1586 – “Camillo ottiene la Chiesa della Madalena,

dove và ad habitare con la Congregatione

 

“Parendo à Camillo che la sudetta casa delle Botteghe Oscure non fusse piu al proposito per la Congregatione, delle Botteghe Oscure non essendo in quella ne Chiesa ne Oratorio per celebrar le messe (andando essi per questo mancamento a celebrarle fuori nelle Chiese vicine cioe nella Chiesa del Giesù di S. Stanislao, et di S. Lucia,che si dice alli Mattei dove anco sepelivano i lor fratelli morti) determinò ritrovar altro luogo piu commodo, e piu capace, e sopra tutto che vi fusse Chiesa. Havendo adunque pensato molto sopra ciò, et anco dato occhio sopra molte Chiese di Roma, finalmente passando un giorno per la Madalena (che nella vigilia di detta Santa) v'entrò dentro per guadagnar l'Indulgenza.

E mentre faceva in quella alquanto di oratione, gli venne pensiero che detta Chiesa sarebbe stata al proposito per lui. Onde raccommandando questo suo desiderio ad essa Santa che volesse favorirlo, e secondarlo, si partì con animo di dimandarla, e cosi fece, e gli riusci, havendola ottenuta dalla Venerabile Archiconfraternita del Confalone della quale era il dominio, essendo allora Guardiani di quella Monsignor d'Avila, Paolo Mattei, Carlo de Massimi et Ulisse Lanciarini. Nel che aiutato e favorito Camillo dalla Signora Felice Colonna sua divota, e parente del sudetto Carlo de Massimi. E ben vero che gli concessa con alcune conditioni alquanto dure, alle quali dalla necessità costretto acconsentì non potendo far di meno.

Havendo poi esso dalla medesima Compagnia pigliate à pigione alcune case contigue alla detta Chiesa, v'andò ad habitare circa il mese di Decembre 1586. La qual casa poi per gratia del Signore fu la madre di tutte l'altre case della Religione. Dove essendo andato Camillo tra poche settimane si unì con lui il P. Francesco Profeta uno de suoi primi compagni, si ordinò Sacerdote Biasio Oppertis sub titulo patrimonij, et entrò anco nella Congregatione il P. Paolo Cornetta Romano buon Theologo e dottissimo in tutte le tre famose lingue Hebraica, Greca, e Latina. Ritornò anco qui nella Madalena Curtio Lodi che per infermità era andato al paese conforme è stato detto di sopra. Havendo adunque Camillo Chiesa vi fece mettere subito un Confessionario dove faceva publicamente confessare il P. Francesco Profeta. Et esso Camillo ancora per molto tempo ascoltò le confessioni di tutti i Padri e fratelli di casa, ma conoscendosi poi per huomo troppo scrupoloso lasciò affatto di farlo. (Vms Cap. 41, , Ediz 1980 p. 81)

 

 

1591, Domenica 8 – “Camillo e compagni fanno la

Professione solenne”

 

“La mattina seguente poi che di Domenica alli 8. di Decembre 1591. giorno della purissima Concettione concorse moltitudine grande di gente nella nostra Chiesa della Madalena di Roma, nella quale per quel giorno dal Pontefice Innocentio concessa la plenaria Indulgenza à tutti coloro che si trovavano presenti alla nuova Professione. Doppo essere stata celebrata la messa dall'Ill.mo Arcivescovo di Ragusa, Camillo fatta prima la confessione della fede ingenocchiato avanti al detto Arcivescovo fece la sua professione solenne nel seguente tenore: Ego Camillus de Lellis profiteor et solemniter voveo Domino Deo nostro, et tibi Ill.mo Domino (Sanctissimi Domini Nostri ex concessione Apostolica ad hoc speciale munus locum tenenti) coram Sacratissima Virgine eius matre, et universa Curia Coelesti perpetuam Paupertatem, Castitatem, et Obedientiam, et perpetuo inservire (tanquam praecipuum nostri Instituti ministerium) pauperibus infirmis, quos etiam pestis incesserit, iuxta formulam vivendi contentam in Bulla Congregationis Ministrantium Infirmis, ac in eius Constitutionibus auctoritate Apostolicatam editis iam, quam in posterum edendis.

