non facessero ciò per indurlo pian piano ad esser Frate non lo volse mai accettare. Il quale pur finalmente accettò poi quasi al suo dispetto, e contra ogni sua volontà costretto, e forzato dal freddo.

In fine il pensier suo di trattenersi con quei religiosi era solamente per guadagnarsi alcun scudo per far passar quell'inverno, e di poi ritornar subito al vomito, cioè al giuoco et alla guerra se fusse stato possibile. Ma il pensier di Dio era molto differente dal suo, poi che non passò quella stagion d'inverno che lo raggiunse, troncando per mezzo tutto l'ordimento de' suoi vani disegni, ferendolo anco di colpo cosi profondo che mentre visse poi ne portò sempre la memoria et i segnali nel cuore.

Essendo adunque finita la fabrica, cominciò il Guardiano à servirsi di lui in altri servigi mandandolo particolarmente con i medesimi Asinelli à portar robba da un Convento all'altro. Quando finalmente essendo giunto il tempo che S.D.M.ta lo voleva chiamare al suo vero conoscimento per far poi impresa maravigliosa per mezzo suo, accade che mandato una volta al Convento di S. Giovanni, Castello dodeci miglia discosto da Manfredonia, a portare una soma di tagliolini per cambiarla in tanto vino.

Et havendo effettuato il tutto stava per ritornarsene la mattina seguente. La sera mentre esso stava preparandosi al viaggio il Guardiano di detto Convento chiamato Frate Angelo (che in vero un buon Angelo per lui) lo chiamò sotto un pergolato di viti, e perche alle sue attioni gli pareva un giovane dato alle cose del mondo, gli fece un breve ragionamento spirituale, dandogli particolarmente alcuni ricordi contra le brutte tentationi. Uno de quali fu che venendogli alcuna brutta tentatione nella mente, dovesse subito sputare in faccia al Demonio non facendo alcun conto di lui.

Qual rimedio osservo poi esso sempre in vita sua. Finito il ragionamento, Camillo non rispose altro se non: Padre pregate Iddio per me, acciò m'illumini di quanto debbo fare per suo servigio, e per salute dell'anima mia. E con questa conclusione la mattina seguente havendo sentita la sua messa (e forse anco pigliata la candela benedetta per essere quel giorno la Purificatione della Santissima Vergine) si licentiò et avviò verso Manfredonia. Per strada andando egli a cavallo all'Asino in mezzo di dui Otri di vino che stavano dentro un paio di bisaccie, andava tra se medesimo pensando alle cose dettogli dal P. Guardiano.

Mentre adunque andava cosi pensando, ecco ch'à similitudine d'un altro S. Paolo all'improviso assaltato dal Cielo con un raggio di lume interiore tanto grande del suo miserabil stato che per la gran contritione gli pareva d'haver il cuore tutto minuzzato, e franto dal dolore, onde non potendo per la insolita commotione che sentiva in se stesso mantenersi piu à cavallo, come abbattuto dalla divina luce si lascio cadere in terra nel mezzo della strada. Dove ingenocchiato sopra un sasso cominciò con insolito dolore, e lagrime che piovevano da gl'occhi suoi à piangere amaramente la vita passata. Dicendo con parole da molti singhiozzi interrotte: Ah misero et infelice me che gran cecità è stata la mia a non conoscere prima il mio Signore? perche non io speso tutta la mia vita in servirlo? perdona Signore, perdona a questo gran peccatore. Donami almeno spatio di vera penitenza, et di poter cavar tant'acqua da gl'occhi miei quanto bastarà a lavar le macchie, e bruttezze de' miei peccati.

Queste et altre cose simili dicendo non si vedeva mai satio di percuotersi et darsi fortissimi pugni al petto, non havendo ardire d'alzar piu gli occhi al cielo, tant'era la vergogna, e confusione c'haveva di mirarlo. Nel qual pianto stando esso ancora ingenocchiato (dopo haver infinite gratie alla divina bontà rese, che con tanta pazienza l'havesse fino à quell'hora aspettato) fece fermissimo proposito di mai piu non offenderlo, di far aspra penitenza, e sopra tutto di farsi quanto prima Cappuccino. Dicendo e replicando piu volte le seguenti parole: Non piu mondo, non piu mondo.

Dal qual giorno in poi che alli 2. di Febraro 1575. anno santo et il terzo del Pontificato di Gregorio xiij di mercordi giorno sollennissimo della Purificatione della sempre immacolata Vergine, l'anno vigesimo quinto dell'età sua, insino al fine della vita mai piu non si ricordò ne l'accusò la conscienza, per gratia d'Iddio, d'haver commesso peccato mortale che lui havesse conosciuto, ne tampoco peccato veniale volontario. De quali soleva dire esso che più presto si saria lasciato mille volte tagliar à pezzi prima che commetterne un solo scientemente et volontariamente.

Il qual giorno ancora poi sempre da lui celebrato, et in grandissima devotione havuto in memoria di cosi segnalato dono, chiamandolo il giorno della sua conversione. (Vms Cap. 10. Ediz 1980, pp. 44-46)

 

Sigle

Vms - Cicatelli P. Sanzio, “Vita del P. Camillo de Lellis” manoscritto, Edizione a stampa a cura di P. Piero Sannazzaro, Camilliani Roma 1980