La Postulazione Generale dei Camilliani ci ha gentilmente autorizzati a pubblicare il seguente documento ufficiale:

TRIBUNALE DIOCESANO DEL VICARIATO DI ROMA
16 Giugno 2004
Sessione di chiusura
del Processo di Beatificazione e Canonizzazione
del Servo di Dio

NICOLA D’ONOFRIO

Chierico Professo dell’Ordine dei Chierici Regolari
Ministri degli Infermi

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Mercoledì 16 Giugno 2004, alle ore 12, nell’Aula costituita per il Tribunale nel Palazzo Apostolico Lateranense, l’Eminentissimo Cardinale Vicario Camillo Ruini ha solennemente presieduto la Sessione di chiusura del Processo Diocesano nella Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Nicola D’Onofrio, Chierico Professo dell’Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi.

Il Tribunale che ha condotto l’istruttoria era composto dal Rev.mo Mons. Gianfranco Bella, Officiale del Tribunale Diocesano e Giudice Delegato, dal Rev.do Don Giuseppe D’Alonzo, Promotore di Giustizia, dal Cav. Giuseppe Gobbi, Notaio Attuario. Postulatore della Causa è il Rev.do P. Luigi Secchi.

Oltre al fratello Tommaso ed ai familiari del SdD, erano presenti alla cerimonia P. Renato Salvatore, Vicario Generale PP. Camilliani, P. Albino Scalfino, Provinciale, P. Felice Ruffini, M.I., Sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale Sanitaria, Madre Serafina Dalla Porta, Vicaria Generale delle Figlie di S. Camillo, Mons. Italo Taddei, Presidente della Commissione dei Periti Storici della Causa ed i Rev.mi P. Vincenzo Castaldo, M.I., Parroco di Bucchianico e Don Ernesto Frani, Parroco di Villamagna.

Numerosa è stata anche la partecipazione dei PP. Camilliani e delle Figlie di S. Camillo, nonché di conoscenti ed estimatori del SdD venuti da Bucchianico e Villamagna accompagnati dai rispettivi sindaci.

La sessione conclusiva del Processo Diocesano veniva introdotta dall’esecuzione del canto "Eccomi" eseguita dal Coro Polifonico della Casa di Cura Villa Immacolata di S. Martino al Cimino (VT), cui facevano seguito le varie formalità di rito, con le letture dei relativi verbali e la consegna al Postulatore delle due copie degli atti processuali, chiuse in contenitori sigillati, da trasmettere alla Congregazione delle Cause dei Santi.

L’Eminentissimo Cardinale Vicario sottoponeva, quindi, alla qualificata assemblea, alcuni aspetti salienti delle personalità del Servo di Dio, il cui testo qui riportiamo:

"Vorrei anzitutto porgere il più cordiale saluto al Padre Renato Salvatore, Vicario Generale dei Padri Camilliani, al Provinciale Padre Albino Scalfino, Provinciale, a Padre Felice Ruffini, Sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale Sanitaria, a Madre Serafina Dalla Porta, Vicaria Generale delle Figlie di S. Camillo, al Sindaco di Bucchianico, dove il SdD è sepolto, al Sindaco di Villamagna, dove è nato il SdD ed al fratello Tommaso con la consorte.

Si conclude oggi la fase diocesana del Processo di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Nicola D’Onofrio, Chierico Professo dell’Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi.

Non v’è alcun dubbio che questa testimonianza di vita evangelica, vissuta in modo ordinario in perfetta adesione al divino volere, culminata in una spontanea straordinaria offerta di sé al Signore, potrà costituire un particolare modello e conforto non soltanto per quanti soffrono nel corpo e nell’anima, ma anche per tanti giovani che si preparano al sacerdozio, che vivono la vita religiosa o l’impegno del servizio laicale in opere d’amore per il prossimo.

Il Servo di Dio Nicola D’Onofrio nacque a Villamagna (Chieti) il 24 marzo 1943 da genitori profondamente cristiani, che seppero trasferire nel figlio il culto alla religiosità della vita, nonché una solida educazione umana e cristiana di stampo cattolico.

Nicolino, ragazzo diligente, buono e disponibile verso gli altri, partecipava alla vita della Parrocchia nel generoso servizio all’Altare.

Avvertita la vocazione al sacerdozio, il Servo di Dio decise di intraprendere, nonostante le opposizioni dei genitori, la strada della vita religiosa nell’Ordine di San Camillo de Lellis, che lo accolse nello Studentato di Roma nel 1955. E’ qui che il 6 ottobre 1960 il giovane D’Onofrio indossò l’abito religioso, ed emise il 7 ottobre 1961 i Voti di Povertà, Castità, Obbedienza e Carità verso gli ammalati.

I propositi di vita spirituale e i personali progetti di ministero apostolico, affidati in questo periodo alle sue carte private, lasciavano intravedere un giovane seminarista impegnato totalmente nelle gioie e nelle lotte della vita ascetica, e una forte volontà sostenuta dalla preghiera.

