San Camillo e gli
Operatori in Sanità

Il dono dato dal Signore a S. Camillo, Fondatore dell'Ordine Religioso dei Ministri degli Infermi, - comunemente detti Camilliani -, di insegnare una "Nova Schola Caritatis", fin dall'inizio lo ha portato nell'articolato ambito della Salute e Sanità a promuovere una specifica pastorale coinvolgendo le varie branchie che la compongono.

Ne diamo una breve panoramica rimandando ad opere più estese per l'approfondimento.
 
 

VOLONTARIATO    MEDICI CATTOLICI     INFERMIERI CATTOLICI
 
 

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VOLONTARIATO

  1. La "Congregatione di Siculari"

  2. L'azione travolgente di S. Camillo coinvolgeva quanti venivano a contatto. Così il 18 febbraio 1594 firmava un diploma di aggregazione all'Ordine diretto "Ai Signori della Congregazione della Concezione della B.V. alla Maddalena in Roma", che lui amava chiamare "Congregatione di Siculari".
    Finalità di questo atto era quello di estendere l'apostolato della Carità ai malati tra i laici, amici ed estimatori della sua azione e di quella dei suoi Religiosi, facendoli usufruire dei frutti spirituali dei quali godeva l'Ordine Religioso, e dare loro una formazione.
    Attuava in un qualche modo, così, quella sua prima idea di dare vita a "una Compagnia di uomini pii e dabbene", condividendo con essi i benefici "...per l'autorità che il ricordato Gregorio XIV di v.m. ci ha concesso con la sua Bolla (...) facendovi partecipi di tutti e singoli privilegi, anche maggiori, delle esenzioni, immunità, indulgenze, indulti, prerogative e favori a noi concessi".
    Dalla vita manoscritta del contemporaneo camilliano P. Sanzio Cicatelli, qualche passo:

    "Quelli solamente potrebbono raccontare il frutto grande che fece la Congregatione in Napoli in quel principio che viddero prima le molte miserie in che si ritrovava alhora l'Hospidale delli Incurabili di detta Città. Il quale per gratia del Signore subito che fù cominciato à frequentarsi da' nostri, cominciò similmente ad essere frequentato non solo da' piu honorati Cittadini della Città, ma anco (facendo a gara l'uno con l'altro) da quasi tutti i nobili, e titolati Signori di quel Regno divisi in diverse Congregationi, cosa certamente di gran lode, e degna da esser imitata da tutta la nobiltà Christiana, poiche à dire il vero non mi ricordo haver mai letto, ne inteso che in alcuna altra Città del Christianesmo vada tanto numero di nobili a servir ne gli Hospidali come in Napoli. Dove quasi ogni giorno si veggono Baroni, Conti, Marchesi, Duchi, Prencipi, anco l'istesso (p.103) Vice Re, et il medesimo Cardinale Arcivescovo senza alcuna sorte di schifo governargli infermi...

    " Un'altra volta in Roma essendosi convertita à Dio una certa donna del mondo (il nome della quale si tace per la riputation di lei) e desiderando di farsi una buona confessione generale, stava tutta confusa, non bastandogli l'animo di saperla fare. Mà essendogli stato consigliato, che parlasse al P. Camillo, che l'haverebbe posta per la buona strada,essa gli parlò nell'Hospidal di S. Spirito, dove tra l'altre cose gli disse, ch'ella si vergognava infinitamente di far questa confessione, non sapendo trovargli capo, tanto li pareva cosa difficile di ricordarsi i suoi peccati, per questo adunque lo pregava à trovarli un buon Pare Spirituale, che l'havesse aiutata, e sopra tutto, che non l'havesse ripresa, fin che non havesse finita tutta la confessione. Alhora Camillo dopo haverla consolata, gli rispose, che ritornasse il giorno appresso, che l'haverebbe insegnato il modo di ben confessarsi. Ritornata poi la mattina seguente, Camillo si cavò una lista di petto scritta di propria mano, dove esso haveva scritti quasi tutti i peccati di quella donna, come proprio Iddio gli havesse rivelata la conscienza di lei; quali peccati essendogli stati letti da lui uno per uno con grandissimo rossore, e stupor d'essa donna, li consignò detto foglio, e la raccomandò ad un Padre de' nostri, ch'ascoltasse la sua confessione. Restando la donna cosi ben sodisfatta, et ammirata dello spirito quasi profetico d'esso P. Camillo, che mai più si scordò di tanto gran beneficio.
    Dandosi d'indi in poi à tanta bontà di vita, e frequenza de' santissimi Sacramenti, ch'andava molto spesso (ad imitatione del suo maestro) à servire all'infermi dell'Hospidale; servendogli con affetto veramente di Madre, facendo restare attoniti quanti la miravano..."

