Domenica 25 maggio 1550

in Bucchianico nasce

Camillo de Lellis

di P. Felice Ruffini, camilliano
 

 ** ABSTRACT **

 

Bucchianico è la piccola cittadina abruzzese, a qualche chilometro da Chieti, che ha visto nascere il 25 maggio del 1550, Domenica di Pentecoste, Camillo de Lellis, il Fondatore dei “Ministri degli Infermi”.

La Casa, pianterreno e primo piano, era di proprietà di Capitan Giovanni de Lellis, che qui condusse Madonna Camilla de Compellis di Loreto Aprutino, quando la sposò.

Posizione geografica

Quando nasce Camillo, Bucchianico è un tranquillo borgo che vive dei prodotti della fertile campagna collinosa, e di una discreta pastorizia.

Trovandosi, poi, su una strada di passaggio obbligato da e per Chieti, è anche centro di un notevole movimento commerciale. Vi ha pure sede una guarnigione militare preposta alla sorveglianza delle coste adriatiche dalle scorrerie dei Turchi, e per un certo periodo di tempo era stata comandata anche da Capitan Giovanni de Lellis.

Non manca l’Ospedale, una filiale del Santo Spirito in Saxia di Roma. Situata nell’Abruzzo citra, al tempo di Camillo Bucchianico appartiene alla decima Provincia del Regno di Napoli, sotto la dominazione spagnola, dopo il trattato di Cateau-Cambrésis. Qualche autore contemporaneo classifica Camillo come “sacerdote napoletano”.

La Famiglia de Lellis

La famiglia «de Lellis» è delle principali del luogo e vanta un casato antico e nobile. Gli antenati erano in Abruzzo da secoli, da quando Totila, dopo la conquista di Roma nel 546, aveva relegato in Campania e in Abruzzo le famiglie patrizie romane.

Papà Giovanni era un “Capitano di Ventura”. Obbedendo alla tradizione familiare era entrato giovanissimo a far parte dei Cavalieri, pronto ad offrire il suo servizio ora ad uno ora ad altro Principe, al miglior offerente. In occasione del Sacco di Roma, sebbene cattolico e con fama di buon cristiano, è al seguito del duca di Borbone.

Mamma Camilla de Compellis, era di Loreto Aprutino, anche lei di buona famiglia. Un fratello era maggiordomo del Marchese di Vasto, tramite il quale conobbe lo sposo Capitan Giovanni, che la condusse a Bucchianico dove aveva dei possedimenti.

Una personalità molto fine e di singolare delicatezza, che sa leggere, cosa assai rara per una donna del tempo. Molto devota e pia, sarà ricordata come “donna molto buona, et devota, la quale sa pena leggere e per ordinario diceva l'officio della Madonna, et la sera in tempo che l'altre donne attendono à faccende di casa, lei diceva corone, et altre devotioni..." .

I de Lellis "...hebbero dui figliuoli. Il primo che si chiamò Giuseppe, e morì fanciullo, il secondo che fù Camillo (di cui si scrive al presente) che nacque almeno trent'anni dopo il primo parto. Anzi in tempo che sua madre era già vecchia, e tenuta da tutti come sterile et inhabile à far piu figli, passando ella l'anno cinquantesimo dell'età sua. Cosa che empì di stupore, e meraviglia tutti quei della sua Terra, quali vedendo una donna di quella età (che andava anco per la molta vecchiezza gobba) haver fatto un figliuolo la chiamavano per sopranome Santa Elisabetta".

La nascita nella “stalla”

Tuttavia il sogno accarezzato da lungo tempo, di poter avere finalmente qualcuno col quale vivere insieme gli ultimi anni della sua vita, e sul quale poter riversare il suo amore e farlo oggetto delle sue attenzioni, veniva turbato da un sogno premonitore.

