14 Luglio 1614

"Padre Camillo" entra nella Gloria dei Cieli

 

     Quest'anno il giorno Solenne della Nascita al Cielo del nostro Glorioso San Camillo, - 14 luglio 1614 -, lo vogliamo fare commemorare con quanto Papa Benedetto XIV ha espresso nella sua Bolla di Canonizzazione, la «Misericordiae Studium», estraendo alcuni significativi passaggi che ne esaltano la peculiare «Missione del Crocifisso a Camillo», consegnata in mistica visione in quei giorni dell'Agosto del 1582, e più volte poi ripetuta durante la sua vita:

 

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«La legge della carità, diffusa nei cuori dei Fedeli per mezzo dello Spirito Santo, ha congiunto tra di loro con vincolo di fraternità le nazioni di tutto il mondo. Per questo spirito di amore la faccia della terra è stata veramente rinnovata. In forza di tale spirito il genere umano ha incominciato a trasformare questa valle di lacrime in occasione di esercizio dcila carità e in dimora del pellegrinaggio verso la beatitudine, e le infermità umane, già inerenti alle membra dello stesso corpo, offrono ai pazienti motivo di espiazione dei peccati e di conquista della salute eterna, mentre a coloro che sì associano alle loro pene conferisce l'aumento dei meriti e la fiducia di ottenere per se la misericordia che hanno accordato agli altri.

Il Beato Camillo, colmato di questo spirito dal cielo, assunse su di sé la cura premurosa, di tutti gli afflitti, in modo speciale degli infermi, e diffuse negli altri lo spirito del suo fervore. Questo Uomo Beato, che ha esercitato le virtù in grado eroico, e la cui santità è stata magnificata da Dio onnipotente con miracoli, noi, dalla cattedra della verità proponiamo che debba essere venerato da tutta la Chiesa, invocato dai popoli, imitato da tutti i Fedeli, e lo attestiamo con il contenuto del presente documento.

Da questa nuova scuola di carità è motivo di meraviglia il beneficio che è sorto a favore di creature umane di tutte le categorie, sia per la salute corporale che per quella spirituale. Non più gli infermi dovevano lamentarsi di incorrere nelle tribolazioni della malattia e nella tristezza dell'abbandono; non più temettero di affrontare il pericolo della morte imminente aggravati dai peccati della vita passata; non più l'avversario del genere umano ha potuto trovare i miseri mortali, giunti all'estrema fatica, circuiti dalla sua rabbia infausta, impreparato per non aver ricevuto l'aiuto dei sacramenti e privati dell'aiuto e della consolazione delle esortazione dei Fedeli. Negli ospedali è stata riportata la pulizia, sono stati sollevati dalle fatiche gli Inservienti, in ogni parte aiutati i Pastori delle anime, alleviati da ansie, angustie e inquietudini,

Conduceva pertanto sulla terra una vita quasi celestiale. Spesso è stato visto come strappato dai sensi in mirabile estasi, elevato e sospeso in aria con tutto il corpo, mentre veniva associato alla comunione con gli spiriti beati: da qui e con l'aiuto degli stessi raffrontava le battaglie della vita. E, stando alla testimonianza di S. Filippo Neri, risulta che sono apparsi degli angeli a fianco dei Compagni del Santo mentre assistevano gli infermi.

 

Conclusione

Il Beato Camillo, colmato di questo spirito dal cielo, assunse su di sé la cura premurosa, di tutti gli afflitti, in modo speciale degli infermi, e diffuse negli altri lo spirito del suo fervore. Questo Uomo Beato, che ha esercitato le virtù in grado eroico, e la cui santità è stata magnificata da Dio onnipotente con miracoli, noi, dalla Cattedra della verità proponiamo che debba essere venerato da tutta la Chiesa, invocato dai popoli, imitato da tutti i Fedeli, e lo attestiamo con il contenuto del presente documento.

Dato a Roma presso la Sede di Pietro nell'anno dell'Incarnazione del Signore millesettecento-quarantasei il ventinove Giugno nel sesto anno del Nostro Pontificato.

