Lo ricordiamo...

Lo ricordiamo perché i testimoni non possono essere dimenticati, sono i veri maestri. Lo ricordiamo perché fece molto parlando poco. Lo ricordiamo perché in sintonia con tutti è stato icona del Buon Pastore. Niente apparenze, niente ostentazione ma buon esempio, dedizione, trasparenza.
E’ stato un bel pomeriggio di sole il 28 aprile a Massa d’Albe, un antico borgo di colonizzazione romana del 300 a.C. arrampicato sulle falde del Velino, nel cuore dell’Abruzzo, per la posa di un “memorial”* del P. Celestino, che qui è nato. Il Vescovo di Avezzano, S.E.R. Mons. Lucio Renna, durante la concelebrazione con numerosi camilliani italiani e burkinabè e sacerdoti della diocesi, ha evidenziato il clima quasi gioioso della comunità cristiana, pur ancora tanto addolorata per quel tragico 13 ottobre: “c’è come la consapevolezza - egli ha detto - di un clima di festa e di ritrovata speranza”. E, con un riferimento a “Gesù Via, Verità e Vita” , (liturgia del giorno), ha invitato a fare di questa “memoria” una profezia, un annuncio, una testimonianza. Il P. Celestino - ha proseguito - è stato sedotto da Cristo, ha risposto al suo invito di seguirlo, ha testimoniato l’amore di Dio ai poveri, instancabilmente, fino al dono totale di se.
Il P. Celestino, ha in buona sostanza sottolineato il sindaco di Massa, Sig. Giorgio Blasetti nel suo intervento, è figlio della nostra terra e noi ne siamo orgogliosi. Ma lo onoreremo - ha aggiunto - se sosterremo, con segni tangibili, quanto da lui iniziato.
L’Ambasciatrice del Burkina presso lo Stato Italiano, S. Ecc. Madame Beatrice Damiba, presente alla cerimonia, ha voluto testimoniare l’attaccamento dell’autorità, degli abitanti di Ouagadougou e suo personale per il P. Celestino. Siamo riconoscenti per quanto egli ha fatto per il nostro paese (Cavaliere al merito della Repubblica). E’ vero, aveva la cittadinanza italiana ma anche quella burkinabè e questa per cuore e per scelta.
Benchè scomparso ai nostri occhi, è presente nei nostri cuori, ha rassicurato il P. Laurent Zoungrana, Delegato dei camilliani in Burkina Faso; e con un richiamo a S. Agostino, ha pregato: ”non chiediamo al Signore perché ce lo ha tolto, ma ringraziamoLo perché ce lo ha donato”.
Oltre al bozzetto collocato all’ingresso del paese, è stata posta anche una targa alla casa paterna del P. Celestino. Una buona opportunità per un richiamo alla “famiglia come “Chiesa domestica”, terreno fertile per una maturazione cristiana e camilliana del nostro confratello, ha concluso il P. Frank Monks, Superiore Generale dei Camilliani.

“el Viajero”
* L’altorilievo, opera della scultrice Gina CISARIA, è una composizione in bronzo (cm. 100 x 150) e consta di tre temi disposti su tre diversi piani di profondità: la figura di padre Celestino, quindi il baobab, infine la chiesa.
Padre Celestino sembra uscire fuori dal piano per farsi incontro all’osservatore, invitandolo con un sorriso, a “venire e a vedere” dove si trova e opera. L’albero, impetuoso e imponente, rappresenta la grande energia della terra africana. La chiesa parrocchiale della missione infine che, nei toni di luce, si ricollega alla croce camilliana, sembra voler invitare l’osservatore ad una riflessione su una realtà così distante dalla nostra quotidianeità ma che non può lasciarci indifferenti.