Una notte aveva sognata la sua creatura che stava per nascere, con una croce rossa sul petto e con in mano uno stendardo crociato, che guidava una lunga schiera di bambini crocesegnati anche loro. Forse fu per questo sogno, da lei interpretato come un “segno” di cattivo augurio, che fece nascere il suo Camillo nella “stalla” ubicata al piano terra della casa.

Papà Giovanni volle tramandare ai posteri il lieto straordinario evento facendovi murare una lapide a ricordo, che fu vista dal camilliano P. Giovanni Troiani Positano, quando depose nel 1625, asserendo che “In detto loco ove era nato Camillo c'è oggi una pietra intagliata con lettera del suo nascimento che si tiene per memoria...". Purtroppo di questa lapide se n’è persa la traccia, dovuto a passaggi di proprietà e a trasformazioni varie dei locali.

Recupero del “luogo sacro”

I Camilliani fin dai tempi antichi hanno curato di recuperare questo luogo sacro, che per essi ha un valore che va oltre il solo motivo storico ed affettivo. Ne fa fede un “Atto di Consulta” della Curia Generalizia Camilliana che scrive il 2 giugno 1668 al Superiore di Bucchianico, P. Faggianelli, che “Vorressimo applicasse l'animo a comprare la Casa ove nacque il nostro Venerabile P. Fondatore, o con danari, o con elemosine e con qualche cambio, al meglio le sarà possibile".

Il luogo tanto caro ai Camilliani, fu riacquistato il 31 marzo 1704 per la somma di 45 ducati. Il piano superiore è stato ri-acquistato in varie fasi che vanno dal 1892 al 1947, fino ad arrivare ai giorni nostri.

La “stalla” venne trasformata in “Cappellina”, come ancora oggi si vede, e a ricordo dell’evento il locale attiguo venne lasciato nella forma originale, e adattato come fosse l’originale “Stalla” a ricordo anche visivo della povertà del luogo dove nacque il nostro Santo.

L’« habitat » che accoglie il neonato Camillo

L’ambito che accoglie il neonato Camillo è quanto di meglio si possa sperare per accompagnarlo nel crescere della sua vita, e seminare nella sua mente e nel suo cuore i sani principi che ispirano rispetto dei valori fondamentali che regolano i rapporti tra gli esseri umani.

Papà Giovanni s’impone come figura marziale di Uomo del ‘500, ridondante dell’aura di Patrizio Teatino, frequentatore di Corti Nobiliari che in quel tempo reggono la Penisola Italica. Autorevole, indubbiamente, ma poco efficiente a frenare gli impulsi nascenti del pupillo Camillo per la forzata assenza da Bucchianico dovuta al suo mestiere di “uomo d’armi”, e per di più a livello di “Capitano”. Situazione che, come si rivelerà nel tempo, non poneva “argini” protettivi allo sviluppo dell’irrequietezza del figlio quando inizierà a presentarsi fin dai primi anni dell’uso della ragione.

Mamma Camilla, pia e religiosa, educata a sua volta in ambito raffinato, e di un ceto elevato al disopra dell’ordinario livello sociale del tempo, ha in serbo una ricchezza da riversare nell’animo del figlio tanto atteso. Particolari da non sottovalutare sono la presenza nella sua famiglia di uno zio Francescano, “Fra Paolo Lauretano”, che era stato Commissario del suo Ordine in Spagna, e del fratello Camillo Maggiordomo a Milano alla Corte del Marchese del Vasto.

Una “Signora” che lasciò un segno profondo negli anni nel popolo bucchianichese, come si rileva dalla testimonianza resa al “Processo Canonico” del figlio da Marino Tezzo di 83 anni nel 1621, dicendo che “era una Santa, honorata, e ben vista da tutta la Terra (…) et comunemente era assomigliata à S. Elisabetta, et così di chiamava per sopra nome”, della quale Mammarella Santa di anni 83, figlia di Angelo di Mariano compare di papà Giovanni, aggiunse che “era una Santa Donna elemosiniera assai”.

