L’EUCARISTIA e NICOLINO

Selezione da “UNA VITA DONATA”
di F. Ruffini, Ediz. Provincia Romana Camilliani, Roma 2001, pp. 160

Il mistero di un rapporto

Momenti di intensa spiritualità li possiamo avere tutti. Lo stato emozionale non solo di qualche istante, ma anche di più giorni e settimane è normale. Ma che sia costante e sempre a livelli straordinari pone l’interrogativo sul perché e il come possa avvenire.
Di Nicolino il P. Andrea Cardone ha scritto che “Amò molto Dio, il suo Ordine Religioso, il prossimo e particolarmente tutti i membri della Comunità di cui faceva parte, sempre pronto ad aiutare chiunque si trovasse in qualche difficoltà ed avesse bisogno degli altri. Non misurava il sacrificio che gli veniva richiesto, anzi si mostrava felice di essersi potuto rendere utile al proprio prossimo”.
La fonte del mistero di un rapporto così straordinario con Dio è l’Eucaristia. In Cristo Signore presente nelle nostre Chiese. Nicolino visse intensamente il “memoriale della passione, morte e risurrezione di Gesù”, alla ricerca costante di scoprirne il significato salvifico.

Sotto la guida dei Maestri di spirito che assistevano i Seminaristi, lui fece tesoro delle comunicazioni spirituali che venivano date. Maturerà nel tempo, ma nel suo cuore si andavano radicando queste disposizioni, alle quali aderiva con tutta la sua mente:
“E' vero sì che Gesù incarnandosi si è infinitamente abbassato, ma rinchiudendosi nell'Eucaristia si è disintegrato, quasi potremmo dire. Il re dei re, il Dio degli eserciti che abbaglia il cielo con la sua gloria si è nascosto in poco pane... e sta sempre lì, nascosto, umiliato.
Il demonio, il mondo ci sta sempre addosso perché sa che un giorno saremo i suoi più terribili avversari, perché gli strapperemo tante anime attanagliate dalla sua morsa.

Gesù sapeva tutte queste cose e perciò ci si è messo nelle mani quale potente arma di offesa e di difesa. Dovremo lottare e lottare sempre, come faremo se saremo soli, senza il sostentamento adeguato per l'immane impresa?

L'Unione che noi veniamo ad avere con la divinità dopo la S. Comunione si attua in due punti:

I. unione sacramentale, che non è altro che l'unione reale del Cristo per mezzo dell'assimilazione delle s. Specie,

II. unione spirituale con Cristo per mezzo della carità.

Il fine ultimo per cui Gesù si è nascosto nelle s. Specie è quello di farci raggiungere una unione spirituale con Lui per mezzo della carità. Vogliamo avere il coraggio di domandarci come sono le nostre comunioni? Nella maggioranza fredde!

La causa di tanto gelo è la nostra ignoranza nei riguardi di questo augusto sacramento; non ci riflettiamo abbastanza! la meditazione! In conseguenza a questa ignoranza la volontà resta inerte. Gesù viene in noi ogni mattina in queste condizioni, povero Gesù! Proprio noi siamo così... io sono così. Ogni mattina il povero Gesù soffre freddo, gelo nella mia anima. Mi voglio impegnare davvero a saper ricevere Gesù. Marita tu sei pratica di custodire Gesù, insegnamelo, anzi stammi vicina.” (p. 39)


 

Il cibo quotidiano

Un ritmo di vita certamente non ordinario per giovani di 15-16 anni. Ed anche se la preparazione era stata preceduta da più anni di Seminario Minore, che avevano dato una certa iniziazione, rimaneva pur sempre un forte richiamo del “mondo”. La concreta proposta di un cambio radicale del modo di concepire la vita a breve termine, poneva serie difficoltà a tutti.
Nicolino non era un “angelo”. Ma un giovane deciso, sì. Dal suo Direttore Spirituale aveva ben ricevuto il messaggio che nella presenza reale del Cristo Eucaristico c’era il “cibo quotidiano” per questo genere di ripida ascesa.