Qual Professione dall'Arcivescovo accettata nel seguente modo: Et Ego Paulus Alberus auctoritate, qua fungor accepto tuam professionem. In nomine Patris, et Filij, et Spiritus Sancti Amen. Doppo questo esso Camillo accettò per ordine (conforme furono chiamati dal Notaio) tutte l'altre professioni de' suoi compagni proferendola quelli nel seguente tenore: Ego N. profiteor et solemniter voveo Domino Deo nostro, ac tibi Reverendo Patri Generali, qui Dei locum obtines coram sacratissima Virgine eius matre, et universa Curia Celesti perpetuam Paupertatem, Castitatem, et Obedientiam, et perpetuo inservire (tanquam praecipuum nostri Instituti ministerium) pauperibus Infirmis quos etiam pestis incesserit iuxta formam vivendi contentam in Bulla Congregationis Ministrantium Infirmis, et in eius Constitutionibus, auctoritate Apostolica tam editis iam, quam in posterum edendis.

Del che tutto si fece atto publico dal Notaio chiamato Prisco de Iuvenalibus Notaio Capitolino, essendo quelli che fecero la sudetta professione in questa prima volta, oltra Camillo, li seguenti:

 

 

P. Francesco Profeta.

P. Biasio Oppertis.

Angelino Brugia.

Stefano da Modena.

Francesco Lapis.

Giovanni Baudingh.

Nicolò Clemente.

Antonio Barbarossa.

Prospero Fontecchia.

Luca Antonio Catalano.

Giacomo Antonio di Meo.

Gasparo Macario.

Paolo Rende.

Francesco Pizzorno.

Gio: Agnello Cocozello.

Santio Cicatelli.

Goffredo Stella.

Baldassar Fonseca.

Gio: Antonio di Mutio.

Scipione Carrozza.

Antonio Perruccio.

Marcello de Mansis.

Alessandro Gallo.

Anibale Ramondino.

Giulio Cesare Altavilla.

 

Mancandovi Torquato Mauritio che per alcuni suoi scrupuli non la volse fare per alhora, Curtio Lodi con alcuni altri fratelli antichi della Congregatione non furono nel numero sudetto per essersi ritrovati in questo tempo in Napoli dove anch'essi sei mesi doppo la fecero in mano dell'istesso Camillo. (Vms p. Cap. 67, Ediz 1980 p. 119 ss)

 

 

1598, Giovedì 24 – “Camillo salva dall'inondazione del fiume

Tevere i malati dell'Ospedale Santo Spirito

 

“Vedendo adunque riuscir vano ogni suo disegno non si curava piu d’attendere ad altro governo della Religione non facendo piu Consulta ne curandosi d’altra cosa, ma solamente consumava tutto il tempo nell’Hospidale di Santo Spirito. Dove particolarmente si ritrovò alli 24. di Decembre 1598. quando occorse in Roma quella grande inondatione del Tevere che non si ricordava la maggiore. Nella qual notte esso non fece mai altro che salvare i poveri infermi portandone molti sopra le spalle proprie non curandosi che l’acqua gli andasse fino al ginocchio. (Vms cap. 99, Ediz. 1980 p. 173 ss)

Lo storico camilliano P. Piero Sannazzaro, che ha curato la stampa della “Vita manoscritta”, corredandola di una accurata e articolata ricerca delle successive “Vite a stampa” del P. Sanzio Cicatelli, contemporaneo di San Camillo, nella nota 424 scrive:

 

«L'inondazione del Tevere del Natale 1538 fu una delle più gravi che, secondo un testimone oculare, Francesco Visdomini, costò la vita a molti cittadini e procurò a Roma danni incalcolabili. Il Cardinale nipote, Pietro Aldobrandini, che si era associato all'opera di soccorso, scampò miracolosamente a sicura morte. Era appena passato sul ponte S. Maria, o Palatino, che la massa irruente delle acque travolse ed abbatté le due testate, risparmiando appena l'arco di centro, quello che tuttora emerge dal letto del fiume, oltre l'isola Tiberina.

L'opera di Camillo all'ospedale di S. Spirito è testimoniata in varie deposizioni nei Processi di beatificazione, specialmente P. Ferdinando Zaccaria; fr. Orazio Porgiano; P. Cromazio De Martino; P. Cesare Bonino, allora Consultore Generale.»