La vita religiosa era alquanto intensa per la presenza di varie famiglie Religiose. Ed anche la vita sociale era spumeggiante per la presenza della piccola corte dei Marchesi Caracciolo, padroni di Bucchianico dal 1518, e di un distaccamento di una “Compagnia di Ventura” che generava un via vai di gente di ogni risma e qualità.

Non è nelle nostre intenzioni rivestire di “nobiltà” il nostro Santo ma, - sorpresi del percorso turbolento che seguirà la sua vita fino ai 25 anni –, tentiamo di capirne il “perché”. Ai nostri giorni si dà molta importanza all’ambito familiare e al contesto sociale nel quale una Persona nasce e cresce. Ed è giusto analizzare e ricercare motivi e cause di tante vite sbagliate. Ed è ovvio che ci si ponga anche noi l’interrogativo dello sbandamento dei primi 25 anni del nostro Camillo, che si perse per vie errate. Le radici e l’«humus» erano dei migliori che potesse avere.

Eppure così andò il primo tempo del percorso terreno di quel giovane sbandato, che poi diventerà il “Gigante della Carità”. Mistero del cuore e della mente umana.

Un momento di riflessione

Ecco, allora, che questo «Luogo sacro camilliano» ci offre l’occasione di una “sosta dell’anima” per meditare sul «mistero della Redenzione», dell’azione salvifica che Dio opera nell’Uomo, come avvenne per Camillo quando interverrà al tempo dei suoi primi 25 anni.

Posto nel cuore del Rione Farciola, il luogo nativo del nostro Santo, anche se non penetra nelle viscere della collina, come diverse abitazioni vicine, ma s’addentra di poco nel suo fianco argilloso, accompagna l’animo alla visione del luogo biblico dove Dio convoca l’uomo all’interno della Sacra Montagna per rivelargli la Sua Parola. La Sacra Bibbia ci dice di Mosè e di Elia, i grandi Profeti testimoni delle principali manifestazioni divine, vengono ammessi all'intimità con Dio nella “grotta”, o “alla fenditura" della roccia.

E’ questa “Stalla” della nascita di Camillo un luogo carico di misticismo che porta a profonde riflessioni spirituali, e richiama alla povertà e all’umiltà del Nostro Cristo Salvatore. Come lo fu per il giovane Camillo, al quale il racconto di questa sua “speciale nascita” se lo sentì più volte rammentare dalla Mamma e dai suoi concittadini.

E lui incontrerà Dio non in una “grotta”, ma nella vallata spoglia del Gargano, nel freddo inverno del 2 febbraio 1575. E’ lecito, quindi, supporre che questa «stalla», con le gravi parole di monito di Mamma Camilla del “sogno della croce” lo hanno inseguito ogni giorno, - e lo faranno per il resto della sua vita -, risuonando fortemente nel suo cuore fino a sbriciolare quel paravento di spavalda durezza che ostentava, per abbandonarsi finalmente alla Misericordia di Dio.

 

*** lettura integrale del "saggio"

 

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"Legenda" immagini

1. Capitan Giovanni de Lellis - diacolor camilliana
2. Parto di Mamma Camilla - particolare della ceramica "in loco"
3. Mamma Camilla e il neonato Camillo - particolare della tela posta nella "Cappellina"
4. Gioia esuberante di papà Giovanni - diacolor camilliana
5. Il locale attiguo adattato a "Stalla"
6. Accesso al piano superiore della "Casa De Lellis"
7. Piano superiore con "telaio" antico
8. L'angolo cucina al primo piano
9. Veduta sulla vallata dal ballatoio di "Casa De Lellis"
10. Angolo del "Rione Farciola"
11. Antico sottoportico che ha visto lo scatenato adolescente Camillo
12. Panorama della collina di Bucchianico dalla "Contrada San Rocco"
13. L'antica Chiesa di Sant'Urbano vista dalla località dell'«Ospitale»
14. Stemma nobiliare della "Casata De Lellis", visibile nell'androne del Palazzo in Via Pizzoli n. 9, zona sovrastante la "Casa Nativa"