Quella mattina del 14 ottobre 2001....

 

 

Sono passati 13 anni dalla drammatica morte del camilliano P. Celestino Di Giovambattista, assassinato il 13 ottobre 2001 mentre era in visita pastorale alle Carceri della Capitale, da uno "squilibrato", dissero...

E sì lo era senza alcun dubbio... ma chi lo aveva imbottito di strane idee? Ma!?... non s'è mai saputo!...

Si è tanto detto, scritto, celebrato, inaugurati luoghi che ne ricordano lo spirito di «missionario camilliano», ovvero di Testimone autentico dell'Amore di Cristo per i malati e gli ultimi della terra.

Ma di tutto in me s'è iscritta profondamente quella mattina del successivo 14 ottobre 2001, Domenica, quando i suoi Confratelli della Comunità della “Missione S. Camillo” di Ouagadougou trovarono accovacciato in terra dinanzi al cancello della casa religiosa un bimbo di 6-7 anni. Aveva passato tutta la notte là, dormendo in terra, esprimendo così tutto il suo dolore e smarrimento per la perdita del suo "papà", il P. Celestino, che lo aveva adottato dopo la perdita dei suoi genitori.

Se i "segni" contengono un significato, questo è di grandissimo valore ed esprime e rivela perfettamente lo spessore del dolore vissuto in quei giorni dal Popolo Burkinabé, ed espresso ampiamente per la perdita del "proprio Parroco" durante la solenne Celebrazione delle Esequie

La "carità" di P. Celestino non ha mai offeso la dignità delle Persone beneficate, perché il Popolo ha sempre sentito che era autentica e sincera condivisione delle proprie necessità, originate da condizioni ambientali naturali impossibili, quasi ai limiti della sopravvivenza. Ha sempre sentito che ogni atto di P. Celestino era generato dal vero "Amore", quello che affonda le radici nel Cuore di Cristo Gesù.

Il giornalista Barro scrisse in quei giorni: «Il P. Celestino ha inciso profondamente con l'intensità della sua fede e della sua sensibilità e con la generosità del suo cuore che lo faceva partecipare alle prove dei suoi fedeli e di quanti bussavano alla sua porta. Coinvolgendo parenti e tanti benefattori italiani il P. Celestino moltiplicava i suoi atti caritativi che andavano dal semplice sostegno alimentare al prendere in carico l'impegno della scolarizzazione di alunni delle prime classe e di studenti di scuole superiori. In breve si può dire che il P. Celestino Di Giovambattista è stato nella Parrocchia S. Camillo quello che fu Mgr. Joanny Thevenoud per la Chiesa Burkinabé.»

Nelle parole di un giovane Confratello Burkinabé un quadro sintesi della sua spiritualità: «Una delle prime realtà che emerge quando si fa memoria di P. Celestino, è che lui appare alla fine del suo viaggio come un antico saggio, in modo da diventare un testimone. Su una delle foto ricordo del Padre, un albero di baobab appare in fondo. Il baobab nel Sahel è l'albero più alto e si caratterizza per sua grandezza visto il numero dei suoi rami, l'importanza delle sue foglie e dei suoi frutti. È anche e soprattutto luogo dove molti uccelli si rifugiano e fanno i loro nidi per la sicurezza che l'albero assicura, come assicura la parabola del granellino di senapa (Luca 13, 18-19).

Ecco, P. Celestino nel nome del suo attaccamento a Cristo e per Cristo, è diventato questo grande albero dove i peccatori, i poveri, i malati, i carcerati, le persone che sono desiderose di ascoltare la Parola di Dio come i ricchi avevano trovato il loro luogo di rifugio.»

Chi è stato Padre Celestino per suscitare tanto rimpianto e dolore in "terra straniera", ritenuta e vissuta come la "sua amata terra", è ben espresso e condensato in un "video" realizzato per il «I° Decennale»*. A quanti ricordano con stima e affetto P. Celestino, con vero piacere e orgoglio segnaliamo che per la drammatica conclusione della vita, da noi stimata “quasi martirio”, è stato iscritto nel «Martirologio della Chiesa del 2001», presente sul sito web vaticano ==> click

 

Dalle lettere che inviava a quanti generosamente lo assistevano con le "adozioni a distanza", una sorte di "finestra sulla sua anima". Oggi, e qui, ci piace riportare alla nostra e vostra attenzione l'ultimo biglietto scritto qualche mese prima di venire assassinato, diretto ad una gentile signora del gruppo romano:

 

"Carissima Sorella in Cristo.

In quest'ultimo periodo l'ho portata e continuo a portarla con me all'Altare di Dio ogni mattina nella celebrazione della Santa Messa. Sono sicuro che Gesù le vuole tanto bene e che il suo cuore ha ritrovato la serenità.

L'importante è Amare ed essere Amati da Dio. E' meraviglioso vedere come la Gloria del Signore sana e ristabilisce la serenità, la gioia e la pace. Come le scrivevo la sua formula di vita deve essere "Soffrire e sorridere", Gesù la ricompenserà.

Sempre più in unione di preghiere e d'ideale. La benedico, P. Celestino" (fpr)

 

* VIDEO del DECENNALE