Religiosi Camilliani


« Martiri della Carità »

 

Nell'Anniversario della "Nascita di San Camillo", - 25 maggio 1550 -, i suoi Religiosi fanno Memoria dei «Camilliani Martiri della Carità», ringraziando Dio del grande dono che ha fatto alla comunità dei fedeli e a tutta la società civile, seguendolo da quel giorno fino al termine di sua vita in quella sera gloriosa del 14 luglio 1614. Ed è in questo contesto di Celebrazioni del compimento dell'Anno Giubilare dei "400 Anni del Santo Suo Transito", che invitiamo devoti e ammiratori di questo Gigante della Carità, ha prendere visione di quanti che Lo hanno seguito dato la propria vita per essere fedeli al Voto fatto per Amore di Dio.

* * * * * *

 

San Camillo ha ricevuto da Dio il carisma di testimoniare al mondo l'amore sempre presente di Cristo per gli ammalati e i sofferenti. Ai tre Voti comuni a tutte le Congregazioni Religiose di "Povertà - Castità - Obbedienza", volle il quarto di essere sempre presente "etiam pestis incesserit", oggi tradotto in "sempre, anche con rischio della vita".

I Religiosi Camilliani Martiri della Carità in questi primi quattro secoli di vita sono circa 300, ed di essi si hanno i Nomi di soli 252. Molti sono stati quelli che hanno sacrificato la propria vita e sono Anonimi per la drammaticità dei momenti in cui avvennero i fatti, che certamente non davano spazio a resoconto giornalistico.

Nel 1589, a qualche anno dall'inizio della Fondazione, a Pozzuoli si ha il primo sacrificio in occasione di assistenza ad una flotta di "molte Galere piene di fanterie Spagnuola", colpita da tifo petecchiale detto anche "castrense". Tre i Religiosi che San Camillo "subito offerì l'anime loro à Sua Divina Maestà come primitie di tutti gli altri che per l'avvenire con questo nuovo geno di morte, dovevano sacrificar le vite loro per salute de' prossimi…"

Nel 1606 a Napoli, per febbri contagiose, troviamo il sacrificio della vita di un giovane di Bucchianico per assistere i malati preso l'Ospedale SS.ma Annunziata: il nipote Onofrio de Lellis, ancora Novizio e portato quale esempio a tutta la Congregazione. E' lo stesso Santo Zio che lo assiste fino alla morte e lo piange fortemente. In questa drammatica occasione sono molti altri a perdere la vita e rientrano in quell'anonimato di cui si è detto. I Cronisti del tempo scrivono che "tanti furono i nostri che morivano, che non venivano più suonate le campane nel momento della sepoltura per non spaventare i vicini".

Il terribile flagello della peste che colpì l'Italia nel 1656, segna il sacrificio di ben 96 Religiosi Camilliani in più Città, come si evince nel quadro che segue. Tra essi il Superiore Generale, il P. Marco Antonio Albiti, e i Superiori Provinciali di Roma P. Luigi Franco, e di Napoli P. Prospero Voltabio. Negli Atti di Consulta del tempo si trova scritto che "le nostre Case quasi desolate per la perdita de loro habitanti Religiosi… si ritrovava afflittissima la nostra Povera Religione priva del Capo ed una gran parte delle sue membra…", ma incrollabile rimase la fede nel "SS.mo Crocifisso che con larghe promesse disse al nostro Benedetto Padre Camillo de Lellis di voler perpetuare il nostro Santo Instituto…"

Le bufere sulla "pianticella" di San Camillo sono passate e l'Ordine Religioso si è fortificato e si è diramato nei 5 Continenti.

Ultimo contributo di sangue per essere accanto al malato sempre anche col rischio della propria vita, lo si ha in Spagna durante la ben nota Guerra Civile degli anni '30 di questo fine millennio: sono 12 i Religiosi Camilliani che "in odium fidei" hanno testimoniato l'amore sempre presente di Cristo per i sofferenti. Ed anche se non sono entrati nell'Albo dei Santi ufficialmente riconosciuti, attendiamo che entrino nel Martirologio del Giubileo, come si fa ben sperare.

Onoriamo e ricordiamo in loro Nomi "in perpetuo" ==>

 

*** Il testo è estratto da "La vita per Cristo, di Felice Ruffini, Edizioni Camilliane, Torino 1993, pp. 140"ss