L’anno del Noviziato sarà un ininterrotto colloquio con Lui.

“Si vedeva spesso nella Cappellona del Noviziato in adorazione del SS. Sacramento; si ritirava lì per recitare il S. Rosario e per fare la lettura spirituale; questa si faceva normalmente nella sala di lettura, ma lui per essere più raccolto e fuggire dall'occasione di distrazioni e chiacchiere, comuni del resto a un gruppo di giovani dell'età tra i 16 e i 18 anni, preferiva farla lì.

"La S. Comunione era quotidiana, e l'atteggiamento raccolto, ma non esageratamente”, ricorda Fratel Domenico.

E il confratello Novizio Vincenzo conferma: “Sempre in tale periodo, nella mattinata, tra le varie lezioni che il P. Maestro teneva ed alle altre occupazioni, c’era un breve periodo di ricreazione, D’Onofrio passava prima a dare un saluto a Gesù Eucaristico nella Cappellina e poi si recava sul luogo dello svago dove lo attendevano i compagni ansiosi di formare una squadra per giocare a pallavolo o ad altro.”

La “lettura spirituale”, accennata da Fratel Domenico, aveva un posto di rilievo e Vincenzo puntualizza che “amava leggere la vita dei santi con attenzione seria. Nel periodo degli studi ginnasiali ricordo che si inebriava della lettura di S. Teresa del Bambin Gesù, la santa di cui egli tanto s’innamorò e che cercò nella sua vita di imitare e che fu felicissimo di visitare i luoghi dove ella passò gli anni della vita terrena.”

Delle attività faceva parte anche l’esercitazione alla predicazione. Un’ottima pratica, sia perché aiutava a vincere la naturale timidezza di esporsi dinanzi agli altri, e sia perché sollecitava a ricercare argomenti appropriati da proporre alla Comunità, rivelando anche la personale intima ricchezza spirituale.

Nicolino sembra che non avesse difficoltà, stando al ricordo di Vincenzo: “Quando nel 1960 entrò al Noviziato il P. Maestro seppe subito valorizzarlo, infatti fu a lui che affidò l’incarico della prima predichetta su S. Stanislao Koska. Ricordo bene che si soffermò a sviluppare il punto cardine della sua vita: l’amore a Maria, visto come segno di predestinazione della sua santificazione in giovanissima età.”

E Fratel Domenico conferma: “Durante questo breve periodo passato insieme, mi colpì in particolare la devozione alla Madonna e a S. Camillo; ricordo che negli esercizi di predicazione, che i Novizi erano tenuti a fare, lui concludeva sempre con S. Camillo, e logicamente prima molto sulla Madonna. A proposito di questo, ricordo che mi aiutava a perfezionare il mio lavoro, che possiamo dire veniva rifatto "ex novo" da capo.” (p. 51)
 

Amico e modello

I contatti con Nicolino, però, particolarmente di persone estranee alla Comunità, non lasciavano indifferenti. Si sprigionava una attrazione peculiare, come già si è visto con i coetanei nell’ambito scolastico.
Ne fa fede quanto Mons. Luigi Storto, Parroco di una attivissima Parrocchia romana, ha scritto fin dai primissimi tempi seguiti alla morte di Nicolino, e recentemente confermato:
“La mia personale situazione nell'anno scolastico 1963-64 era di un laico orientato al Sacerdozio, ma residente ancora in famiglia con i miei genitori nella loro casa di Monte Mario, non lontana dallo Studentato. Per questo motivo avevo bisogno di modelli a cui rifarmi per costruirmi una buona vita spirituale, e per prepararmi alle successive, impegnative scelte.

La sua bella "croce rossa" mi attrasse e mi spinse a lui, non meno di quel volto così espressivo e così pieno di vera bontà. Nicola si faceva amare per quelle sue virtù di dolcezza, di prudenza, di obbedienza, che ben presto potei scoprire in lui, nei quotidiani contatti, a passeggio per i lunghi corridoi, in attesa che trascorresse, volta per volta, il quarto d'ora d'intervallo tra una lezione e l'altra.