+ Io Benedetto, Vescovo della Chiesa Cattolica»

 

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Questa in sintesi la sua « Eredità nei secoli »

 

1. Il Volto di Cristo in ogni malato

"Considerava egli tanto vivamente la persona di Christo in loro, che spesso quando gli imboccava (imaginandosi che quelli fussero i suoi Christi) dimandava loro sotto lingua gratie et il perdono de’ suoi peccati, stando cosi riverente nella lor presenza come stasse proprio nella presenza di Christo cibandogli molte volte scoperto, et ingenocchiato"

"Quando pigliava alcun di loro in braccio per mutargli le lenzuola esso faceva ciò con tanto affetto e diligenza che pareva maneggiasse la propria persona di Giesù Christo. Et ancorche l’infermo fusse stato il piu contagioso o leproso dell’Hospidale, esso nondimeno lo pigliava in braccio à fiato à fiato accostandogli il suo volto alla testa come fusse stata la sacra testa del Signore. Quando lo posava sopra alcun altro letto usava una diligenza mirabile che non stasse scoperto, ne con la testa bassa, ne che pigliasse freddo, o vero che non mostrasse alcuna parte del corpo ignuda"

 

2. Cuore di madre fin dalla prima idea fondazione

"Stando adunque egli una sera verso il tardi (che poteva essere un'hora di notte) nel mezzo dell'hospidale soprapreso da queste considerationi gli venne il seguente pensiero. Ch'à tale inconveniente non si poteva meglio rimediare che con liberare essi infermi da mano di quei mercennarij et in cambio loro instituire una Compagnia d'huomini pij, e da bene, che non per mercede, ma volontariamente e per amor d'Iddio gli servissero con quella charità et amorevolezza che sogliono far le madri verso i lor proprij figliuoli infermi."Oltre di cio la santa charità l’haveva fatto diventar anco perfettissimo cuoco andando spesso nelle cucine de gli Hospidali à fargli di propria mano qualche delicato sapore o minestra per alcun di loro, che fusse stato grave o svogliato, o fastidito dal male. Ma che dico cuoco? Era diventato anco Balio per amor loro accarezzando spesso, e governando molti semplici figliuolini infermi cibandogli con la pappina, e facendogli altri vezzi da pietosa madre,e se havesse havuto del latte senza dubbio se l’haveria cavato dal cuore per darlo à loro."

 

3. "Fondazione" attiva e contemplativa allo stesso tempo

"Questa Religione non è del tutto attiva come molti pensano, ma mista dell'una e dell'altra vita conforme faceva anco Giesù Christo che parte del tempo spendeva nell'oratione, e parte nel curare l'infermi e predicare. Oltre le sudette attioni che si fanno verso li infermi se ne fanno anco alcune altre verso i prossimi sani nelle Chiese confessando sermoneggiando, e facendo altri essercitij spettanti al divino culto."

"Per questo gli dispiacevano non poco alcuni de suoi che mentre stavano ne gli Hospidali etera tempo di faticare et operare, quelli sotto pretesto di non volersi distrarre dall’unione interiore stavano come incantati non potendosi muovere. Dicendo esso che non gli piaceva quella sorte d’unione che tagliava le braccia alla charità. E ch’era somma perfettione mentre era tempo di far bene à poveri aiutargli, e lasciare alhora Iddio per Iddio poi che di contemplarlo non ci saria mancato tempo in Paradiso. Pareva à lui difficile ch’un anima potesse amar perfettamente Iddio non amando anco il suo prossimo facendogli del bene, et aiutandolo nelle sue miserie potendolo fare, et havendone la commodità, et essendovi particolarmente obligato per instituto. Replicando piu volte a questo proposito il detto di S. Giovanni: Se non amo il mio fratello che veggo com’è possibile che possa amare Iddio che non veggo?"

