Di P. Felice Ruffini
camilliano

 

 

 

Il 14 luglio 1614, “di Lunedì la sera ad un’hora e mezza di notte”, Padre Camillo passa da questa terra al Cielo nella “Infermeria” della Comunità Camilliana presso la Chiesa di S. Maria Maddalena in Roma.

Il camilliano contemporaneo, P. Sanzio Cicatelli, nella “Vita manoscritta” descrive in forma dettagliata un «Breve ragguaglio dell’Instituto e del modo di governo che il P. Camillo lasciò nella Religione doppo la sua morte».

Il “bilancio” esteso a caldo nell’immediatezza della scomparsa del Fondatore, con le “luci” doveva necessariamente rammentare anche le “ombre”. Queste, però, attinenti alla sfera contingente finanziaria, come possono essere al momento che rinunziò al Generalato di “trenta quattro mila scudi di debito che quasi tutti pagavano frutto, quali esso per diversi bisogni fece”.

Oggi a 394 anni da quel giorno, si costata solo l’«Eredità» di un “carisma” eccezionale che nei secoli si rinnova in un Ordine Religioso voluto direttamente da Dio: “Di che t’affliggi ò pusillanimo? Seguita l’impresa ch’io t’aiuterò essendo questa opera mia e non tua”.

Ed è questa «Eredità» operativa che vogliamo presentare. Il “saggio” è stato scritto su richiesta dei Fatebenefratelli per la loro rivista “Vita Ospedaliera”, che per l’anno 2008 nella rubrica “Chiesa e Salute” dedica ampio spazio ai “Modelli di Evangelizzazione in campo sanitario”.

Condizione posta dall’Editore è stata di non stendere una biografia, ma la “forma di vita” del Modello in... “pillole”, se ci è concesso definire!?

Questo nostro contributo è stato pubblicato nella Rivista citata in Maggio (n. 5) e in Giugno (n. 6). Qui ne diamo una edizione ridotta, lasciando a chi fosse interessato di accedere a quella integrale.

 

 

1. Un cuore di madre

“Stando adunque egli una sera verso il tardi (che poteva essere un'hora di notte) nel mezzo dell'hospidale soprapreso da queste considerationi gli venne il seguente pensiero. Ch'à tale inconveniente non si poteva meglio rimediare che con liberare essi infermi da mano di quei mercennarij et in cambio loro instituire una Compagnia d'huomini pij, e da bene, che non per mercede, ma volontariamente e per amor d'Iddio gli servissero con quella charità et amorevolezza che sogliono far le madri verso i lor proprij figliuoli infermi.”Era l’anno 1582.

 

2. Il “Volto di Cristo nel malato” è la fonte della sua azione

“Considerava egli tanto vivamente la persona di Christo in loro, che spesso quando gli imboccava (imaginandosi che quelli fussero i suoi Christi) dimandava loro sotto lingua gratie et il perdono de’ suoi peccati, stando cosi riverente nella lor presenza come stasse proprio nella presenza di Christo cibandogli molte volte scoperto, et ingenocchiato

 

3. Fondazione attiva e contemplativa

“Per questo gli dispiacevano non poco alcuni de suoi che mentre stavano ne gli Hospidali etera tempo di faticare et operare, quelli sotto pretesto di non volersi distrarre dall’unione interiore stavano come incantati non potendosi muovere. Dicendo esso che non gli piaceva quella sorte d’unione che tagliava le braccia alla charità. E ch’era somma perfettione mentre era tempo di far bene à poveri aiutargli, e lasciare alhora Iddio per Iddio poi che di contemplarlo non ci saria mancato tempo in Paradiso. Pareva à lui difficile ch’un anima potesse amar perfettamente Iddio non amando anco il suo prossimo facendogli del bene, et aiutandolo nelle sue miserie potendolo fare, et havendone la commodità, et essendovi particolarmente obligato per instituto. Replicando piu volte a questo proposito il detto di S. Giovanni: Se non amo il mio fratello che veggo com’è possibile che possa amare Iddio che non veggo?”