Tema comune di ogni chiacchierata: gli studi, la vita di ogni giorno e, sempre, l'Ordine Camilliano del quale mi svelava, direi, quasi tutti i segreti con trasporto affettuoso e riconoscente.

La Fede di Nicolino fu grande in ogni momento: infatti nelle frequenti visite che gli facevo, spesso lo trovavo in preghiera in Cappella, intensamente raccolto nell'Adorazione del SS.mo Sacramento, ma se così non era, al termine dell'incontro mi portava nella bella Chiesa dello Studentato e sempre i suoi discorsi erano un invito ad avere una grande fiducia nella Provvidenza e nell'Amore di Dio.

Un filiale, delicatissimo affetto verso Maria, la Mamma di Gesù e nostra, e una speciale devozione verso S. Camillo e S. Teresa del Bambin Gesù.

Credo che abbia molto pregato per la mia vocazione; mostrandomi inoltre tutta la sua gratitudine al Signore per averlo accolto nella Congregazione dei Camilliani, ma senza forzare le mie attitudini per il servizio Diocesano.

Ricordo che il suo esempio mi aiutò molto in un periodo difficile per me e mi rese sereno e fiducioso. Mi insegnò ad amare la Madonna e fu dolce per me pregare insieme a lui.” (p. 73)
 

Nel Mistero Eucaristico

Aveva letto e sentito tante volte che i Santi attingevano dal “Mistero Eucaristico” la linfa vitale per la vita dello spirito. Nicolino era sulla buona strada fin da bambino, come si è visto. In questa fase del suo “cammino” c’era solo da spingere più in profondità. E lo fece.
Il P. Albino, suo coetaneo, scrive: “Una delle cose che rivivo e ricordo con gioia di Nicolino è la sua viva e profonda devozione all'Eucaristia: spesso la sera tardi, dopo che la comunità aveva terminato le ultime preghiere, l'ho visto in Chiesa per lungo tempo in atteggiamento di colloquio dolce e fiducioso, e questo mi è servito di riflessione e di aiuto spirituale.
Tale atteggiamento è stato intensificato nel corso della malattia, infatti ricordo di averlo visto molte volte a notte inoltrata, in Chiesa nel buio profondo della notte forse ad offrire la sua vita che sapeva ormai non più sua.”

Un rapporto spirituale di intenso amore tra la sua anima e Dio. Ce lo fa intuire il P. Renato Di Menna, Superiore e Maestro dei Professi, che riferendosi al titolo del primo profilo biografico, Quando l’amore prega, scrive: “Questa frase costituiva il primo verso di una piccola strofa scritta dalla mano di Nicolino sopra un biglietto di tram che io trovai in mezzo ai suoi quaderni di appunti scolastici o in mezzo a qualche suo libro personale.

Purtroppo ora non si trova più quel biglietto, ma ricordo che il pensiero ivi espresso mi piacque e sapendo che stavano scrivendo il suo profilo, lo consegnai perché lo usassero in quelle memorie.

Il concetto espresso nei 4 piccoli versi, se ben ricordo, si ricollegava al detto di S. Agostino: "Ama e fa quel che vuoi". In concreto mi sembra che esso diceva che quando un affetto è confrontato con l'AMORE di DIO, attraverso la “Preghiera" e la Presenza a Lui, si può camminare sereni verso la propria meta.”

Dei suoi brevi ritorni estivi in Villamagna, Suor M. Francesca ricorda:

“Soprattutto mi colpiva il suo portamento presso l'Altare quando assisteva alla Santa Messa celebrata nella nostra Cappella.

La sua figura, fiore di purezza mai offuscata, risplendeva nella luminosità del viso semplice, adorno di una trasparenza spirituale mentre era assorto nella contemplazione del Mistero Eucaristico.

