1582 - Notte della vigilia dell'Assunta del giovane Camillo

 

E’ la notte di ferragosto del 1582, il giovane laico Camillo veglia i suoi malati in corsia e pensa... impossibile ottenere di più dagli inservienti arruolati solo per i soldi, e tra i quali molti sono dei veri avanzi di galera.

 L’affanno pesante di tanti corpi martoriati, che stentano a conciliare il sonno reso più difficile dal caldo soffocante della notte romana, lo portano lontano... lontano da quella crudeltà e da quelle finestre che lo videro coinvolto e corresponsabile nella medesima disumana dimensione... e pensa a Dio, al suo Amore Misericordioso che attraverso la sofferenza d’una misteriosa piaga al piede, l’ha inchiodato alla sua Passione attualizzata nei corpi febbricitanti di gente mai vista, e che implora un atto d’amore per la salvezza dei fratelli...

Circostanze provvidenziali lo avevano portato nel mondo della sofferenza dell’Uomo proprio lì, all’Ospedale di S. Giacomo degli Incurabili di Roma con la responsabilità di “Maestro di Casa”, con potere direttivo e decisionale sulla vita del luogo di cura.

L’entrata in campo del giovane Camillo, neo-convertito e ancora laico, non è accomodante e conformista, ma aggressivo di quell'ambito di sanità niente affatto idilliaco, e con un atto “azzardato” aveva dato inizio ad un rivoluzionario “protocollo di accoglienza e di assistenza sanitaria” della persona malata, fin dal primo momento che questa si presenta alla porta dell’Ospedale.

In quel tempo vigeva la rigida norma di esigere la “Confessione” di chi chiedeva d'essere ospitato e curato, senza la quale non poteva esserci accettazione nella struttura ospedaliera, ed ottenere prestazione di qualsiasi genere di soccorso! Lo storico contemporaneo camilliano Padre Cicatelli ne tratta in modo blando, ed è comprensibile,  scrivendo che l’esercizio del suo potere di “Maestro di Casa” cambia l’ordine dei servizi al momento dell’accettazione del malato, «Introducendo lui finalmente in quel luogo l'usanza di lavar i piedi a' poveri prima che nel letto entrassero».

Qualche anno dopo la sua morte un altro storico camilliano, il P. Cosma Lenzo, nel 1641  scrive invece che «Camillo così coordinò i servizi dei malati: ricevuti dal chirurgo gli ammalati venivano subito spogliati dei loro abiti da un inserviente a questo preposto, preparata in un catino dell'acqua calda, da un altro venivano lavati i piedi e asciugati, allora finalmente venivano messi nei letti e da un altro inserviente venivano esortati a ricevere piamente i Sacramenti, e purificata l'anima grazie al Sacramento della Penitenza (Confessione) la mattina del giorno seguente erano ristorati col Sacramento del Viatico.»

Le innovazioni apportate fin da quel primo momento rimarranno profondamente iscritte in quanti ebbero modo di stargli vicino e seguirne l’impostazione.

Ed  eccoci accanto a Camillo in questa notte romana, che veglia su corpi martoriati che stentano a conciliare il sonno reso più difficile dal caldo soffocante, e con l'affanno pesante... sempre sotto l'ossessivo pensiero, quasi un incubo, che era impossibile ottenere di più dagli inservienti assunti alla ricerca di un soldo, e più di qualcuno un vero avanzo di galera.

E' in questo preciso momento della notte che Camillo coglie per la prima volta il "perché" Dio l'ha condotto in quel posto attraverso una serie di circostanze inspiegabili, lontano dalla pace del Chiostro Francescano dove voleva chiudersi per riparare il male fatto, e coglie l'afflato dello Spirito Santo che nel cuore e nella mente gli chiede di «Instituire una Compagnia d’huomini pij et da bene che non per mercede ma volontariamente e per Amor d’lddio servissero (gli ammalati) con quella charità et amorevolezza che sogliono far le madri verso i loro proprj figliuoli infermi...»

