Amore e Sofferenza

NICOLINO

Modello e Campione

 

Quando il 12 giugno 1964 il giovane studente camilliano Nicola D'Onofrio chiudeva gli occhi a questa terra per tornare alla "Casa del Padre", stroncato a soli 21 anni per quel male che non perdona, furono in molti a lamentare che una vita che si presentava ricca di belle promesse sacerdotali e umane, già espressasi fin lì in segni carichi di alta spiritualità, in gesti di vita ordinaria e semplici in apparenza, ma vissuti fuori del comune nella sua intensità, forse non c'era nessuno che sognava "profeticamente" che quel titolo del primo profilo biografico scritto della sua vita, che condensava l’avere interpretato alla grande «Quando l'Amore prega, cosa non si riesce a fare?», - che fin dai primi tempi gli venne cucito addosso -, un giorno lo avrebbe portato alla dichiarazione di Papa Francesco di avere eroicamente vissuto le "Virtù Cristiane" il 5 luglio 2013, nella Sessione che decideva la Canonizzazione dei Beati Papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II!

Nicola D'Onofrio, giovane abruzzese, passato per un «Processo Informativo sulla fama di santità» iniziato sul finale dell'«Anno Giubilare della Redenzione - 1984», e nel contesto emotivo spirituale creato dalla Lettera Apostolica «Salvifici Doloris» di Papa San Giovanni Paolo II, tutta dedicata alla sofferenza dell'uomo e con il mettere in evidenza che «Cristo operando la redenzione mediante la sofferenza ha elevato insieme la sofferenza umana a livello di redenzione. Quindi anche ogni uomo, nella sua sofferenza, può diventare partecipe della sofferenza redentiva di Cristo» (SD, n. 19), ce lo ha posto in luce quale "Campione esemplare" di quella sofferenza umana sublimata dal Figlio di Dio sulla Croce e nella morte del Venerdì Santo.

Nicolino soffrì a lungo e molto intensamente, e non solo fisicamente.

Il drammatico momento del primo impatto con la verità gli fece sentire il peso grave della condanna data al primo uomo da Dio, e generò in lui quel «dolore dell'anima» che può distruggere un uomo prima ancora del male fisico. Ma era ben ferrato nella Teologia della Croce, anche se i suoi studi erano ancora quelli della «Filosofia». Dai suoi "Scritti" emerge quanto aveva assorbito bevendo alla fonte di chi gli aveva parlato del Cristo Crocifisso, innestando in lui linfa vitale e spirituale che discende dalla Madre del Cristo, da S. Camillo, da S. Teresa di Gesù Bambino.

Lo “rileggiamo” nella trama della «Salvifici Doloris» che percorre i duemila anni della dottrina della Chiesa circa la partecipazione dell'uomo alla "Sofferenza Redentiva del Cristo". Papa San Giovanni Paolo II inizia con l'Apostolo Paolo che addentrandosi nel mistero del valore salvifico della sofferenza scrive: «Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, in favore del suo corpo che è la Chiesa (Col 1, 24) (n. 1)…. Il Redentore ha sofferto al posto dell'uomo e per l'uomo. Ogni uomo ha una sua partecipazione alla redenzione. Ognuno è anche chiamato a partecipare a quella sofferenza, mediante la quale si è compiuta la redenzione... Operando la redenzione mediante la sofferenza, Cristo ha elevato insieme la sofferenza umana a livello di redenzione. (n. 19)».

Progetto di vita stupendo, ma solo l'AMORE può far dare una risposta coerente e vera a questa chiamata. L'Apostolo Paolo lo indica inequivocabilmente: «Il Signore diriga i vostri cuori nell'amore di Dio e nella pazienza di Cristo (2Ts 3, 5)... Vi esorto dunque, fratelli, per la Misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: è questo il vostro culto spirituale (Rm 12, 1)» (SD n. 20).

Nicolino visse questa dimensione. Nella prefazione di quel primo profilo biografico leggiamo: «Nicola è morto amando. “Gesù ti amo. Maria ti amo, S. Teresina quanto ti amo”, erano le parole della sua agonia indimenticabile. Amare a vent'anni è normale; ma l'amore di Nicola era anche preghiera. E quando l'amore prega cosa non si riesce a compiere? Si riesce a vivere sinceri, generosi, puri, sorridendo sempre, anche con il cancro ai polmoni.»

E sì, "preghiera"...

