La B.V. Maria "Salus Infirmorum"

di San Camillo
16 Novembre 2014

 

Nella Chiesa di S. Maria Maddalena di Roma dal 26 maggio 1616, - acquistata da San Camillo all'inizio del Dicembre 1586 -, è in solenne esposizione una antica Icona della Madonna detta "Salus Infirmorum", donazione disposta con testamento dalla Signora Settimia De Nobile, penitente del camilliano P. Cesare Simonio. Da quel giorno la "Chiesa Primaria" dei Ministri degli Infermi divenne il Santuario della «Madonna Salute degli Infermi», e ci dicono le antiche cronache che come si usava per immagini più venerate, le fu posto innanzi un velo che si alzava durante la S. Messa e le altre celebrazioni che si facevano all'Altare Maggiore.

Di giorno in giorno aumentarono i devoti che accorrevano a pregarla, e iniziò anche una "pioggia di ex voto" per le grazie ricevute, pubblicamente testimoniate. L'Ordine Camilliano ogni anno il 16 novembre fa Solenne Celebrazione Liturgica dove è presente, in Ospedali e Parrocchie, in piccoli Centri Sanitari e in Rettorie, ovunque il "Popolo di Dio" sente « Maria Salus Infirmorum », perché come Papa Francesco ha detto nell'intervista rilaciata a "La Civiltà Cattolica" «...se si vuol sapere chi è Maria si chiede ai teologi, se si vuol sapere come la si ama, bisogna chiederlo al popolo...».

Non è certamente un "quadro" la ragione e il fondamento dell'accensione e divulgazione di una particolare devozione, ma dovuto a quanto il Concilio Vaticano II ai nostri giorni nella Lumen Gentium ha scritto che «...la vera devozione non consiste né in uno sterile e passeggero sentimentalismo, né in una certa qual vana credulità, bensì procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio, e siamo spinti al filiale amore verso la madre nostra e all'imitazione delle sue virtù.» (n. 67)

E così lo era perché in quella Chiesa già fin dal primo giorno che "Padre Camillo" e i suoi Religiosi erano comparsi, si era affermata la "dimensione mariana esistenziale" da lui vissuta in modo eccezionale. Partito dal popolo, e sempre rimasto a livello di popolo, "Padre Camillo" la sua Teologia non l'apprese nelle rinomate Cattedre del tempo, ma per altra "via" come leggiamo negli Atti dei "Processi" le testimonianze di contemporanei che assicurano «...come havesse scienza infusa, ci dava tali esempij che pareva gran Teologo, et haveva un gran lume di tutti li Misterij, come dell’Incarnatione, Redentione, e particolarmente del Santissimo Sacramento...», un fine teologo immerso nel «sensus fidelium» che viene formato e modellato in particolare nell’Eucaristia.

Ebbene, sì, è proprio per «li Misterij dell’Incarnatione et Redentione» che la sua radicale rivoluzione interna avvenne nel "mercordi giorno sollennissimo della Purificatione della sempre Immacolata Vergine, chiamandolo il giorno della sua conversione" quel 2 febbraio 1575, impatto fortissimo con la sfera dello spirito che lo rese disponibile a farsi rintracciare da Dio e tornare sulla retta via.

E Padre Camillo non la giudicò fortuita coincidenza quel momento Liturgico, ma denso e carico di un messaggio di "Salvezza e Redenzione": Purificazione della Madre nel Presentare al Tempio il Figlio Uomo-Dio, con l'annuncio profetico del Santo Vecchio Simeone della sofferenza che colpirà Madre e Figlio.

Non sapeva di Teologia... ma il giovane neo-convertito Camillo sentì sulla propria pelle la carezza materna di quella dolce Madonna delle Grazie con il santo Bambino che «sembrava voler distribuire con le sue mani le grazie celesti per mezzo della linfa del seno materno che fu alimento alla sua umanità divina, come le celesti grazie sono divino alimento dell’umanità...».

Ed è in forza di questo arcano misterioso incontro con la Madre di Dio che le parole del Crocifisso, «Di che t'affliggi ò pusillanimo? Seguita l'impresa ch'io t'aiutarò, essendo questa opera mia e non tua...», lo porteranno ad inventare una Nova Schola Caritatis nella Chiesa ed essere Testimone credibile dell'Amore Misericordioso del Padre, con l'esigere da quanti lo seguono di chiedere a Dio la grazia «che gli dia un affetto materno verso il suo prossimo acciò possiamo servirli con ogni charità così dell’anima, come del corpo...».

E' l'invenzione di una nuova «pastorale sanitaria» che si pone accanto ai malati, cura il corpo per attingere l'anima del fratello e della sorella ammalati che a lui e ai suoi religiosi si affidano, far sentire la presenza materna di Maria, sollecita e attenta ai bisogni dei figli, che previene e risolve efficacemente ogni difficoltà, spirituale e temporale.

L'intima e stretta associazione tra Madre e Figlio nel momento decisionale di adesione al piano di salvezza da Dio scelto per lui, è la prova più che evidente che il ruolo di Maria è quello di “Avvocata e Thesoriera di tutte le gratie che escono dalle mani di sua Divina Maestà...”, e come “Mater Dolorosa” Padre Camillo la sente con se accanto al letto di ogni uomo infirmus, come stette sul Calvario sotto la Croce del Figlio Gesù (Gv 19, 25), dando fiducia che quel dolore della creatura entra nella dimensione prospettata da S. Paolo (Col 1, 24), per conseguire la salute totale per i meriti del Sangue Prezioso del Cristo Crocifisso.

 

Ecco questa è la Madonna Salus Infirmorum di San Camillo e di tutto l'Ordine Camilliano, che fin dai primi tempi hanno dedicato a questo titolo quante più Chiese venivano affidate alla loro attività pastorale, ben compresa e stimata nella Comunità Ecclesiale. Per tutte, prelevando un testo di una pubblicazione del 1644, riportiamo quel che avvenne in Messina da aprire e leggere in "finestra autonoma".

La venerata Immagine ha visto nel tempo anche l'omaggio del Beato Pio IX, che da giovane aveva soggiornato presso la Comunità Camilliana della Maddalena per motivi di salute, il quale prima del 1870 tornò due volte a venerarLa, e così anche «...Leone XIII che nel 1899 a novant'anni fu costretto a subire un atto chirurgico, e la prima volta che ridiscese nei giardini Vaticani colse con le sue mani un mazzo di fiori  e lo mandò entro un bel canestro alla Madonna della Salute alla Maddalena, dove si era pregato per lui dinanzi alla venerata Icona».

P. Felice Ruffini

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