"Sentinelle" di preghiera
e di adorazione
Dopo quarant’anni si sono ritrovate a Roma le Guardie
d’Onore al Sacro Cuore di Gesù: persone
ricche "non solo di passi e sguardi, ma di mani operose", ha ricordato
loro monsignor Pierino Fragnelli, rettore del Pontificio Seminario maggiore
romano, che ha tenuto una relazione al convegno nazionale dell’Associazione
Guardia d’Onore al S. Cuore organizzato sul tema: "Sentinelle del Cuore
di Cristo: gloria, amore e riparazione"; sette regioni rappresentate e
circa 100 i partecipanti che si sono riuniti nell’Istituto delle Ancelle
del Sacro Cuore, a pochi passi dalla parrocchia di san Camillo dove è
la sede nazionale dell’Associazione. Tre giorni (dall’11 al 13 ottobre)
per fare un punto delle varie situazioni locali, ma anche per progettare
un cammino comune e delineare le prospettive per riaffermare la propria
identità.
Il
convegno è stato organizzato da padre Mario Agasantis, direttore
nazionale dell’Associazione, e da padre Luigi Secchi, segretario (non è
mancato un ricordo ai padri Vincenzo Cardone e Luigi Achilli e al loro
impegno per la crescita dell’Associazione). Anche il vicario generale dei
Camilliani, padre Renato Salvatore, per molti anni direttore nazionale,
ha rivolto il suo saluto ricordando come "l’Arciconfraternita della Guardia
d’Onore è stata affidata, il 18 luglio 1879, dal Papa Leone XIII
alle
cure pastorale dell’Ordine di san Camillo". Una scelta non casuale, dal
momento che il Santo abruzzese è protettore dei sofferenti, di coloro
che sono provati nel corpo e nello spirito. E anche nel cuore, tanto più
se ad essere ferito è il Sacro Cuore di Cristo. Proprio questo è
lo scopo delle Guardie d’Onore: offrire il loro sacrificio (un’ora di guardia
al giorno, in particolare), per riparare le ferite di quel Cuore santo
e, così, guarire tutte le ferite del mondo. Attraverso un impegno
costante ("gloria, amore e riparazione" è il loro motto), le Guardie
d’Onore "sfidano" il mondo: la sofferenza di Cristo per la guarigione della
realtà.
Quello dell’Associazione è un obiettivo ambizioso la cui forza, nei secoli, si è persa; mancanza di identità, ammettono tutti, che la neo insediata direzione nazionale vuole a tutti i costi recuperare. Per questo ha proposto il convegno nazionale: relazioni di alto profilo (padre Giuseppe Cinà, preside dell’Istituto internazionale teologico di pastorale sanitaria, ha parlato dell’identità dell’Associazione, mentre monsignor Fragnelli ha indicato il "vangelo della devozione al Sacro Cuore"); ma, soprattutto, momenti di condivisione e di conforto.
Ricca e particolareggiata è stata la relazione
di padre Cinà. "Nell’ansia per la ricerca di senso dell’uomo ? ha
sottolineato ? è celato il desiderio di conoscere Dio". Ed è
la Chiesa, ha rilevato il religioso, che ha sempre cercato di contemplare
il volto del Signore, soprattutto attraverso il lavoro dei padri e dei
mistici medievali "che si sono soffermati a contemplare l’umanità
di Cristo,
manifestando
la loro tenerezza per le piaghe del Crocifisso, il costato trafitto che,
come disse santa Caterina da Siena, nasconde il segreto del cuore". È
però nel periodo dell’Illuminismo che si precisa la spiritualità
del Sacro Cuore che procede fino ad oggi tempo della laicizzazione dello
Stato e di una progressiva secolarizzazione della cultura. "In questo nuovo
scenario ? ha ribadito padre Cinà ? la fede viene emarginata dalla
cultura e dalla vita sociale e politica. Ora il singolo, per mantenere
la sua fede, può contare solo su se stesso, sui propri personali
convincimenti". Proprio in un simile contesto, ha aggiunto il camilliano,
"la devozione al S. Cuore è un solido antitodo, perché tutto
l’accento è posto sulla personalizzazione della fede". Padre Cinà
ha trattato il tema in maniera completa: ha spiegato il significato di
"cuore", come esso è inteso nella sensibilità contemporanea
e nella Sacra Scrittura; ha definito il ruolo dell’Associazione; ha tracciato
le linee degli atteggiamenti della Guardia d’Onore (gloria, amore e riparazione);
ed ha infine richiamato al senso dell’ora di guardia, che "educa a vivere
alla presenza di Cristo e del suo amore redentivi nella vita quotidiana,
durante lo svolgimento delle nostre comuni attività".
Del
resto, che la Guardia d’Onore è chiamata all’azione, lo ha detto
anche monsignor Fragnelli. "Non siamo persone - ha affermato ? passate
di moda; apparteniamo ad una realtà che è un fiume sommerso".
Una devozione presente tra i fedeli, dunque, ma che deve essere sorretta
da "una solida formazione biblica e liturgica, compiuta attraverso tre
dimensioni: cristologica, ecclesiologica ed antropologica". Tale cammino,
così, può essere davvero una sfida al nostro tempo: è,
infatti, l’aspetto affettivo della spiritualità al Sacro Cuore quello
che permette "di fare esperienza delle ferite che guariscono". Proprio
attraverso questa conoscenza, le Guardie d’Onore sono invitate "a cercare
Dio prima dei propri interessi" e sono chiamate al "dovere della riparazione,
andando incontro alle situazioni della vita e promuovendo la spiritualità
al Sacro Cuore, terapia attraverso cui il cuore dell’umanità può
scegliere la verità, l’unità e la stabilità".
Il
Sacro Cuore non è un’immagine: "è Gesù stesso che,
sulla Croce, è stato trafitto per amore, perché ognuno potesse
rispondere al suo invito"; è stato questo, in sintesi, l’insegnamento
del convegno: lo ha ricordato, nella celebrazione conclusiva nella parrocchia
di san Camillo, il cardinale Giovanni Canestri, arcivescovo emerito di
Genova. Ma la forza della tre giorni è stata anche, e soprattutto,
quella volontà di mettersi insieme, di collaborare; è stata
la lettera di Rina di Cervia, alle prese con i problemi del suo gruppo;
l’invocazione di Orlando ("Aiutate noi giovani ad essere coinvolti come
Guardie d’Onore!"); la forza di don Mauro che, ancora diacono, già
si impegna in diocesi per l’Associazione; il sorriso e la commozione dei
presenti,chiamati ad essere "vere" Guardie: l’appuntamento è per
l’anno prossimo. E i gruppi si preparano, con rinnovato impegno.