    Dopo la morte del nostro Santo, - 14 luglio 1614 -, non si hanno più notizie di questa "Congregazione". Si hanno invece una serie di eventi drammatici, come la peste del 1656 che quasi distrusse la Congregazione Camilliana con la morte di centinaia di Religiosi dediti a soccorre gli appestati nelle varie città d'Italia, e tra questi il Generale dell'Ordine P. Marco Antonio Albiti, alcuni Superiori Provinciali e locali. Vite stroncate ma non lo spirito.
     

  3. La "Salus Infirmorum"

  4. Con Breve del Beato Pio IX, il 30 luglio 1860, presso la Chiesa di S. Maria Maddalena in Roma viene riconosciuta l'Arciconfraternita della Madonna Salute, per zelare la devozione all'Immacolata madre di Dio venerata sotto questo titolo da quando la bella immagine è giunta nella Chiesa centrale dell'Ordine camilliano a pochi mesi dalla morte del Santo, e provvedere alle necessità corporali e spirituali dei malati poveri e dei morenti.
    Ideatore e promotore zelante il Fratello camilliano Ferdinando Vicari, qui sagrestano per molti anni. In poco tempo il numero degli aderenti crebbe e l'iniziativa si estese anche fuori Roma. Prima a Pisa, a Rignano, a Velletri, a Nepi, ad Aiaccio in Corsica, a Sebenico in Dalmazia, a Montevideo in Uruguay, e in altri luoghi.
    La soppressione religiosa del 1870 arrestò il suo sviluppo. E solo nel 1927 riprese vita, quando Pio XI emise un Breve il 21 maggio riconfermando quanto precedentemente era stato concesso dal Beato Pio IX. La Salus Infirmorum ancora oggi esiste, ma attende qualcuno che la faccia risalire agli splendori dei primi tempi!
     
  5. UNITALSI

  6. Non parte dai Camilliani, ma nel momento della sua costituzione è presente uno di essi tra i firmatari dell'Atto: il P. Francesco Tenaglia di Comunità alla Parrocchia dei SS. Vincenzo e Anastasio a Fontana di Trevi in Roma.
    L'ideazione di questa benemerita "Unione" che ha trasportato milioni di Pellegrini al Santuario di Lourdes, e ad altri Santuari Mariani, si deve ad una esperienza drammatica del giovane Giovanni Battista Tomassi nel 1904. Deciso a porre fine alla sua dolorosa esistenza, l'anno precedente aveva partecipato con un piccolo gruppo ad un pellegrinaggio a Lourdes con lo scopo di fare un gesto clamoroso uccidendosi dinanzi alla Grotta di Massabielle sparandosi.
    La bianca Signora però l'attendeva con amore materno, e toccò il suo cuore. Tornato a Roma trasformato e profondamente scosso, da candidato al suicidio divenne promotore di una Associazione "con lo scopo di aiutare i Malati poveri nel sostenere le spese per il viaggio e di assistere gratuitamente, mediante Volontari".
    Il giovane era figlio del Maggiordomo del Principe Barberini, la cui residenza ricadeva nel territorio della su detta Parrocchia. Ecco il perché della presenza del Camilliano. Nella documentazione che gentilmente la Segreteria Generale dell'Unitalsi ci ha fornito, leggiamo: "Se il merito di aver ideato l'Unione spetta a G.B. Tomassi, quello della sua realizzazione deve essere invece condiviso con un piccolo, ma agguerrito gruppo di Persone che per molti anni si prodigarono con grande generosità e tenacia: Mons. Lorenzo Ciccone, il Prof. Carlo Costantini, Mons. Luigi Lavitrano e Padre Francesco Tenaglia. Per l'intelligente intraprendenza di queste persone, fin dal 1905, l'Unione riesce a condurre a proprie spese i primi 8 Ammalati con 2 Assistenti mediante il Comitato pro Palestina e Lourdes".

    Monsignor Lavitrano nel 1929 divenne Cardinale. Il P. Francesco Tenaglia, da ricerche fatte nell'Archivio Camilliano romano, risulta essere ancora presente e attivo in quella Comunità nell'anno 1907. Il detto Padre, nato il 21 ottobre 1871 e ordinato Sacerdote il 3 maggio 1894, morì in Roma il 7 novembre 1956.

    Molti i Confratelli che lo seguirono in questa specifica pastorale, mettendosi a disposizione dell'UNITALSI per l'assistenza spirituale dei propri pellegrini malati e di quelli provenienti da altre strutture sanitarie e da case private nei viaggi dei ben noti "Treni bianchi".
    Una interessante nota storica è quella che ci documenta essere stato Segretario Generale dell'UNITALSI dopo il 1910, per un certo tempo, Monsignor Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, ed oggi Beato.