 E’ l’inizio d’un nuovo carisma nella Chiesa di Dio, che spunta con le prime luci dell’alba, mentre il campanone di Castel Sant’Angelo saluta i pescatori che rientrano via Tevere, col carico d’una pesca sempre più povera.

E' l'approdo naturale di un giovane che da quel 2 febbraio 1575 ha iniziato un cammino di ascesa nei Misteri di Dio, dopo 25 anni di quasi assoluto digiuno religioso. Affidata la sua anima alla direzione di P. Filippo neri, il Confessore Santo di Roma, e membro della Congregazione Mariana dei Padri Gesuiti al “Collegio Romano”, ha già raggiunto una discreta altezza nel cammino dello spirito,  così che la Memoria Liturgica dell’Assunzione al Cielo della B.V. Maria, Immacolata Madre del Verbo Incarnato, gli appare in tutta la sua luce il pieno compimento del Mistero Pasquale di Cristo, "immagine e segno della Chiesa", riverbero della resurrezione di Cristo sul membro più eminente del suo corpo.

E' il giorno del canto di immensa riconoscenza della B.V. Maria: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore... Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome" (Lc 1,39-56).

Ormai comprende quanto la Sacra Scrittura rivela, cioè che l'Eterno Padre vuole tutte le creature “conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8, 29), come la B.V. Maria lo realizzò in sommo grado. Camillo percepisce che l’ASSUNZIONE al Cielo della BImmacolata Madre del Verbo Incarnato è il trionfo e la glorificazione del corpo umano. La "perfetta configurazione a Cristo Risorto" trova in S. Paolo (1Cor 15,20-26) la nitida collocazione nel Mistero Pasquale e lo evidenzia "evento ecclesiale", e indica che la Redenzione è giunta a compimento totale, ed è il primo membro dell'innumerevole schiera di quanti hanno bisogno di Redenzione.

 E' il giorno che nella Creatura Maria di Nazareth si celebra il Trionfo della sacralità del corpo, Tempio dello Spirito Santo (1 Cor 6, 19-20).

Un quadro bellissimo e di Paradiso e pieno di speranza... rimane però per noi, "pellegrini verso il Cielo", il duro cammino quotidiano seminato di dolori, malattie, morte... E' il medesimo tragitto che percorse Quella Maria che oggi contempliamo Assunta in Cielo. Non ne fu esente... anzi...

Il "fiat" consegnato all'Angelo dell'Annunciazione, "sì" liberamente pronunciato di essere la "Serva del Signore", La unì a Lui in modo unico a quella sofferenza provocata dalla malvagità degli uomini. Dalla profezia della spada di Simeone (Lc 2, 34-35) allo "stare sotto la Croce" e fino alla sepoltura del Figlio Gesù (Gv 19, 25-27.40-42), l'esistenza della B.V. Maria fu costantemente segnata dalle sofferenze della condizione umana.

E fu in questo contesto saturo di alto misticismo, che il giovane Camillo a contatto con la sofferenza umana e sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, si muoverà da questo Ospedale romano per una impresa di interpretazione della Carità evangelica talmente singolare da meritare l'appellativo di "Nova Charitatis Schola" da Papa Benedetto XIV nella Bolla di Canonizzazione nel 1746.

E nel chiudere questa breve riflessione, ci piace sottolineare che il giovane laico Camillo, quale paradigma dell'amore per i malati che pretende da chi convoca, è il massimo grado che gli umani riconoscono e sanno esprimere: quello che «che sogliono far le madri verso i loro proprj figliuoli infermi...», in sintonia perfetta con la testimonianza che darà per 40 anni circa, e che i Testimoni raccontano che «Considerava egli tanto vivamente la persona di Christo in loro, che spesso quando gli imboccava (imaginandosi che quelli fussero i suoi Christi) dimandava loro sotto lingua gratie et il perdono de’ suoi peccati, stando cosi riverente nella lor presenza come stasse proprio nella presenza di Christo cibandogli molte volte scoperto, et ingenocchiato...» (p. felice ruffini, m.i.)