Mercoledì, 2 luglio 1614

“Camillo riceve divotamente il

Santissimo Sacramento del Viatico e…”

“Conoscendosi Camillo essere ogni giorno molto più aggravato dal male, cominciò à far molta instanza, che gli fossero dati gli ultimi Sacramenti di vita; cioè il Santissimo Viatico, e l’Estrema Untione; acciò con l’aiuto di quelli potesse più confidentemente mettersi in camino, e più valorosamente combattere contra ogni insulto del commune inimico. Il che essendo stato riferito al Signor Cardinal Ginnasio Protettore; si compiacque egli per sua divotione d’amministrargli il Santissimo Viatico.

Onde andato à casa alli dui di Luglio 1614. giorno della gloriosa Visitatione di Maria sempre Vergine, havendo prima celebrata la Santa Messa, presentò la Santissima Eucharistia à Camillo; il quale dopo haver detto tre volte le consuete parole, Domine non sum dignus, spargendo molte lagrime, soggiunse: Signor mio, io confesso di non haver mai fatto niente di buono, e d’essere un miserabile peccatore, però non m’è restato altro, che la speranza della vostra divina misericordia, e del vostro prezioso sangue.

Essendosi poi cibato di quel suavissimo pane de gli Angeli, orò per alquanto spatio di tempo in compagnia di tutti i Padri, e Fratelli, che standogli intorno al letto,si dolevano di veder il lor amantissimo Padre mettersi in ordine per far partenza da gli occhi loro. poi con parole di molta humanità consolato, e confortato da esso Signor Cardinale…” (Cicatelli S., Vita del P. Camillo de Lellis, appresso Guglielmo Facciotti, Roma 1624, p. 126)

 

Venerdì 11 luglio 1614 “…l’Estrema Untione

 

“Finalmente parendo à lui d’andar sempre mancando, sollecitò l’Estrema Untione; la quale Venerdì alli 11. del sudetto (essendosi similmente prima communicato) gli data dal Padre Generale. Ma nella Confessione, che fece in questa ultima volta, favorito dal Signore con dolor tanto grande, ch’ogni volta che si accusava, si batteva così fortemente il petto, che forzato il Confessore à trattenergli il braccio per compassione.

Nel ricevere detto Sacramento dell’Oglio Santo, oltre che di propria bocca disse il Confiteor, rispose anco sempre nel fine di tutti i versetti, e orationi: e havendo finito di pigliar detto Sacramento, restando tutto consolato disse; Sia à gloria d’Iddio, sia à gloria d’Iddio. Di poi ordinò, che tutti i Padri, e fratelli si assentassero: il che fatto, havendo prima chiesta licenza al Padre Generale di dire alcune poche parole, fece loro un dolce ragionamento; essortando grandemente tutti all’osservanza dell’instituto, et in particolare alla fervente carità de gli infermi, all’unione, e carità fraterna, alla purità del cuore, alla povertà, all’obedienza, et all’humiltà. Di più che non si perdessero d’animo per le gran borasche, e persecutioni, c’haveva fatto il Demonio alla Religione, perche tutti i principij erano difficultosi, e che il Demonio haveva gran rabbia contra questa Religione, quale sperava, che sarebbe cresciuta, e sparsa per tutto il Mondo e che sarebbono entrati buonissimi soggetti cosi di spirito, come di lettere, e che molto più profitto haverebbe fatto dopo la sua morte, che prima.

Però essortava tutti à restar saldi, e costanti nella lor vocatione, et à lavorare allegramente in questa santa vigna: non contristandosi punto della sua morte; poiche se fosse piaciuto à Sua Divina Maestà di connumerarlo con gli altri eletti suoi, che molto più aiuto gli havrebbe possuto dare in Paradiso, che stando qui in Terra, dove non si altro, che peccati, e difetti. Nel fine poi spargendo molte lagrime, e alzandogli occhi al Cielo disse; Padri, e fratelli miei, io dimando misericordia à Dio, e di poi dimando perdono al Padre Generale, ch’è quì presente, e anco à tutti loro d’ogni mal’essempio, gli havessi possuto dare per il passato: assicurandogli, che’l tutto è proceduto più tosto dal mio non sapere, che da mala volontà.

