La prima idea della fondazione
Camillo l'ha
nella notte dell’Assunta del 1582

 

E’ lo storico contemporaneo P. Sanzio Cicatelli, camilliano, che nella “vita manoscritta” ci informa della data della prima idea della fondazione: “Occorse questo a Camillo l’anno 1583. che fù l’undecimo del Pontificato di Gregori xiij. intorno alla Santissima Assuntione di Maria sempre Vergine d’Agosto... una sbozzatura dalla quale N.S. Iddio cavò la Religione...”

Nella prima edizione stampata del 1615 l’anno lo rettifica in 1582. Infatti sarà in seguito a questa ispirazione che Camillo decide di accedere al Sacerdozio e di conseguenza di frequentare la scuola del Collegio Romano. Siamo nell’autunno del 1582; l’anno successivo riceverà la Tonsura e gli Ordini minori.

Il Cicatelli sottolinea la data della festività dell’Assunzione. In un altro passo dedicato a dimostrare una costante presenza di Maria Madre nella crescita e sviluppo della Congregazione, lo stesso Autore ricorda che “nell’Assuntione haveva havuto il primo desiderio di fondar la Compagnia”.

Non ci sembra che queste precisazioni siano dovute soltanto ad affetto filiale e stima devozionale verso il proprio Maestro.

La consuetudine dell’Autore con Camillo, e la intelligente opera di recupero di notizie e sentimenti che condurrà, attingendo direttamente alla fonte, hanno sempre un fondamento in motivazioni reali che superano il semplice fatto devozionale e si riferiscono a modi di essere e comportamenti che sono noti e chiari a tutti.

La ricorrenza liturgica che celebra la glorificazione corporea di Maria - allora tema frequente di predicazione - rappresentava certamente un richiamo alla sacralità del corpo, e al rispetto della persona.

Per Camillo, impegnato ad esigere un trattamento umano dei suoi malati, anche con modi forti, la festività dell’Assunzione di Maria accentuava l’urgenza di una idonea soluzione.

L’opera di ricostruzione spirituale del suo intimo, Camillo l’aveva da tempo affidata a Santi e a qualificati Sacerdoti di famiglie religiose. Va richiamata l’attenzione sulla Congregazione Mariana del Collegio Romano, che egli già da tempo frequentava, e che offriva ai propri congregati un punto di meditazione e riflessione, che nel nostro caso riteniamo molto importante.

Nella chiesa del suddetto Collegio, posto sull’altare centrale un affresco dell’Annunciazione. A differenza degli altri, esso non si limita a rappresentare la Vergine Maria e l’Angelo, ma li colloca in un suggestivo panorama, attorniati dalla SS.ma Trinità, e dall’insieme della creazione e dell’umanità.

Una felice sintesi teologica visiva del mistero dell’Incarnazione: Gesù che inizia la sua esistenza terrena nella divinità e nella umanità. Quest’ultima viene elevata alla soglia del divino.

Quante volte Camillo avrà meditato in preghiera dinanzi a questo dipinto! Quante volte lo avrà ripercorso con la mente lungo le corsie del S. Giacomo! Nessuno ne parla, è vero. Ma conoscendolo attento ricercatore di ogni mezzo e suggerimento che lo aiutassero a progredire più speditamente nella vita dello spirito, possiamo ritenere che tale motivo di meditazione lo accompagnasse in ogni momento.

La situazione storico-ambientale in cui è maturata la prima idea della Fondazione, ci porta a concludere che l’accento posto dal Cicatelli sulla festività mariana concomitante non è semplice coincidenza cronologica.

L’ora e il luogo di “una sera verso il tardi (che poteva essere un’hora di notte) nel mezzo dell’hospidale” a metà agosto quando Roma brucia anche nelle ore notturne, ci richiamano un Camillo che sollecitato da lamenti, pianti, invocazioni, e imprecazioni, s’agita alla ricerca di una soluzione drastica non sotto la spinta di motivazioni umane e filantropiche, ma invaso da sacro ardore che gli viene dalla contemplazione del Mistero dell’Incarnazione realizzatosi attraverso la Vergine Maria.