Tutta la persona emanava quel candore di semplicità e di sincerità proprie di chi, nato e cresciuto nel clima privilegiato della campagna tra i monti e il mare, riflette nel corpo e nello spirito il candore illibato delle nevi, il verde tenero delle vallate, l'azzurro delicato delle onde.”

Questi straordinari rapporti con Gesù Eucaristia hanno colpito profondamente le anime consacrate che lo hanno frequentato.

Così le Suore Colombiane presenti nel Seminario camilliano lo ricordano come “Anima amante dell'Eucaristia l'ho visto fare frequenti visite al SS.mo Sacramento e la sua Comunione quotidiana, il suo atteggiamento composto ed esemplare” (Sr. Elisabeth Gamez).

“Era molto devoto in Chiesa; lo si vedeva anche quando aiutava il Sagrestano, essendo molto responsabile perché tutto fosse a posto. Il suo amore principale era Gesù Eucaristia” (Sr. Carlota Aguirre).

Ed ancora: “Durante le celebrazioni la sua partecipazione era talmente particolare da richiamare l’attenzione, così il raccoglimento. Dopo aver ricevuto l’Eucaristia rimaneva con gli occhi chiusi ed era da ammirare il suo volto” (Sr. Aponte Atala Gitierrez). ? (p. 76)
 

La situazione precipita

La salute di Nicolino precipitava di giorno in giorno, e lui esprimeva il desiderio di emettere i Voti Solenni, Perpetui, per consacrarsi definitivamente a Dio nell’Ordine religioso di S. Camillo.
Nella memoria di P. Di Menna l’atto di ammissione: “Il 24 maggio 1964, notandosi il rapido procedere della sua malattia, il Capitolo locale esaminò la richiesta dello stesso malato, di essere ammesso alla PROFESSIONE SOLENNE qualche mese prima dei tre anni prescritti.
Il Capitolo esprimendosi favorevolmente, di lui si esprime in questi termini: De ipso candidato deinde affirmat quod quamvis scientiam habet sui morbi, tamen optime in sua sorte quiescit Divinam Voluntatem piissime colens; et ipsemet vota solemnia flagitatur. De eodem notae particulares non animadvertuntur. Est optimus religiosus et semper in capitulis omnia vota favorabilia habuit.

Il testo risente un po’ del tono curiale a causa della domanda che doveva essere inoltrata alla Consulta Generale, ma allo stesso tempo ribadisce il giudizio pienamente positivo su i comportamenti del giovane religioso, anche nelle fasi difficili della sua letale malattia. Firmavano l’atto nove Religiosi”.

Tono curiale sì, ma di facile comprensione. I Padri Capitolari confermano quanto si va dicendo, cioè della sua conoscenza di dover presto morire e di rimettersi totalmente alla Volontà Divina e, particolare notevole, che era stato stimato un ottimo religioso in tutti i Capitoli, ottenendo sempre il voto favorevole di tutti.

La “supplica” fu inoltrata tramite la Consulta Generale dei Camilliani alla Congregazione dei Religiosi, perché si ottenesse dal Santo Padre Paolo VI la dispensa “super triennium”. Questa arrivò rapidamente.

Il 28 maggio, festa del Corpus Domini, nella Chiesa del Seminario Nicolino emise i Voti Solenni dinanzi a una commossa Comunità di confratelli e di amici. Unici assenti, per suo esplicito volere, i suoi familiari. Non voleva sottoporre Mamma Virginia ad una forte emozione. Certamente fu un grande sacrificio, ma anche questo offrì a Dio.

Il Padre Di Menna ricorda che “fu ricevuta dal P. Provinciale essendo testimoni P. Gaetano Giachi, ex provinciale, ed io Superiore della casa. La Comunità dette grande rilievo a questo avvenimento.

L'atmosfera era solenne, ma allo stesso tempo permeata, nell'intima commozione di ciascuno, della misteriosità di qualche cosa di fatale che poteva accadere da un momento all'altro. Seppi che dopo la cerimonia il giovane religioso si ritirò nella sua stanzetta ed ebbe una crisi di pianto. Ma all'ora della refezione era tornato sereno.