 

4. "I guanti della carità", ovvero « Più cuore nelle mani »

"Ritrovandomi nel medesimo Ospedale (S. Spirito di Roma) il detto Padre Camillo con un Compagno che era Novitio, andò a fare la Carità di nettare alcuni Infermi di loro bruttezze, et aiutandolo questo Compagno s’imbrattò un poco le mani, delche n’hebbe un poco di mortificatione, et visto il Padre Camillo questo, gli disse figliolo tenete conto di cotesti Guanti d’Oro, e la Carità vuol’esser fatta con buon’animo, e con Cuore generoso"

"Accorgendosi per sorte che alcun de’ suoi ne gli Hospidali havesse schifato l’infermi o sputato, o fatto altro segno per il quale havesse dimostrato sentir la puzza, esso subito lo notava, e tal volta lo menava seco à rifar qualche letto de’ piu puzzolenti. Nettando poi esso l’infermo con le proprie mani diceva: Il signor Iddio mi facci gratia di farmi morire con le mani impastate di questa santa pasta di charità."

 

5. Padre Camillo è il "Buon Samaritano"

«Questo cosi notabile e maraviglioso essempio di charità, se pur lecito mi sia di tal comparatione servirmi senza alcuna minima nota de gl'altri huomini santi, par che si possa propriamente al nostro P. Camillo applicare. Poi che per l'huomo in mano de' ladroni capitato, e nella strada semivivo relitto per chi meglio intendere si potrà che per li poveri Infermi cosi ne gl'Hospidali, come nelle proprie case abbandonati? Di modo che essendo fin dal principio della Chiesa per la strada di questa presente vita non solo uno, ma molti Sacerdoti, e Leviti passati, al fine passando di qua giù per misericordia d'Iddio il pietoso Sammaritano, che senza dubbio possiamo dire essere stato Camillo, huomo prima del mondo, convertito poi al Signore, vedendo detti poveri languenti mosso à compassione di loro se gl'accostà, e medicà pigliando sopra di se il peso d'agiutarli et di servirgli. Quali havendo esso per molto tempo con le sue proprie forze aiutati, nell'andarsene al Cielo voile anco per servigio loro lasciar dui danari al mondo, cioe la sua humile Congregatione fondata sopra i dui precetti dell'amor d'Iddio e del prossimo...»

 

6. Con Maria accanto ai malati e ai morenti

"Figliuoli non dubitate punto poiche se bene co’l gusto sentite pane, vedete pane, e toccate pane... ma sotto quelle spetie santissime stà il vero corpo, e sangue e divinità di Christo figliuol d’Iddio nato di Maria Vergine che è quello

che ci ha da venire à giudicare... [a]

Guai a noi peccatori se non havessimo questa grande Avvocata in cielo, essendo lei la Thesoriera di tutte le gratie ch’escono dalle mani di Sua Divina Maestà.

Non dubitiamo fratelli, habbiamo fede in Dio e nella sua Santissima Madre che ci prospererà in tutte le cose.... [b]

La mia volontà è nelle mani di Maria Vergine Madre dello Onnipotente Dio, et intendo di non voler altro, se non quello, che la Regina delli Angeli vuole, e fò Lei mia Protetrice ed Avvocata, e prego per la sua clemenza si degni accettare questa mia elezione, ed ammettermi sotto la sua tutela e protezione... [c]

Nel principio della Congregatione voleva, che tutti i suoi Religiosi ogni giorno congregati insieme in una stanza particolare, cantassero l'officio piccolo d'essa Santissima Vergine, assistendovi egli sempre con grandissimo suo contento spirituale..." [d]

 

7. "Scuola infermieri ante litteram"

"Dimandando hor l’uno hor l’altro de suoi Religiosi come si potessero ben cibare gli infermi, come nettargli ben le lingue, e come rifargli bene i lor letti. Facendo anco talvolta portare nella presenza di tutti le tavole i scanni, il matarazzo le lenzuola il capezzale e le coperte per vedere s’essi lo sapevano fare come lui giudicava bene. Cosi anco faceva provargli se sapevano far le proteste e raccommandar l’anime a’ morienti, facendo ch’uno facesse la persona dell’infermo, et un altro quella del Padre che l’essortasse a morire. Dicendo lui che quelli sempre dovevano essere li principali essercitij de Ministri de gli Infermi"

