
Testo e video di
P. Felice Ruffini,
camilliano
Dal 1°
dicembre 1574 il giovane Camillo è al Convento dei Cappuccini di Manfredonia,
assunto come manovale nella ristrutturazione del Convento, prima, e poi come
garzone per i servizi domestici, come scrive il biografo contemporaneo, il
camilliano P. Sanzio Cicatelli: «Essendo
adunque finita la fabrica, cominciò il Guardiano à servirsi di lui in altri
servigi mandandolo particolarmente con i medesimi Asinelli à portar robba da un
Convento all'altro».
[1]
Di quanto avvenne quel giorno, e come ci sia arrivato grazie all’interessamento
di «un buon
vecchio chiamato Antonio di Nicastro Procurator de’ Padri Cappuccini di quella
Città», ne abbiamo già trattato in un
saggio posto sul sito da tempo. Per facilità di richiamo offriamo “in calce” il
collegamento.
Certamente il gentile visitatore avrà notato che abbiamo titolato il “link” di
questa pagina con la didascalia “La notte nera di
Camillo...”, perché ci interessa esternare alcune personali
riflessioni sul come riteniamo abbia vissuto questo tempo fino al 1° di febbraio
1575.
Dal P.
Cicatelli sappiamo che «Continuò
Camillo alcun tempo nel sudetto modo di vita stando egli alhora tanto lontano da
Iddio che non si ricordava più di Voto, ne d'altro buon proposito (...) il
pensier suo di trattenersi con quei religiosi era solamente per guadagnarsi
alcun scudo per far passar quell'inverno, e di poi ritornar subito al vomito,
cioè al giuoco et alla guerra se fusse stato possibile. Ma il pensier di Dio era
molto differente dal suo...».
[2]
Assolutamente non c’è accenno o traccia di ripensamenti, o di meditazioni.
Ma,
allora, quale fattore ha contribuito a sgretolare la granitica
muraglia di difesa dall'ascoltare la “voce di Dio”? Forse sarà ingenuo, ma ci si domanda come
mai alle parole di un buon Frate che «gli
fece un breve ragionamento spirituale»
quel pomeriggio del 1° febbraio, seguì che «finito
il ragionamento, Camillo non rispose altro se non: Padre pregate Iddio per me,
acciò m'illumini di quanto debbo fare per suo servigio, e per salute dell'anima
mia»?
[3]
Il buon Frate era P. Angelo, Guardiano del Convento di San Giovanni Rotondo dove
Camillo era stato inviato per una commissione. Anche di questo articolo “in
calce” diamo il collegamento per scaricarlo.
In questo tempo di permanenza
presso i Cappuccini di Manfredonia, quale era il suo stato d’animo? E’
sempre il contemporaneo Padre Cicatelli che ce ne dà un esatto quadro: «Nel
qual nuovo modo di vita differente da quanti mai n'havesse pensato di fare in
vita sua sentì esso non poca repugnanza in quel principio, non potendo ne
sapendo accommodarsi à tal mestiero, parendogli i giorni molto lunghi come non
finissero mai. Sentendo dentro di se quasi un martirio intollerabile per la
tanta fatica, e stette tal volta per ammazzare quegli Asini, e partirsene
particolarmente nel giorno di S. Lucia.
Quando pensando esso doversi riposare alquanto in quel giorno per conto della
festa, la mattina per tempo nel meglio del dormire fù chiamato à lavorare. Del
che fatto impatiente quasi si mordeva le mani di rabbia, dimandando licenza, e
non volendo in conto nessuno piu starvi. Ma quei
Padri
per non farlo andare in mala via con buone parole, dopo haver un pezzo stentato,
lo trattennero, dandogli in questo tempo per suo salario un scudo ogni mese».
[4]
Costretto a
mordere il freno, notte dopo notte,
la crudeltà
della miseria e della povertà nelle quali si è cacciato,
affondano
sempre più profondamente nella sua carne come lama tagliente, generando una drammatica situazione psicologica resa ancora
più cocente da "flash" di vita gaudente e spensierata alla quale era votato,
conditi anche da qualche ricordo di "gloriosa" impresa militare come canto di
“Sirena” ammaliatrice.
Stato d'animo che contrasta fortemente con la serenità e la pace che vivono
quegli uomini, giovani e non più giovani, scalzi e poveri per scelta: i Frati
Cappuccini che l'ospitano. Camillo non pensa affatto di cambiare vita, ma sogna
l'arrivo della "primavera" come la liberazione da quella situazione disperata, e
finalmente riprendere l'unico mestiere che sa fare, quale è quello del
"mercenario".
La “notte
nera” dell’anima di Camillo, impregnata di irrequietezza e di drammatico
sconforto, è sottoposta ad una sorte di <<esercizi spirituali subliminali>>,
che affondano
nel profondo del suo animo, con le armonie del canto nella notte del “Mattutino”
dei buoni Frati nella Chiesetta del Convento, la pace e la gioia di “Uomini
di
Dio”, dei quali quotidianamente avverte essere testimoni della presenza di Dio
Padre Misericordioso, al Quale hanno donato le proprie vite.
Il canto
gregoriano del "Mattutino" nel cuore della notte, è una debole luce che avanza
nella "sua notte nera"...
Ecco... riteniamo che in queste "60 notti nere" della sua giovane vita, sia proprio questo contrasto tra la sua scelta di vita e
quella dei buoni Frati Cappuccini che l’ospitano, a iscrivergli nel profondo
della coscienza quale è la retta via da seguire, preparandolo incosciamente al “prossimo invito di
Dio”, più volte nel passato inascoltato.
Le melodie armoniose
del canto gregoriano delle “Antifone Mariane”, nelle notti insonni e farcite di
rabbia scendono nel suo animo, e senza che lui prenda coscienza, depositano la
presenza materna della Madre di Dio, Maria di Nazareth.
Sì, Camillo continua a sognare
l’arrivo della “primavera” per tornare
alla vita gaudente e avventurosa di sempre... ma quelle “60
notti nere” verso il prossimo 2 febbraio, con l’occasione del
provvidenziale viaggio a San Giovanni Rotondo e all’incontro con Padre Angelo,
stanno preparando una finestra nella sua mente e nel suo cuore al decisivo incontro con Dio sul “tratturo” che da San
Giovanni Rotondo scende verso Manfredonia....
E all’appuntamento c’è Lei, Maria
col Figlio Gesù, nel «mercordi
giorno sollennissimo della Purificatione della sempre immacolata Vergine»[5], dopo aver pregato nella Chiesetta di quel Convento dedicata alla
“Madonna delle
Grazie”.
[1] Cicatelli
S., Vita del Padre Camillo – manoscritto, edizione a stampa a cura di P. Piero
Sannazzaro camilliano, Curia Generalizia Camilliana, Roma 1980, p. 45
[2] id. p. 44
[3] id. p. 45
[4] id. p. 44
[5] id. p. 46
*** La notte nera di Camillo...
video
***
Manfredonia 30 Novembre 1574
*** 2 febbraio 1575 - La Conversione
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