Il Medico che lo prese in cura fin dai primi tempi della manifestazione del male, e che lo ha seguito passo passo per tutto il Calvario, fino all'ultimo istante, ha reso questa testimonianza al “Processo Canonico”: «Nelle ultime sue ore, quando i suoi occhi erano semichiusi, ci trascinava col suo pregare; affannato, affaticato, dolente pregava, pregava e noi che lo circondavamo pregavamo con lui, trascinati da lui... Pregavamo con lui e per lui talvolta sommessamente, talvolta a voce alta perché sentisse che eravamo con lui in quell'ora così grave e così intensa.... Quando fra un respiro e l'altro gli intervalli divennero drammatici e anche dopo l'ultimo respiro, tutti continuavano a pregare, le nostre fraterne preghiere erano per Nicola il ponte per passare dalla sua breve vita terrena all'Eternità. E passò lasciandoci così, esempio ed esortazione, la sua eredità: pregare per vivere, pregare per morire

Il titolo del profilo era l'inizio d'un lungo pensiero che Nicolino aveva scritto su un biglietto del tram, forse in un momento di quei rapimenti meditativi che queste anime hanno, ma che era quanto andava vivendo da tempo, così mi assicurò un Testimone eccezionale, il suo Padre Maestro.

Una rapida carrellata di alcuni suoi “Scritti”, sono più convincenti e luminosi di qualsiasi elucubrazione personale, e mostrano l'immagine cristallina del Venerabile Servo di Dio che per amore accettò l'invito di S. Paolo: «Sono stato crocifisso con Cristo, e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.» (Col 2, 20).

«Dio ha amato ed ama d'un amore Immenso tutti gli uomini. Ma in modo particolare ama coloro che ha chiamato a diventare suoi ministri. Quindi, io sono stato amato da Gesù di un amore particolare... Dio ha scelto me, perché mi ha amato tanto, perché ha voluto così; non resta che mettermi in ginocchio e ringraziarlo del suo amore... Dio mi ha chiamato come Matteo, Pietro, Giacomo..., ed io, come loro, ho seguito il Maestro. La bontà di Dio! Che amore immenso ha avuto Gesù per me! Io come contraccambierò questo amore?».

«Offro la mia vita a Gesù per la salvezza di tante anime, ma specialmente della mia famiglia terrena, affinché possa vivere sempre più santamente per poi ritrovarci un giorno tutti insieme in Paradiso».

«E' inutile ripetere che è bello amare Dio: bisogna dimostrarlo con le opere. Gesù, sento qualcosa che non so esprimere: voglio amarti, voglio farti amare!».

«Come voglio davvero soffrire, essere buono oggi, perché domani quel che è fatto è fatto. Gesù mio, dammi la grazia di poterti amare veramente!»

«Voglio fare la volontà di Dio, voglio farla sempre. Voglio farla per amore; voglio che la mia volontà abbia la peggio; voglio santificare l'attimo fuggente domandandomi spessissimo: ora che vuole Gesù e la Madonna che io faccia?».

«Tutta la vita di Cristo fu croce e martirio. E io che voglio? Fare il signore? No, no! Voglio soffrire molto per amore di Gesù e di Maria».

Ai primi di maggio, un mese prima della morte, i Superiori lo inviano a Lourdes, con la speranza che possa avvenire il miracolo. Un confratello nel salutarlo calorosamente, gli dice: «In questi giorni tutti pregheremo per te». Nicolino ringrazia e risponde: «Sì, pregate, pregate... non perché io guarisca, ma perché faccia la volontà di Dio».

Da Lisieux, il 16 maggio, ventotto giorni prima di morire, nella sua ultima lettera ai genitori, scrive: «E' vero che non sto poi tanto male, ma mi piacerebbe stare bene bene. D'altronde però, la volontà di Dio nessuno la conosce, e noi dobbiamo essere sempre pronti a farla, anche se è una cosa difficile e pesante. Io sono molto contento di poter soffrire un pochino adesso che sono giovane, perché questi sono gli anni più belli per offrire qualcosa al Signore. Genitori carissimi, pregate anche voi affinché il Signore mi faccia rimettere in forze, così potrò diventare Sacerdote e lavorare ancora molto per le anime. Se il buon Dio, però, volesse qualcosa di differente dai nostri desideri, sia benedetto il Signore: Lui sa quello che fa e quello che va meglio per noi! E inutile, noi non possiamo sapere queste cose, Dio solamente le sa».

Questo è Nicolino D'Onofrio, del quale Madre Chiesa si è  espressa tramite il Sommo Pastore Francesco riconoscendo che ha vissuto eroicamente la vita con amore e per amore del suo e nostro Dio.

Ora attendiamo dal Cielo quel "segno di santità" per poterlo pregare e venerare quale Beato, quindi vi chiediamo una preghiera e l'offerta della vostra Sofferenza, perché Dio lo esalti e lo proponga come Campione, che della vita ordinaria giornaliera seppe farne scala diretta al Cielo, unendo la personale sofferenza a quella del Cristo Crocifisso per la Redenzione del mondo. (felix pierre)