 

8. In anticipo su i tempi: "Convalescenza" e "Volontariato Laico"

a. "Quando poi detti infermi essendo guariti, partivano dall'Hospidale, esso più volte aiutandoli à vestire, et à calzare, l'accompagnava, e provedeva anco di bastone per sostentarsi: ma non poche volte vedendo, che quelli per essere ancor deboli, e fiacchi non potevano caminare, tanto pregava, e supplicava per loro, finche di nuovo gli faceva mettere in letto. Dolendosi grandemente il buon Padre, perche in ogni Città non fossero luoghi particolari grandi e ricchi per detti convalescenti, non già per starvi dui, o tre giorni solamente, come si usa in alcune Città; ma quindici e venti, se fosse stato bisogno. Dicendo, et affermando, che moltissimi di questi poveri convalescenti morivano per tal mancamento, poiche uscendo essi fiacchi, o deboli da gli Hospidali, e non havendo alcun buon governo in quei primi giorni, subito ricadevano nelle medesime, ò in altre peggiori infermità; quali ritornando di nuovo ne gli Hospidali, al fine distrutti, e consumati dal male, quasi tutti morivano. E però desiderava egli, anzi più volte l'essortò, e consigliò a' Medici, che passata la febre, almeno gli havessero trattenuti tanto ne gli Hospidali, che partendosi poi quelli, havessero possuto subito pigliar la zappa in mano, e guadagnarsi il pane"

b. "...A gloria del S.re il giorno di tutti li Santi daremo principio [alla congregatione di siculari, speramo che sarà di qualche utilità alla Riligione, se farà [a quela stantia nel intrata dalla porta, se livato quel trameso che cera, se [fatta tutta una. spero che saranno una mano di boni sogetti questi che [principia habiamo un riligioso dotto et spirituale, che li confeserà, et gli farà alcuna volta esortatione, pregamo il S.re che sia tal principio a sua perpetua gloria et sirvitio di questa sua pianta..."

P. Felice Ruffini,
camilliano

 

 

NOTE delle "fonti"

1. Volto di Cristo nel malato: (Cicatelli S., Vita del P. Camillo de Lellis – manoscritto, a cura di P. Piero Sannazzaro, Curia Generalizia Camilliani, Roma 1980; poi "Cic ‘80" ) p. 229 *; - Il Crocifisso (idem, p. 295ss - vd anche p. 303 nota 116; p. 248)

2. Cuore di madre fin dalla "prima idea di fondazione": Cic ‘80 p. 52 - bambini ( id. p. 230)

3. Carattere della «Fondazione» è attiva e contemplativa (p. 272 al segno) - Accanto al malato il "mattutino del camilliano" (p. 276) - no alla "pietà che s'arrampica..." (p. 248, al segno)

4. "I guanti della carità", ovvero l'aforismo di "Più cuore nelle mani", (Cic '80, nota 527, p. 232 a)

5. Padre Camillo è il "Buon Samaritano" (Cic '80, Introduzione, pp. 33 e 34)

6. "Con Maria accanto ai malati e ai morenti": [a] Cicatelli ediz. 1615, pp. 119-121 - [b] Id. ediz. 1624, p. 298 - [c] Vanti M., Scritti di S. Camillo, «Testamento Spirituale, Roma 12 luglio 1614», Edizione 1964, Doc. LXXXII, p. 483 - [d] Cicatelli Ediz. 1624 p. 298

7. "Scuola infermieri ante litteram" (Cic '80, p. 231, 2)

8. "Tempo di Convalescenza" (Cicatelli S., Vita del P. Camillo de Lellis, appresso Guglielmo Facciotti, Roma 1624, pp. 234-235), e "Laici coinvolti" (Lettera al P. Biagio Oppertis del 30 ottobre 1592, autografa in Vanti M., Scritti di S. Camillo, Roma 1965, p. 118 ss)