In fine per quanto m’è concesso da Iddio, come Padre vostro, nel nome della Santissima Trinità, e della Beatissima Vergine, dono cosi à tutti voi presenti, come à gli assenti, e futuri mille benedittioni. Alle quali ultime parole essendosi tutti inginocchiati in terra, proruppero in tanto rompimento di cuore, e di pianto, che non si potria facilmente esprimere: andando primieramente il Padre Generale, e poi tutti gli altri à dimandargli perdono, et à licentiarsi da lui, con baciargli le mani; il che servì più tosto (conforme fece la Madalena a’ piedi di Christo) per ungerle, e lavarle con le lagrime, che per baciarle.

All’incontro esso buon Padre, a guisa del Patriarca Giacobbe, abbracciando caramente i suoi figliuoli, dava à tutti l’ultima benedittione. Essendo poi non poco affannato, lo pregarono si volesse riposare alquanto, dicendogli, che di ragione doveva essere molto stanco: egli tra l’altre cose rispose, che non si poteva mai stancare per servigio de’ suoi Padri, e fratelli.” (Cicatelli 1624, p. 188)

 

 

Lunedì 14 luglio 1614

“Camillo dopo haver ricevuta la benedittione del

Sommo Pontefice, passa felicemente al Signore”

 

“Dopo haver Camillo ricevuti i Santissimi Sacramenti, pregò con molta instanza, che si mandasse a supplicare il Sommo Pontefice Paolo V. per la santa Benedittione, et Indulgenza Plenaria. Nel che fu adoprato il favore del Signor Luca Antonio Eustachio Camerier secreto di Sua Santità; il quale Signor Luca Antonio, per essere molto divoto, e affettionato del Padre nostro, havendola ottenuta, andò la sera del medesimo giorno, che Camillo pigliò l’Estrema Untione, à darglila in nome di Sua Beatitudine. Al quale esso Camillo rispose, che non poteva ricevere il maggior favore in questa vita: rendendo infinite gratie a Sua Divina Maestà, che l’avesse condotto à morire in Roma per essere consolato di tanto bene, e arricchito di tanto thesoro.

Soggiunse poi; Nostro Signore Iddio conceda molti anni di vita a Sua Santità, e la conservi sempre di bene in meglio nella sua gratia

…Perseverò fino all’ultimo in tanto buon sentimento (conforme sempre haveva dimandato à Dio) che anco la sera al suono dell’Ave Maria, la pronuntiò benissimo. Era di già passata un’hora, e un quarto di notte, quando essendogli dimandato dal suo Infermiero [Fr. Gens] se voleva reficiarsi alquanto con un poco di stillato, egli rispose: Aspettate un’altro quarto d’hora, che poi mi reficiarò.

Et appunto avvenne cosi; poiche passato non più ch’un quarto d’hora, allargando le braccia in Croce, havendo sempre in bocca, e nel cuore il Santissimo nome, e sangue di Giesù Christo, e il Santissimo nome di Maria, benedicendo anco la Santissima Trinità, e San Michel Arcangelo, mentre si leggevano quelle parole; Mitis atque festivus Christi Jesu tibi aspectus appareat, dando gli ultimi sospiri, con volto allegro, e con gli occhi verso il Cielo, senza alcun’horrore, ò altra trasformatione di viso, che pareva più tosto risplendesse, andò à reficiarsi in Cielo, rendendo l’anima al suo creatore; essendo tutti i nostri presenti, che piangendo pregavano per il suo felice passaggio.

dunque in pace anima benedetta, si come quì in Terra facesti tante misericordie al prossimo, così anco il pietoso Iddio facci misericordia à te, dandoti in Cielo luogo di refrigerio, di luce, e di pace. Passò alli 14. di Luglio 1614. di Lunedì la sera ad un’hora, e mezza di notte, nel giorno di San Bonaventura: essendo entrato nell’anno sessagesimo quinto, d’un mese, e venti giorni; quarant’anni dopo la sua Conversione à Dio, venti otto dopo l’approbatione della Congregatione fatta da Sisto Quinto, ventitre dopo la fondatione della Religione fatta da Papa Gregorio Decimo Quinto.” (Cicatelli 1624, p. 198)