Bellissima quella “crisi di pianto”! Ce lo fanno sentire più vicino a noi, uno di noi!

Sì, totalmente abbandonato nelle mani di Dio, “perdutamente innamorato di Cristo Crocifisso” come recitava da tempo tre volte al giorno con “La mia preghiera”, ma pur sempre amante della vita che sentiva di perderla ogni istante sempre di più, e dover rinunciare al progetto di essere un giorno Sacerdote di Cristo votato per sempre ad alleviare le sofferenze dell’Uomo nel momento della sua estrema povertà, la mancanza della salute.

Un attimo di smarrimento.

Nel Getsemani anche Gesù confida ai tre discepoli “l’anima mia è triste fino alla morte… e andato un po’ avanti, cadde sulla sua faccia pregando e dicendo: Padre mio se è possibile, passi da me questo calice. Tuttavia non come voglio io, ma come vuoi tu” (Mt 26, 38-39).

Ventiquattro ore dopo Nicolino era questo incontrando Don Luigi Storto:

“Parlava della morte vicina e da essa si astraeva come da qualcosa che non lo turbasse minimamente, ma che anzi attendeva con vivo desiderio e anche con molta pazienza.

Si vedeva, però, chiaramente che Nicola soffriva quel giorno. Ma se io smettevo di parlare, timoroso di infastidirlo, lui, scusandosi mi pregava di continuare e di non far caso alla sua debolezza fisica, poiché di mente era lucidissimo.

Mi parlò di quegli ultimi giorni; del dispiacere di vedersi isolato dai compagni, impegnati nella loro preparazione agli esami; dell'insonnia e della pratica immobilità che lo affliggevano; della commozione della Professione Solenne, emessa il giorno prima, e di cui si scusò di non potermi narrare diffusamente l’intima felicità per la presenza della madre.

La sera del Corpus Domini, aveva seguito per televisione la Processione Eucaristica, della quale non gli era sfuggito il disordine, elemento - come disse - molto negativo per la preghiera.

Ormai si faceva tardi. Fu quello un lungo saluto: mi alzai, mi avvicinai, gli presi la destra tra le mie mani e la strinsi a lungo. Intanto, raccomandato alle sue preghiere la mia povera anima ed alcune intenzioni particolari, anche lui a sua volta mi chiedeva di pregare e prometteva il suo ricordo al Signore in quei giorni, e come disse, “Anche dopo…”.

L’admirabile commercium era concluso! Non mi restava altro che ringraziarlo e rinnovargli gli auguri più affettuosi per la migliore soluzione del suo male, che fu quella che si ebbe ampiamente meritata.

Nella sua malattia, seguendo Gesù, affrontava le tappe di un lungo Calvario, andando gioiosamente incontro al Padre nel Regno promesso ai servi buoni e fedeli.

Era il 29 maggio: vivo non l'avrei visto mai più!”. (p. 123)
 
 

Come un Santuario

Gli ultimi giorni di Nicolino trovano nel P. Andrea Cardone un testimone fondamentale. Superiore Provinciale di quel tempo, conclude la breve testimonianza che gli ho chiesto così: “conservo un vivo e gradito ricordo del Chierico Nicola D’Onofrio e, a distanza di molti anni, asserisco che ciò che scrissi di lui nel libretto Quando l’amore prega, corrisponde a verità”.
Nicolino ebbe in lui un padre attento e premuroso, che visse la sua dolorosa e drammatica conclusione della breve esperienza terrena, istante per istante, condividendone ansie e interrogativi. Un testimone affidabile, che ancora oggi è insostituibile. Ci affidiamo alla sua testimonianza per gli ultimi giorni:
“La camera di Nicolino era divenuta come un piccolo santuario, non solo per la presenza dell'infermo, che sapeva così bene offrire a Dio le sue sofferenze, unendole costantemente a quelle di Cristo, ma soprattutto per il mistero del Calvario, che vi si rinnovava ogni giorno, mediante la celebrazione della S. Messa.