Il clima gioioso della festa liturgica dell’Assunta, in cui tutta la Comunità Cristiana dell’ospedale era immersa in quei giorni, non solo richiede uno stato di meditazione e riflessione del genere, ma lo conferma.

Alle radici della formazione spirituale di S. Camillo, troviamo S. Filippo Neri, che al momento della venuta in Roma di Camillo, sul finire del 1575, era il Confessore e il Direttore Spirituale di mezza città. L’ambiente nel quale Camillo si è mosso fin dal primo momento al S. Giacomo, è sotto l’influenza di S. Filippo, e perciò il de Lellis può ogni giorno apprendere qualcosa di più dall’incontro coi suoi figli spirituali, prodighi di consigli e di delucidazioni al neo discepolo. Lo storiografo Cicatelli così riporta nella sua vita manoscritta: “Havendosi in quel tempo pigliato per Padre spirituale il Beato Filippo Nerio Fondator della Congregatione dell’Oratorio, - huomo che fin dall’hora era da tutti tenuto in gran concetto di santità dal quale tutte le Domeniche, e feste si confessava - nella Chiesa di San Geronimo della Charità

 

 

NOTTE DI FERRAGOSTO 1582

«L’esplosione di gioia dei malati ancora lì dopo l’ultima sua partenza, gli risuona costantemente negli orecchi: è il premio più bello che cancella ormai il periodo nero del licenziamento, perché di “molto terribile cervello”, litigioso, ostinato al gioco, malvagio verso i deboli.  Conosce dal di dentro il marcio che dilaga in quell’ospedale, che distrugge ogni sentimento umano e aggiunge ulteriori sofferenze a chi per necessità deve essere ospitato!

 Col suo ritorno le cose cominciano ad andare meglio; tutti lo temono e non osano contestarlo perché è sempre in prima linea, e lotta per la giustizia. Non teme neanche di contrastare chi siede in alto e lo vorrebbe complice in affari poco puliti, come quando rifiuta deciso una partita di grano avariato, che un pezzo grosso dell’amministrazione sollecita ad accettare invitandolo a chiudere un occhio: niente da fare, per i suoi malati le derrate alimentari devono essere di prima scelta.

 E’ la notte di ferragosto del 1582. Camillo veglia i suoi malati in corsia e pensa... impossibile ottenere di più dagli inservienti arruolati solo per i soldi, e tra i quali molti sono dei veri avanzi di galera.

 L’affanno pesante di tanti corpi martoriati, che stentano a conciliare il sonno reso più difficile dal caldo soffocante della notte romana, lo portano lontano... lontano da quella crudeltà e da quelle finestre che lo videro coinvolto e corresponsabile nella medesima disumana dimensione... e pensa a Dio, al suo Amore Misericordioso che ‑ attraverso la sofferenza d’una misteriosa piaga al piede ‑ l’ha inchiodato alla sua Passione attualizzata nei corpi febbricitanti di gente mai vista, e che implora un atto d’amore per la salvezza dei fratelli...

 E Camillo avverte per la prima volta, in quel preciso momento della notte, la Volontà di Dio, quella vera che l’ha portato là attraverso una serie di circostanze inspiegabili:

 “Instituire una Compagnia d’huomini pij et da bene che non per mercede ma volontariamente e per Amor d’lddio servissero (gli ammalati) con quella charità et amorevolezza che sogliono far le madri verso i loro proprj figliuoli infermi”.

 E’ l’inizio d’un nuovo carisma nella Chiesa di Dio, che spunta con le prime luci dell’alba, mentre il campanone di Castel Sant’Angelo saluta i pescatori che rientrano via Tevere, col carico d’una pesca sempre più povera.» (Ruffini F., San Camillo de Lellis, Ediz. VELAR, Gorle 2006, pp. 16-17)

 

L’ASSUNZIONE della B.V. Maria al CIELO

è il trionfo e la glorificazione del corpo umano

 

Ci sia consentita una breve riflessione del contesto liturgico nel quale il giovane neo-convertito Camillo, Maestro di Casa dell’Ospedale San Giacomo degli Incurabili di Roma, viene folgorato dall’ispirazione dello Spirito di Dio.