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MEDICI CATTOLICI

"Su la fine del 1903 il P. Gioacchino Ferrini diede vita ad una organizzazione religioso - scientifica, tra i Sanitari, che prese il nome di "Società Medica Cattolica sotto la protezione di S. Luca Evangelista e dei Santi Cosma e Damiano,,. L'articolo 110 dello Statuto ne definiva lo scopo: "La Società estranea a qualunque questione politica... ha esclusivamente scopo religioso, scientifico, professionale. Religioso: Pro-muovere nell'esercizio della professione l'osservanza dei doveri religiosi; Scientifico; Studiare specialmente quelle questioni mediche e affini, che possano aver attinenza con la dottrina cattolica e incoraggiare ogni pubblicazione scientifica che non sia aliena da tale spirito; Professionale : Tenere alta la dignità fra i medici, come persone, come scienziati e come professionisti.
Era retta da un Presidente con la collaborazione di 10 Consiglieri, tra i quali l'Assistente Ecclesiastico - di nomina del Card. Vicario - scelto preferibilmente tra i Ministri degli Infermi. L'Associazione, accolta fin da principio con favore, ebbe presto vasta eco ed una larga cerchia di aderenze. Nel solo primo anno di vita contò più di trecento iscritti.
Il 29 gennaio 1904 il Card. Vicario Pietro Respighi ne decretò la canonica erezione; il 18 febbraio veniva aggregata all'Ordine dei Ministri degli Infermi e il 24 dello stesso mese il Card. Segretario di Stato Merry del VaI, a nome del Santo Padre Pio X, faceva pervenire al P. Ferrini una lettera di compiacimento e d'incoraggiamento per un iniziativa così bella e promettente. "Mentre negli insegnamenti dei moderni Atenei - dice, tra l'altro, il Card. Segretario di Stato - e negli scritti di non pochi cultori dell'arte medica si scioglie infaustamente l'inno della materia, torna a grande conforto del Comune Padre il potere alfine rilevare come anche la Fede, madre degli spiriti e sovrana dei corpi, spiri fra la nobile classe dei medici e dai migliori raccolga, non disgiunto da bella prova di non comune fortezza, libero omaggio di ossequio,,.
Nell'aprile l'Associazione tenne il suo primo congresso, dopo il quale si portò in udienza dal Papa, che rivolse a tutti e singoli i partecipanti parole di fede e di augurio.
Con la morte del Padre Ferrini (1908) venne a mancare l'anima della provvida Organizzazione; la quale andò poco a poco assottigliandosi fino a scomparire." (Domesticum, bollettino cronistorico dei Camilliani, anno 1943 n. 3, p. 165).

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INFERMIERI CATTOLICI
Nel 1930 il camilliano P. Celestino Milanese inizia l'Unione Cattolica Infermieri - UCI - e riceve l'approvazione dello Statuto da parte dei Superiori Maggiori dell'Ordine Camilliano il 25 aprile 1931. L'UCI ha lo scopo dichiarato "di santificare la professione dell'infermiere, farne una missione ed un apostolato. Mantenere ed accrescere in quanti si occupano del bene dei poveri infermi, la fiamma della carità che a sua volta dovrà alimentare lo spirito di sacrificio necessario a ben curare e assistere chi soffre".
Il 20 novembre 1931 il Cardinale Segretario di Stato, Eugenio Pacelli, in una lettera diretta al Superiore Generale dei Camilliani, P. Germano Curti, scrive "che il Santo Padre (Pio XI) si compiace di cuore della iniziata Unione Infermieri Cattolici, sotto la protezione di S. Camillo de Lellis, e se ne promette preziosi frutti di carità, materiale e spirituale, a pro dei poveri infermi".
E nello stesso tempo dal Cardinale di Milano, il Beato Schuster, giunge approvazione, stima e benedizione.
Mentre l'ACIPSA si dedicava alle Infermiere Professionali alle quali era riservata questa Professione, - come si ricorderà solo recentemente è stata estesa agli uomini -, l'UCI era aperta a tutte le altre categorie di Operatori della Sanità: infermieri/e generici, portantini, personale addetti ai vari servizi ospedalieri, agli amministrativi, ecc...
E così fino al 27 aprile 1978, quando con Atto Notarile UCI e ACIPSA si fondevano e divenivano ACOS, Associazione Cattolica Operatori Sanitari a tutt'oggi operante e presente in tutte le Regioni d'Italia, e aderente all'Organismo Internazionale CICIAMS.

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