Finché le forze glielo permisero, Nicolino partecipò fedelmente alla Messa di comunità, durante la quale si comunicava con molto raccoglimento e fervore.

Ma quando le cure mediche l'obbligarono a un più prolungato riposo, egli ebbe la gioia di poter ancora assistere ogni giorno al Divin Sacrificio, che un Padre celebrava più tardi per lui.

Allorché il levarsi gli divenne difficile, un Sacerdote cominciò a celebrare ogni giorno la S. Messa nella sua stessa camera, poco discosto dal suo letto.

Gesù si degnava di visitare il suo servo e, rinnovando sotto i suoi occhi l'ineffabile sacrificio della croce, gli infondeva preziose energie atte a rinvigorirlo nella volontà di lasciarsi incondizionatamente crocifiggere con lui...

A quella Messa, assisteva, ora seduta, ora inginocchiata accanto al letto di Nicolino, la povera madre che, insieme a lui, si comunicava. Quegli incontri intimi e amorosi con Dio predisposero il nostro Nicolino al festoso incontro del Cielo, e gliene accrebbero grandemente la brama.

Il Ch. D'Onofrio si andava visibilmente aggravando, e lui stesso se ne rendeva conto con straordinaria chiarezza. Tutto il suo nutrimento si era ridotto a uno o due cucchiai di minestrina omogeneizzata e a un po' di fragole... Sempre con maggiore frequenza veniva preso da improvvisi e spaventosi soffocamenti.

Un giorno, dovendomi per breve tempo assentare da Roma, lo salutai affettuosamente, e lo esortai a pregare e a sperare nell'aiuto di Dio. Nicolino, addolorato per quella partenza, soggiunse: “Chissà se mi troverà ancora?...”

In realtà, la morte gli si andava avvicinando a grandi passi, ma non così repentinamente come pensava il nostro Nicolino. A distanza di qualche giorno ritornai. Nicolino era ancora in vita, ma estremamente spossato.

Era ormai tempo di prepararlo agli ultimi sacramenti. Perciò, la mattina del 5 giugno - festa del S. Cuore di Gesù - dopo d'aver, come al solito, celebrata la S. Messa nella camera dell'infermo, gli amministrai il S. Viatico e gli parlai anche della preziosità del sacramento della Unzione degli Infermi, e delle fervide e commoventi preghiere, che la Chiesa pone sulle labbra del Sacerdote, nei momenti più critici della vita dei suoi figli.

- Vuoi, dunque - gli dissi - ricevere anche tu questo sacramento?

- Sì, Padre, e molto volentieri!

Nicolino seguì, allora, lo svolgimento del sacro rito, con grande attenzione e devozione; comprese appieno il significato delle preghiere che, in nome di tutta la Chiesa, innalzavo in quel momento a Dio per lui, per il suo spirituale conforto, e per chiedere al Signore, subordinando, però, tale richiesta ai disegni della divina volontà, anche la grazia della sua perfetta guarigione.

Il sacramento dell'Estrema Unzione conferì a Nicolino uno splendore nuovo di grazia e lo preparò ad affrontare, con cristiana ed eroica fortezza, le sue ultime lotte e le sue sofferenze estreme.” (p. 132)
 
 

In questa camera a piano terra della "Palazzina" del Seminario Camilliano romano, riservata agli Studenti di Filosofia e Teologia, il nostro Servo di Dio visse gli ultimi due mesi della sua vita. Dalla finestra poteva guardare la porta della Chiesa che si affaccia sul Chiostro e continuare il suo colloquio con Gesù Eucaristia.

 

*** Per informazioni, o comunicazioni di personali rflessioni scrivere a:

P. Luigi Secchi
Postulatore Generale dei Camilliani
c/o Basilica Parrocchia S. Camillo
Via Sallustiana 24
00187 ROMA