Nella Memoria Liturgica dell’Assunzione al Cielo della B.V. Maria, in Lei Immacolata Madre del Verbo Incarnato, si celebra il pieno compimento del Mistero Pasquale di Cristo, "immagine e segno della Chiesa", riverbero della resurrezione di Cristo sul membro più eminente del suo corpo.

La "perfetta configurazione a Cristo Risorto" trova in S. Paolo (1Cor 15,20-26) la nitida collocazione nel Mistero Pasquale e lo evidenzia "evento ecclesiale", e indica che la Redenzione è giunta a compimento totale, ed è il primo membro dell'innumerevole schiera di quanti hanno bisogno di Redenzione.

E' il giorno del canto di immensa riconoscenza della B.V. Maria: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore... Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome" (Lc 1,39-56).  Un quadro bellissimo... paradisiaco... pieno di speranza... Rimane, però, per noi "pellegrini verso il Cielo" il duro cammino quotidiano seminato di dolori, malattie, morte... E' il medesimo tragitto che percorse Quella che oggi contempliamo Assunta in Cielo. Non ne fu esentata... anzi...

Il "fiat", il "sì" liberamente pronunciato di essere la "Serva del Signore" la unì a Lui in modo unico nella sofferenza causata dalla malvagità degli uomini. Dalla profezia della spada di Simeone (Lc 2, 34-35) allo "stare sotto la Croce" e fino alla sepoltura del Figlio Gesù (Gv 19, 25-27.40-42), l'esistenza della B.V. Maria fu costantemente segnata dalle sofferenze della condizione umana.

Una costatazione per noi importante questa per attendere il sorgere del giorno e, per tanti, affrontare una "notte interminabile" senza sprofondare nello smarrimento.

L'Eterno Padre vuole tutte le creature “conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8, 29). Maria lo fece in sommo grado. Il Beato Giovanni Paolo II nella Salvifici Doloris scrive: «È, innanzitutto, consolante - come è evangelicamente e storicamente esatto - notare che a fianco di Cristo, in primissima e ben rilevata posizione accanto a lui, c’è sempre la sua Madre santissima, per la testimonianza esemplare che con l’intera sua vita rende a questo particolare Vangelo della sofferenza. In lei le numerose ed intense sofferenze si assommarono in una tale connessione e concatenazione, che se furono prova della sua fede incrollabile, furono altresì un contributo alla redenzione di tutti.

In realtà, fin dall’arcano colloquio avuto con l’angelo, Ella intravide nella sua missione di madre la "destinazione" a condividere in maniera unica e irripetibile la missione stessa del Figlio...  Nel giorno che celebra il Trionfo della sacralità del corpo, Tempio dello Spirito Santo (1 Cor 6, 19-20), a quanti sentono più degli altri il peso di una "fisicità" dura a portarsi.

E fu in questo contesto saturo di alto misticismo, che il giovane Camillo a contatto con la sofferenza umana e sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, si muoverà da questo Ospedale romano per una impresa di interpretazione della Carità evangelica talmente singolare da meritare l'appellativo di "Nova Charitatis Schola" da Papa Benedetto XIV nella Bolla di Canonizzazione nel 1746 .

L'incarico di Maestro di Casa lo metteva a contatto diretto con le diverse componenti di tutto l'ospedale, impegnandolo a conoscere e seguire quanto avveniva tra quelle mura. L'esperienza di inserviente, fatta prima della sua conversione, gli tornava utile per valutare i disservizi e la cattiveria di individui una volta suoi colleghi di salario, e di malefatte, ai danni dei poveri malcapitati malati.

E fu in questa differente valutazione del prossimo, vissuta allora come ricerca di ciò che piace a Dio, che andò maturando una idea che affiorò "una sera verso il tardi (che poteva essere un'hora di notte) nel mezzo dell'hospidale...".  L'idea di "liberare essi infermi da mano di quei mercenarij et in cambio loro instituire una Compagnia d'huomini pij, e da bene, che non per mercede, ma volontariamente e per amor d'Iddio gli servissero con quella charità et amorevolezza che sogliono far le madri verso i lor proprij figliuoli infermi... intorno alla santissima Assuntione di Maria sempre Vergine d'Agosto", nell'anno 1582: è la Prima Idea di Fondazione dei Ministri degli Infermi.