Padre Camillo e il S. Natale

ABSTRACT

 

** di P. Felice Ruffini
camilliano

 

Da qualche anno per gli auguri del S. Natale, utilizziamo l’immagine di San Camillo ai piedi della B.V. Maria con il Bambino Gesù tra le braccia, che riportiamo nel testo. E’ un olio su rame del noto Pittore Carlo Maratta (1625-1713), un ovale di cm. 28 x 21 che ornava l’artistica vetrina che custodisce da secoli più oggetti utilizzati dal nostro Santo, cari ad ogni Camilliano quali significative “Reliquie”, collocata nel primo vano del “Cubiculum Sti Camilli”, lo spazio destinato ad “Infermeria” nell’antica Casa della Curia Generalizia Camilliana in Roma, che vide il “Santo Transito” del Padre Fondatore la sera del 14 luglio 1614.

Qualche buon amico ci ha chiesto quale attinenza ci fosse tra il tema raffigurato e il Santo Natale, dato che notoriamente illustri ed esperti storiografi dell’Ordine hanno classificato questo dipinto col titolo «Mater Misericordiae - Camillo affida a Lei se stesso e il suo Ordine». Un interrogativo imbarazzante perché di come P. Camillo vivesse il S. Natale non risulta alcun accenno in tutta la letteratura a Lui dedicata, e neanche nel vasto patrimonio delle testimonianze rese ai Processi Canonici.

Eppure c’è questo piccolo prezioso “ovale” che, purtroppo, in una notte degli anni 70 del secolo scorso fu trafugato da ignoti... “amanti dell’arte” (!!), - lasciandoci per nostra fortuna una buona riproduzione fotografica fatta precedentemente -, che richiama in modo inequivocabile il momento della “Capanna di Betlemme”. Una rapida carrellata delle Opere di questo Autore, che abbiamo effettuato di proposito, rivela che questo tema è ricorrente nella sua produzione artistica.

 

“Pennellate” che parlano...

L’infermeria dove Padre Camillo concluse la sua vita terrena la sera del 14 luglio 1614, divenne un “Oratorio”, con al centro il Crocifisso che lo aveva incoraggiato a continuare la Fondazione, divenendo un “luogo di sacra memoria”.

Qui «la mano esperta di un nostro Sacerdote religioso professo, di nome Francesco Meloni, napoletano, ornò mirabilmente quell’oratorio, diviso in vari settori, con dipinti “a olio”, come si dice, espressi con nobile creatività», tra i quali vi era questa scena: «Inoltre, all'inizio dell'incurvatura dell’abside, che viene appunto a trovarsi immediatamente sopra l’altare, è dipinta la Santissima Trinità: e là puoi vedere inginocchiata la Beatissima Vergine che, davanti al Figlio, apre le mani nel gesto di offrire il padre Camillo e il nostro Ordine».

 

Il “Presepe” di S. Francesco d’Assisi

Non avendo alcun testo che ci dica di Padre Camillo nel tempo del Santo Natale, salvo l’operazione di mettere in sicurezza i malati della “Corsia Sistina” dell’Ospedale Santo Spirito dall’inondazione del Tevere nella notte del 24 dicembre 1598, era ovvio indirizzare le ricerche in tutte quelle direzioni che indicavano contatti avuti con vari ambienti religiosi. Primo fra tutti quello dell’Ordine Francescano.

Quindi brevemente si espone la “Notte di Greccio” di S. Francesco, nella testimonianza del suo primo biografo Tommaso da Celano, che ci dice quanto gli fosse cara questa festa: «Al di sopra di tutte le altre solennità celebrava con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù, e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato a un seno umano». Segue una breve narrazione del noto evento.

 

La “pista” Francescana

Viene favorita, allora, la ricerca dei rapporti di Camillo con le “Fraternità Francescane”, sia nella sua Bucchianico che nel perioro della pre-conversione, quando viene ospitato dai Cappuccini di Manfredonia in momento drammatico della sua vita. Seguono i due tentativi di ammissione nell’Ordine con il tempo del Noviziato, che per la nota piaga al piede non gli fu possibile realizzare. Le due permanenze, anche se limitate nel tempo, per la particolare disposizione d’animo di neo-convertito iscriveranno profondamente nella sua esistenza i fondamentali principi di ascetica e di mistica propri del Poverello d’Assisi, che lo ispireranno per il resto della sua vita.

 

Il “Mistero dell’Incarnazione” in Camillo

Testimoni ai “Processi Canonici” attestarono che “...come havesse scienza infusa, ci dava tali esempij, dicendoci tal cosa sopra il Mistero della Santissima Trinità, che pareva gran Teologo, restando dalle raggioni le nostre coscienze molto consolate, e sodisfatte, haveva un gran lume di tutti li Misterij, come dell’Incarnatione, Redentione, e particolarmente del Santissimo Sacramento, facendo infervorati raggionamenti di questo Santo Pane celeste...”.

Di particolare interesse è questo suo sentire il Mistero dell’Incar­nazione, strettamente correlata a quella di San Francesco, del quale Tommaso da Celano riferisce che «Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l'umiltà dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro».

 

Indizi in uno “scritto” del P. Piero Pelliccioni

Di Padre Camillo abbiamo solo “Lettere”. Ma un qualche “indizio” che potrebbe guardare all’atmosfera natalizia, lo si potrebbe leggere in un “manoscritto” attribuito ad un religioso a lui molto caro, il P. Pietro Francesco Pelliccioni. Suo segretario per un certo tempo, e Confessore quando erano nella stessa città, viene ancora oggi stimato come il suo “alter ego”.

Del manoscritto con titolo sulla copertina «Ponti sopra la vita di Xsto et della sua Santissima Mre», si riportano due passaggi alquanto significativi.

 

Ogni giorno era “Natale” per Padre Camillo...

Rileggendo tutto il suo cammino dopo quel 2 febbraio 1575, e costatare che l’inginocchiarsi dinanzi ad ogni malato riservandogli un intenso amore materno come se fosse l’unico figlio malato, perché in lui vedeva brillare il volto di Cristo, particolarmente la accentuata tenerezza per i bambini, portano a ricercare le origini e le radici in quel “Bambino di Betlemme”, che Padre Camillo sulle orme di San Francesco, con le parole del suo fedele P. Pelliccioni scopriva «nudo giacere sopra la Terra in quella freddissima stagione», invitando la sua anima a contemplare «il tuo Signore riposto nel presepio, con un sasso coperto di semplice fieno di sotto il capo, ò dolce Signor mio perche non potei io all’hora farti un guanciale morbido del mio cuore?».

Si può concludere che se non troviamo traccia di speciale celebrazione del “Santo Natale”, è perché per Padre Camillo ogni giorno era “Natale”, e non doveva attendere la “Notte Santa” per effondersi in sospiri e santi lamenti dinanzi alla ricostruzione del “Presepe di Betlemme”.

Ecco perché, secondo il nostro modesto parere, nessuno ci ha lasciato scritto di una “Notte di Natale di Padre Camillo”, lasciando al pennello del camilliano napoletano P. Francesco Meloni istanti di celestiale contemplazione, per nostra fortuna tramandati dall’ovale del Carlo Maratta.

 

*** Per una lettura completa......

 

La "Vetrina delle Ss. Reliquie"

 

Il dipinto sostitutivo dell'Opera del Maratta

 

E come era prima del furto....