«Valle dell'Inferno» pietraia garganica

«Conversione del giovane sbandato Camillo»

« Mercordi' 2. di Febraro 1575 » 

 

E' bello e simpatico incontrare un Santo che prima era un peccatore, un "Figliol Prodigo"… te lo senti più tuo, uno insomma che almeno nella prima parte della sua vita ti rassomiglia e ti fa coraggio che ce la puoi fare pure tu!

E' quello che in tanti sentono di San Camillo fino ai 25 anni "Soldato di Ventura, Mercenario", e ne apprezzano il carattere maschio di uomo forte, che poi quando si «converte a Dio» è capace di arrivare alle vette eccelse della santità, interprete di quella straordinaria «tenerezza dell'Amore Misericordioso del Padre», e "Testimonial" credibile della gloriosa finale del "Figliol Prodigo" accolto tra le braccia del padre che gli corre incontro e ordina «prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa». (Lc 15, 23)

Stando al contemporaneo camilliano P. Sanzio Cicatelli era «Li 2. di Febraro 1575. anno santo… di mercordi giorno sollennissimo della Purificatione della sempre immacolata Vergine, ecco ch'à similitudine d'un altro S. Paolo fù all'improviso assaltato dal Cielo con un raggio di lume interiore tanto grande del suo miserabil stato che per la gran contritione gli pareva d'haver il cuore tutto minuzzato e franto dal dolore, onde non potendo per la insolita commotione che sentiva in se stesso mantenersi piu à cavallo, come abbattuto dalla divina luce, si lascio cadere in terra nel mezzo della strada dicendo con parole da molti singhiozzi interrotte: ah misero et infelice me che gran cecità è stata la mia a non conoscere prima il mio Signore? Non piu mondo, non piu mondo....»

Bello e facile leggere questa conclusione... ma quale percorso travagliato l'ha preceduto! Sempre il Cicatelli mette l'accento sull'attesa di Camillo della buona stagione per tornare alla vita disgraziata di sempre, tingendo in poche battute l'animo disperato di un giovane sbandato che «sentendo dentro di se quasi un martirio intollerabile per la tanta fatica, stette tal volta per ammazzare i due Asinelli avuti per officio di portare alla fabrica acqua, pietre e calce e partirsene...», e poi in quel mattino del 2 febbraio, come s'è già detto, trovarlo invaso da tanta pace e luce divina.

E' ovvio chiedersi allora il perché di questo stravolgimento guardando agli anni e giorni precedenti che ci hanno detto di una vita vissuta allo sfascio più completo [*]. Una fierezza coperta da coriaceo scudo di superbia e d’orgoglio, che affondava nella presunzione di nobiltà atavica essendo il giovane rampollo di «Misser Giovanni de Lellis, che era delli Principali di questa Terra di Bucclanico di tutti Parentati», con Padrini al Battesimo il Barone Gentile di Torricella e sua moglie Simonia della Nobile Famiglia degli Ugni di Napoli.

E bene sì, questo atteggiamento presuntuoso inizia a incrinarsi nel mattino del 30 novembre precedente quando, con il cappello in mano, chiede l'elemosina dinanzi alla Chiesa di San Domenico di Manfredonia, e il «buon vecchio Antonio di Nicastro Procurator de' Padri Cappuccini di quella Città lo dimandò se voleva faticare che gli haveria trovato partito in un Convento de Cappuccini ch'alhora si fabricava». È in questo momento che sia avvia la capitolazione e l’inizio della sua salvezza.

S'è accennato che non fu facile quella sosta forzata, una fierezza schiavizzata dalla estrema povertà, e si può ben dire essere naturale che ce l'avesse con il mondo intero! In quel giovane sbandato Camillo è facile vedere uno dei tanti nostri giovani, arrabbiati con tutti, soli e senza una persona che li ama!

Troppo il peso che dall'inizio dell'adolescenza si portava dentro per Mamma Camilla che se n'era andata lassù in Cielo, e poi anche Papà Giovanni che lo aveva abbandonato appena agli inizi della carriera militare... Scrive il Cicatelli «restando di tal morte Camillo non poco mal contento non havendo piu ne padre ne madre, quale anco era da questa vita passata almeno sei anni prima». Così Camillo rimane solo, ed anche uno zio fratello della Mamma, Frate importante all'Aquila non lo accetta giudicando che la sua non era autentica "vocazione", «ma piu tosto una certa sorte di disperatione e non gli volse dar l'habito».

E poi viene Manfredonia, e i segni eclatanti di chi è solo e disperato, dei quali s’è detto...

Non si trova scritto da nessuna parte, ma deve avere certamente subito un forte trauma spirituale assistendo alla solenne liturgia nella "Notte Santa" del 1574 dei buoni Fraticelli del Santo Poverello d'Assisi, inneggiando ed esaltando la «Tenerezza del Dio Bambino» che era nato in una stalla come lui, Camillo, e venuto quaggiù anche per lui per farlo sentire suo fratello, e che nella notte di Greccio era volato tra le braccia di Frate Francesco...

Sogno?... vagheggio?... può essere! Ma visto poi come è andata la seconda parte della vita del nostro "convertito Camillo", e quello che ha vissuto e ci ha lasciato, ho tutti i buoni motivi per credere che sia andata così.

Il buon Padre Angelo, Guardiano del Convento di San Giovanni Rotondo fu "occasione di Dio" che lo aiutò a farsi «catturare da Dio», con la mediazione materna della Sua Immacolata Madre, così come nella testimonianza diretta del Nostro San Camillo si sa che finché visse proclamava: «Guai a noi peccatori, se non havessimo questa grande Avvocata in cielo, essendo lei la Thesoriera di tutte le gratie, ch’escono dalle mani di Sua Divina Maestà», perché altrimenti non avrebbe senso quello che scrive il Cicatelli chiudendo questo momento di svolta storica del suo Fondatore e Padre: «Purificato adunque Camillo per intercessione della B. Vergine nel sudetto bagno delle proprie lagrime, havendo anco in quello smorzata tutte le fiamme de suoi cattivi desiderij ritornò subito a cavalcare per la volta di Manfredonia.» (Felice Ruffini)

 

[*] Per saperne di più di questo periodo di vita del nostro San Camillo, vi offriamo la lettura del secondo capitolo della pubblicazione «Con “Padre Camillo sulle sue tracce…» click