 

4. “Più cuore in quelle mani”

“Detto Padre Camillo con un Compagno che era Novitio, andò a fare la Carità di nettare alcuni Infermi di loro bruttezze, et aiutandolo questo Compagno s’imbrattò un poco le mani, delche n’hebbe un poco di mortificatione, et visto il Padre Camillo questo, gli disse figliolo tenete conto di cotesti Guanti d’Oro, e la Carità vuol’esser fatta con buon’animo, e con Cuore generoso”

 

5. Scuola infermieri «ante litteram» e precursore della «convalescenza»

Dimandando hor l’uno hor l’altro de suoi Religiosi come si potessero ben cibare gli infermi, come nettargli ben le lingue, e come rifargli bene i lor letti. Facendo anco talvolta portare nella presenza di tutti le tavole i scanni, il matarazzo le lenzuola il capezzale e le coperte per vedere s’essi lo sapevano fare come lui giudicava bene. Cosi anco faceva provargli se sapevano far le proteste e raccommandar l’anime a’ morienti, facendo ch’uno facesse la persona dell’infermo, et un altro quella del Padre che l’essortasse a morire. Dicendo lui che quelli sempre dovevano essere li principali essercitij de Ministri de gli Infermi”

 

6. “La Pastorale Sanitaria” di P. Camillo

“Voleva che sopra i morienti s’osservassero da nostri alcuni suoi avertimenti cioe. Che non se gli tirasse dell’acqua santa in faccia per non spaventarlo, ma che se gli dasse pian piano toccandolo col dito, o con l’aspergia (...) Voleva che nella stanza del moriente non si piangesse ne ridesse, ne si parlasse di cose impertinenti, ma che tutti in santo silentio orassero e pregassero per il felice passaggio di quell’anima.”

 

7. Con Maria accanto al malato

“Dicendo più volte: Guai à noi peccatori, se non havessimo questa grande Avvocata in Cielo, essendo lei la Thesoriera di tutte le gratie, ch'escono dalle mani di Sua Divina Maestà”

“...e quan­do co­no­sce­va al­cun­’ In­fer­mo pros­si­mo al­la Mor­te nel­l’Ho­spe­da­le, an­da­va or­di­na­ria­men­te à quel­lo, e la pri­ma co­sa li fa­ce­va le pro­te­ste con spi­ri­to, e sen­ti­men­to gran­de, e mas­si­me so­pra la Fe­de (...): re­ci­tan­do al­le vol­te tut­to il Cre­do for­te, so­le­va di­vi­de­re le pro­te­ste, che lui fa­ce­va or­di­na­ria­men­te in trè pun­ti nel­la Fe­de, co­me fon­da­men­to, nel­la Spe­ran­za del­la Mi­se­ri­cor­dia di Dio, e par­ti­co­lar­men­te nel San­gue di Chri­sto Cru­ci­fis­so, del qua­le e­ra mol­to de­vo­to, e ter­zo à non di­spe­rar­si, ma con­fi­dar­si nel­la Di­vi­na Mi­se­ri­cor­dia, et in ha­ve­re do­lo­re, e pen­ti­men­to del­li pec­ca­ti pas­sa­ti, con­fi­dar­si nel­la Pas­sio­ne di Chri­sto, nel­l’In­ter­ces­sio­ne del­la Bea­tis­si­ma Ver­gi­ne...”

 

8. Martiri della Carità

Sono oltre 300 i Camilliani che hanno dato la vita per Cristo in forza del quarto voto di servire il malato «etiam pestis incesserit». Così Padre Camillo alla prima prova del 1589 nell’assistere nella Baia di Pozzuoli una flotta all’ancora: "Condotti in Napoli tre solamente di loro furono degni d'andarsene à meglior vita, cioè Gio. Battista Butricone Napolitano, Serafino da Galizano Lucchese, et Angelo della Marca. La santa morte de' quali essendo stata scritta al Padre Camillo in Roma, esso subito offerì l'anime loro à Sua Divina Maestà come primitie di tutti gli altri, che per l'avvenire con questo nuovo geno di morte, dovevano sacrificar le vite loro per salute de' prossimi."

 

Padre Camillo il “Buon Samaritano”

Nella stima di chi lo ha praticato e conosciuto nella sua azione di Carità eccellente, non si ha alcun dubbio di accostarlo al «Buon Samaritano» della Parabola. Così scrive il biografo Cicatelli nella “Introduzione” del suo manoscritto, a conclusione delle Parole del Maestro Divino:

Questo cosi notabile e maraviglioso essempio di charità (se pur lecito mi fia di tal comparatione servirmi senza alcuna minima nota de gl'altri huomini santi) par che si possa propriamente al nostro P. Camillo applicare... Al fine passando di qua giù per misericordia d'Iddio il pietoso Sammaritano (che senza dubbio possiamo dire essere stato Camillo) huomo prima del mondo, convertito poi al Signore,vedendo detti poveri languenti mosso à compassione di loro se gl'accostò, e medicò pigliando sopra di se il peso d'agiutarli et di servirgli”.

 

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