Anche quando cominciò il tempo della formazione intellettuale, si osservò in lui la tenace volontà di perseguire il cammino di perfezione di vita cristiana, propostogli dal suo Ordine religioso, secondo i principi di una salda spiritualità tradizionale: l’imitazione del Signore, l’adorazione dell’Eucaristia, il filiale culto per la Madre di Dio e per il Fondatore del suo Ordine. Nicola stabilì una singolare fraternità e amicizia spirituale con Santa Teresa di Gesù Bambino.

Verso la fine del 1962, Nicola incominciò ad avvertire i primi sintomi del male che lo avrebbe portato alla morte a soli 21 anni. Fu fatto ogni sforzo per tentare di salvare una così giovane esistenza, che tanto bene prometteva per il futuro ministero. Ebbe lui stesso certezza della gravità del male che gli corrodeva il corpo, soprattutto dopo un franco colloquio con il suo superiore maggiore.

E’ questo il periodo nel quale si manifestò in lui la maturità spirituale. La preghiera, sempre più accresciuta anche nella sosta notturna dinanzi al Santissimo Sacramento, sviluppò, come rivelano i suoi appunti spirituali, i tratti caratteristici della sua anima: una grande serenità interiore, l’abbandono nel Signore, la carità comunitaria, il distacco dalla terra per tendere mediante il dolore al polo unico della sua vita.

Il viaggio a Lourdes e a Lisieux, voluto dai superiori per impetrare da Dio la guarigione fisica, lo riempì di spirituale letizia e lo confermò nei propositi di cristiana fortezza. Non è facile scorgere i naturali sentimenti che prova un giovane dinanzi alla prospettiva della morte imminente nelle sue lettere spedite durante quei viaggi, tanto era posseduto dalla fede e dall’amore.

Consapevole delle difficoltà dell’epoca, che affondavano le radici in una profonda crisi culturale, Nicola si impegnò con diligenza nello studio per prepararsi ai compiti del ministero sacerdotale con un adeguato bagaglio culturale.

Il 28 maggio 1964, per dispensa concessa dal Papa Paolo VI, Nicola emise la professione dei Voti perpetui, e il 5 giugno ricevette, in mezzo alla comunità dei confratelli, il Sacramento dell’Unzione degli Infermi. Ebbe una lunga agonia travagliata da gravi sofferenze e sostenuta costantemente dalla preghiera. Morì a Roma la tarda sera del 12 giugno 1964, mentre pregava incessantemente il Signore.

"Consummatus in brevi, explevit tempora multa". Il medico curante, che ebbe modo di osservarlo durante tutto l’evolversi della malattia, espresse il miglior commento sulla sua vita: "La sua eredità consiste in questo esempio ed esortazione: pregare per vivere, pregare per morire".

Un finale di vita così, non può essere improvvisato. Viene da lontano e il tempo della morte è solo l’occasione della rivelazione del lavoro interiore svolto. Ed egli lo ha costituito fondamentalmente sulla Croce e la Passione di Gesù con lo sguardo sempre rivolto alla Gloria della Risurrezione. E’ una grande lezione per tutti noi: ci invita a saper vedere — come più volte ci ha detto il Santo Padre — nella Croce, nella malattia, la forza redentrice del Signore Gesù per noi e per il nostro prossimo.

Non sono pochi i fedeli che, specialmente in Italia e in America Latina, si affidano alla sua intercessione presso il Signore; sono diverse le testimonianze di coloro che attestano di aver ottenuto da Dio, attraverso la sua intercessione, favori e grazie celesti. Noi speriamo che il Signore voglia presto, per il giudizio della Santa Chiesa, glorificare anche in terra questo suo umile discepolo e proporlo come modello di vita alle generazioni cristiane del nostro tempo.

Mentre veramente vorrei rinnovare questo auspicio, vorrei anche ringraziare Mons. Bella e tutto il Tribunale Diocesano per l’impegno e la sollecitudine con cui hanno portato a termine la fase diocesana di questo processo di Beatificazione e Canonizzazione che mi ispira una piccola riflessione personale dato che, il SdD Nicola D’Onofrio è nato ben 12 anni dopo di me, molto più giovane di me, non capita frequentemente di aprire o chiudere la fase diocesana di un processo di una persona più giovane, almeno del sottoscritto, che certo è ormai anziano, comunque vorrei additare lui come esempio ai giovani e alle ragazze che accolgono una speciale chiamata al Signore alla vocazione sacerdotale e religiosa, alla consacrazione, ma anche a tanti altri ragazzi e ragazze che vogliono vivere fino in fondo il sacramento del Battesimo che hanno ricevuto."

Al termine dell’intervento del Cardinale Vicario, veniva eseguito il canto alla Madonna "Ave Maria" ad opera del Coro Polifonico della Casa di Cura Villa Immacolata di S. Martino al Cimino (VT).
 

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