1574, Martedì 30 – “Camillo ridotto in estrema
necessità per il giuoco
si
conduce a dimandar l'elemosina”
“Scampati poi dalla sudetta fortuna per gratia
d'Iddio, giunsero le Galere in Napoli quasi tutte fracassate
dal mare. Dove essendo state casse quelle compagnie Camillo si ritrovò libero
dalla guerra, benche molto mal trattato di vita, e
peggio di danari, havendosi
questa volta giocato ogni cosa in Palermo. Nella qual Citta
parve certo che fusse volontà d'Iddio, che per un
mese continuo sempre havesse disdetta nel giuoco. Nel quale s'era egli cosi estremamente
dato, ch'una volta in Napoli si ridusse anco à giuocarsi la camiscia che sotto
l'istessa insegna si cavò. Il che gl'occorse
nella strada di San Bartolomeo prossima alla piazza del Castello nuovo di detta
Città.
Cosi adunque mal condotto come huomo quasi disperato, deliberò andar per il mondo cercando
sua ventura. Onde in compagnia d'un altro soldato chiamato
Tiberino Senese s'incaminarono verso Puglia nella
Città di Manfredonia. Quivi dalla necessita
costrettosi ridusse Camillo con infinito suo rossore a dimandare
l'elemosina col cappello in mano com'è solito de poveri soldati ritornati dalla
guerra.
Il che fù alli 30. di
Novembre 1574. avanti la porta della Chiesa Maggiore
di detta Città nel giorno di S. Andrea Apostolo. Ma mentre esso così pieno di
vergogna stava dubbioso se si doveva accostare, e dimandar
l'elemosina ad un giro di nobili che stavano parlando insieme,
La risposta di
Camillo fu non potere in questo risolversi senza il consenso d'un'altro
suo compagno, che poco prima s'era da lui discostato. Al qual
esso non poco obligato si sentiva per haver quello venduto il proprio mantello, e del suo prezzo
fattone ad ambedui le spese per strada. Soggionse alhora il buon vecchio
Antonio che parlasse prima con quello, e che poi fusse
andato à darli la risposta in casa che gli mostrò non essendo quella molto
lontana dalla sudetta Chiesa.
Parlò Camillo al
compagno, ma lo trovò da tal pensiero molto lontano, dicendo quello non essere avezzo à portar la coffa ne à far
altro simile mestiero. Onde senza dar altra risposta
al vecchio partirono nell'istesso giorno da
Manfredonia per la volta di Barletta…
… Caminarono in quell'istesso
giorno dodeci miglia, ma dimandando
essi per strada a certi cavallari del paese, se in
Barletta per aventura si saria
ritrovato alcun partito per loro gli fù
risposto di nò. Il che diede
molto che pensare à Camillo, il quale come tirato per forza dalla divina voce
determinò ritornare in Manfredonia, et accettare il
partito della fabrica. Qual
cosa havendo prima conferita col compagno, e non havendo quello voluto ritornare, Camillo lo lasciò e la
mattina seguente a buon hora, havendo
caminato di notte, si ritrovò in Manfredonia.
Ivi havendo ritrovato il vecchio fù
da quello alla fabrica de' Cappuccini (luogo della
sua salute) accompagnato. Dove havendolo consegnato
al Guardiano, che Fra Francesco da Modica si chiamava,
fù da quello amorevolmente nella fabrica
ricevuto. Anzi per dar luogo a lui licentiò
subito in sua presenza un altro lavorante a cui non troppo piaceva la fatica.
Dando per officio à Camillo che con dui
Asinelli acqua, pietre, e calce alla fabrica portasse.
Cosi adunque S.D.M.ta a
guisa del figliuol prodigo per la strada del bisogno
à guardar gli animali lo condusse, volendo poi per
questo mezzo al suo vero conoscimento tirarlo. Nel qual nuovo modo di vita
differente da quanti mai n'havesse pensato di fare in
vita sua sentì
esso non poca repugnanza in quel principio, non
potendo ne sapendo accommodarsi à tal mestiero, parendogli i giorni molto lunghi come non
finissero mai. Sentendo dentro di se quasi un martirio intollerabile per la
tanta fatica, e stette tal volta per ammazzare quegli Asini, e partirsene
particolarmente nel giorno di S. Lucia.
Quando pensando esso doversi riposare alquanto in quel giorno per
conto della festa, la mattina per tempo nel meglio del dormire fù chiamato à lavorare. Del che
fatto impatiente quasi si mordeva le mani di rabbia, dimandando licenza, e non volendo in conto nessuno piu starvi. Ma quei Padri
per non farlo andare in mala via con buone parole, dopo haver
un pezzo stentato, lo trattennero, dandogli in questo tempo per suo salario un scudo ogni mese. (Vms Cap. 8 e 9,
Ediz 1980 p. 43ss)
1604, Sabato 20 – Firma
per accettazione la “Lettera di invito di
Fondare in Bucchianico una Comunità”
«Rev.mo Padre
Havendo l'Università di Bucchianico in pubblico parlamento, unanimiter, una voce, unitis / suffragiis, nemine penitus discrepante concluso et determinato,
che in / questa Terra si faccia un Monasterio della
Religione de
Die 20 Novembrìs 1604 Bucclanici
et coram R.mo P. Gnali Relig.is Minis / trantium Infirmis praesens supplicatio praesentata fuit per supradictos Honofrium de Lellis, Fran / ciscum Maccarone et Georgium
Misisclaro nomine Universitatis
dictae terrae presidentes / et per dictum R.mum Prem
Gnalem fuit admissa et acceptata,
nomine dictae suae Religionis et / mandatur conservari in Archivio scripturarum dictae Religionis pro illius cautela et securitate. / Et sic
Camillus de lellis »
Il “documento
reliquia” è pubblicato dallo storico camilliano P. Mario Vanti in “Scritti di S. Camillo, Ediz Il Pio
Samaritano, Milano-Roma 1965, doc. XL, p. 279 ss”, che lo illustra ampiamente. Di particolare interesse è
quanto segue:
“I tre incaricati a stendere e presentare a Camillo la convenzione -
Onofrio de Lellis, Francesco Maccarone, Giorgio Misisclaro - si dichiarano «persone congiunte in sangue» di
Camillo. Nessun dubbio per Onofrio.
Con Francesco Maccarone
non sappiamo quale fosse il grado di parentela. Di anni 38 nel 1604, egli ricorderà più tardi, nel 1621, al
Processo di Chieti-Bucchianico: «P. Camillo... per gratia
sua sempre che è venuto in questa terra ha fatto
capitale di me et habbiamo
sempre discorso insieme di quello che occorreva per la fabbrica (della casa
religiosa) et per li poveri».
Giorgio Misisclaro
(Minisclaro?) era cugino di Onofrio
per parte della madre Rocca Misisclaro.
Steso su un semplice foglio (cm.
26,05 X 19), lo scritto con la segnatura di Cavillo, occupa quasi per intero le
due facce. Recentemente (1965) restaurato, il documento è conservato entro artistica cornice metallica ed esposto con altre Reliquie
nel santuario di S. Camillo a Bucchianico.”
Per chi fosse interessato, segnaliamo in “Vms
il cap. 125, “Camillo fonda casa in Bocchianico et In
Civita di Chieti”, Ediz 1980 p. 211.
Sigle
Vms Cicatelli P. Sanzio, “Vita del P. Camillo de Lellis”
manoscritto, Edizione a stampa a cura di P. Piero Sannazzaro, Camilliani Roma
1980