XII Stazione – Cristo in Croce

abbandonato da tutti solo

la Mamma è presente…

 

Gesù è risorto, è vivo, è di nuovo con noi, la vittoria della morte su di lui è stata passeggera: questo il lieto annuncio che oggi ci è rivolto; annuncio che ormai non sorprende più, ma che ha pur sempre la forza di ridonare gioia e speranza a quanti, come noi, nella condizione terrena, stanno ancora facendo la dura e problematica esperienza del Calvario. Il sepolcro vuoto e la testimonianza di Pietro sono i motivi proposti per rinnovare la nostra fede nel «vivente», perché il nostro comportamento sia segnato dalle prospettive aperte dalla risurrezione. Ma facciamo un passo indietro e fermiamoci per qualche istante su quel tragico Venerdì

 

Venerdì Santo la pietà e fede dei credenti ama chiamarlo e riviverlo… bene sì ma non può fermarsi ad una se pure commossa commemorazione, noi la contemplazione del mistero della Croce la si deve rivivere nella reale sequenza  di dolorosa drammatica Passione che Cristo Gesù affrontò, immedesimandoci nella visione che ci ha dato il testo profetico di Isaia (Is 52, 13; 53, 12), e quello storico di Giovanni (18, 1-19, 42), che riportiamo qui di seguito:

«Molti si stupirono di lui - dice Isaia - talmente il suo aspetto era troppo sfigurato da quello di uomo... Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori e familiare col patire» (52, 14; 53, 3). E Giovanni, con gli altri evangelisti, attesta di Gesù tradito, insultato, schiaffeggiato, coronato di spine, beffeggiato e presentato al popolo come re da burla, condannato, crocifisso.

Causa di tanta sofferenza, precisa Isaia, è che «Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità», e indica anche il valore espiatorio: «Il castigo che ci dà la salvezza si abbatté su di lui; per le sue piaghe siamo stati guariti» (Is 53, 5). Ma su tutto risalta con chiarezza la libera volontà al sacrificio del Servo di Jahvé che offre «se stesso in espiazione» e che spontaneamente si consegna ai soldati dopo averli fatti stramazzare a terra con una sola parola, come narra Giovanni, e liberamente si lascia condurre alla morte, lui che aveva detto: «Nessuno mi toglie la vita, ma io la do da me stesso» (Gv 10, 18).

Ed è in questo giorno drammatico che s’avvera in tutta la sua infinita sofferenza di quello che ha scritto scritto Paolo nella sua “Lettera agli Ebrei”: «Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato» (Eb 4, 15), e liberamente ha voluto scendere tutta la scala dell'umiliazione e della sofferenza, fino agli estremi toccando la più terribile che è l'abbandono totale da parte di tutti, e che sulla Croce esterna drammaticamente nel grido «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» (Mt 27, 46).

Tutti lo hanno abbandonato e sono fuggiti, solo Lei sta là sotto la Croce: Mamma Maria sostenuta da Giovanni, e divenne così la Madre dell'Umanità dolente ed errante per le vie di questo mondo.

«Sulla Croce del Calvario sta il “Redentore dell'uomo”, l'Uomo dei dolori, che in sé ha assunto le sofferenze fisiche e morali degli uomini di tutti i tempi, affinché nell'amore possano trovare il senso salvifico del loro dolore e risposte valide a tutti i loro interrogativi. Insieme con Maria, Madre di Cristo, che stava sotto la Croce, ci fermiamo accanto a tutte le croci dell'uomo d'oggi...», così concludeva San Giovanni Paolo II la sua Lettera Apostolica "Salvifici Doloris", donando alla Chiesa una magistrale sintesi della Chiesa dei primi due millenni.

E a noi piace non poco condividere quanto da anni andiamo meditando e predicando, e cioè che il nostro San Camillo questo lo interpretò e visse 400 anni prima, lasciando in eredità ai suoi Religiosi, e all’infinito stuolo di devoti e imitatori anche Laici, quello che aveva ricevuto dal Crocifisso: prendersi cura dei fratelli e sorelle ammalati, specialmente dei più abbandonati e soli nei quali si perpetuerà fino alla fine dei secoli il drammatico abbandono totale del Cristo Crocifisso e quel grido "Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?", «che testimonia la profondità del male della sofferenza che si prova, unica nella storia del mondo, espressione di quell'abbandono che più volte fanno sentire i Salmi e nascono dalla Volontà del Padre di far «ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti», come scrive S. Paolo: «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore.» (2 Cor. 5, 21. )

Quanti vissero accanto al nostro San Camillo ci hanno lasciato la testimonianza che «A quanti afflitti e dolenti del male esso col suo proprio fazzuolo asciuttò le lagrime piangendo anco lui con loro per pietà e compassione?... (a quanti) con le proprie mani serrò gli occhi, la bocca, e coperse il viso?», dettando rigide regole ai Religiosi che nel «nel fare la guardia sia di notte sia di giorno, ciascuno usi ogni carità e diligenza possibile. Avrà cura particolare per i più gravi: li visiterà spesso, presterà loro con solerzia quanto sarà stato deciso dall'infermiere o da altro responsabile, e con carità e amabilità, gli porterà ciò di cui avrà bisogno.»

Con attenzione all'«Anno della Vita Consacrata», e in cammino verso lo straordinario Giubileo dell'«Anno Santo della Misericordia», con la vivezza della Pasqua di Risurrezione che stiamo vivendo, vi invitiamo ad accompagnarvi con il nostro San Camillo, sentendovi anche voi eredi del "Carisma del Crocifisso" e confermando la certezza che la Redenzione si attua per la via della sofferenza, con Lui contempliamo accanto al letto di ogni uomo che soffre e che muore la nostra Immacolata Madre Maria, Mater Dolorosa, che accompagna ogni sofferente come stette quel giorno sotto la Croce testimone della Passione del Figlio e di essa partecipe con la sua compassione.

Prendiamo coscienza con "Padre Camillo" che il dolore elevato a forza salvifica e con significato salvifico dalla missione messianica del Cristo, e da Lui consegnata alla Chiesa, è un cammino di Fede e di crescita verso la salute globale dell'Uomo, che va fatto in sintonia ed accompagno di Maria che liberamente stette accanto al Figlio sulla via della Croce, sacrificio estremo che entrò profondamente nella spiritualità e mistica di San Camillo, e che a sua volta fece la scelta di seguire il Cristo Sofferente nel dolore dell'Uomo per la Redenzione dei fratelli, annunciando con passione e convinzione a quanti soccorreva che Maria Immacolata Concezione è "segno di sicura speranza e di consolazione fino a quando non verrà il giorno del Signore" (LG 68), divenendo Essa stessa da quel momento in poi, Colei che ispira e inonda di luce della sua "Compagnia dei Servi delli Infermi". (p. felice ruffini)