Commemorazione di Padre Celestino
ed inaugurazione
del Monumento a lui dedicato

del Prof. Lino Cerqua
Membro del Consiglio Pastorale della
Comunità Parrocchiale di Massa d’Albe (AQ)
Il 28 Aprile del 2002, giorno della Commemorazione e della solenne inaugurazione del monumento in memoria di Padre Celestino, che, per sempre, possiamo ammirare nello stupendo altorilievo fatto realizzare dai PP. Camilliani, Massa d’Albe, dopo giorni uggiosi, “rideva” nel bel sole d’Aprile e nel cielo così azzurro come lo è solo a Massa. Sembrava rivestito a festa per l’eccezionale cerimonia. Anche il Velino, maestoso massiccio dell’Appennino abruzzese, terza cima (2487 m) dopo il Gran Sasso e la Maiella, si elevava orgogliosamente nel cielo azzurro e limpido, quasi ad onorare padre Celestino, che, spesso, reduce dal Burkina Faso, lo elogiava soprattutto quando prometteva pioggia: “Lì - ci diceva - sarebbe festa se si potesse vedere scendere la pioggia così come la vediamo noi venir giù dal Velino. Se si potessero ammirare le immense nubi del Velino, lì, il cuore di tutti esulterebbe. Io stesso, quando sono a Massa mi sento trasformato e felice nell’ammirare il nostro cielo, le nostre nubi, le nostre nevi, il nostro Velino. Così, la recita del Breviario, lungo le strade di campagna, è un canto di riconoscenza a Dio. Qui mi ritempro per altri anni a Ouagadougou”.
In questo scenario, Massa d’Albe, paese prettamente agricolo, con qualche segno negativo dell’attività industriale, le cave di sabbia, che offendono lo sguardo di chi va a visitare gli scavi di Alba Fucens, una colonia romana, accoglieva con entusiasmo i religiosi ed i laici che venivano dal Burkina Faso, da Sora, da Roma, da Bucchianico e dalla Marsica.
La strada principale, che scende da Corona, riversava giù i tanti amici, coetanei, parenti, giovani e vecchi, di padre Celestino verso la casa parrocchiale e verso il monumento e andavano a riempire la Chiesa, dove, spesso, lo avevano trovato, solo, vicino al tabernacolo. Quivi, in silenzio, riflettevano sul padre Celestino dell’altorilievo e quello che avevano conosciuto mentre pregava Iddio: li, i suoi occhi, potenziali dagli occhiali, guardano lontano, all’Africa, ai suoi poveri bisognosi di tutto; in Massa, davanti a Gesù, i suoi occhi erano chiusi, in una preghiera di ascolto intensa; in entrambi i momenti il suo vuole essere un messaggio d’amore, un tentativo di dono di sé.
Intanto, come un’eco lontana, nello spazio tra la casa canonica e la Chiesa, giunge la melodia del Magnificat cantato dalla piccolissima “schola cantorum” della Parrocchia: l’anima mia magnifica il Signore..., si avvia lentamente la processione. Apre il corteo la congrega dell’Immacolata di Massa e quella del SS Sacramento di Corona. Seguono i numerosi religiosi dei PP. Camilliani, tra cui spiccano i sacerdoti e le suore di colore che padre Celestino aveva amorevolmente cresciuti nel dono di sé a Dio. Chiudono il meraviglioso insieme di consacrati a Dio i sacerdoti della diocesi dei Marsi, che, spesso, hanno operato con padre Celestino. Sfilano i gonfaloni dei comuni di Bucchianico, di Avezzano, di Massa d’Albe, degli Alpini e di altre Associazioni e i rispettivi Sindaci e Presidenti, accompagnati dall’Assessore Regionale Sciarretta e dall’Ambasciatrice del Burkina Faso, Sua Eccellenza la Signora Noellie Marie Beatrice Damiba, precedono il Vescovo Monsignor Lucio Renna, che benedice i numerosissimi intervenuti. Giunto il Vescovo all’altare, inizia la Santa Messa, cui l’assemblea tutta partecipa commossa e consapevole.
All’Omelia, il Vescovo con la sua suadente oratoria tratteggia gli aspetti essenziali della personalità di Padre Celestino. Egli, nell’umiltà, nella quotidianità, nell’ovvietà dell’azione pastorale e missionaria, ha lasciato l’impronta dell’uomo e del sacerdote eccezionale. “La sua grandezza sta nell’aver guardato Cristo, via, verità, vita. Cristo ha testimoniato il Padre, padre Celestino ha testimoniato l’amore di Cristo. E’ grande perché ha preso sul serio il patto stretto tra lui e Cristo. Era un uomo veramente uomo, un sacerdote veramente sacerdote. Sempre aperto al prossimo, era un apostolo tra i fratelli del Burkina Faso e tra i carcerati dove ha fatto dono di sé. E’ via da seguire, perché ha insegnato a seguire chi soffre. In lui non c’era niente di eclatante: ha vissuto straordinariamente la via verso il Padre. E’ stato sempre un compagno come uomo, un compagno, un fratello, come sacerdote. Ha dato via ad iniziative semplici, dettate dal suo cuore pastorale. Dunque fu grande nella semplicità, che si concretizza nel vivere Cristo. E’ stato un modello di vita, una risposta di vita, che si consuma in maniera veramente perfetta. Ha testimoniato Cristo; ha saputo continuare Cristo. E’ un messaggio per noi, per vivere il nostro Battesimo con serietà”
Sì, Eccellenza, Padre Celestino è stato un sacerdote pio ed umile. Egli, pur gioiendo nell’ “aiutare il Signore a salvare le anime..., d’essere un canale di cui Gesù si serve per far passare la sua Grazia, il suo Amore ed i suoi doni..., si sentiva troppo, troppo piccolo e limitato per la grandezza e bellezza della vocazione sacerdota1e e missionaria”. Egli agiva con semplicità, purezza e spontaneità, perché prendeva il Vangelo nella sua accezione letteraria, nella sua significazione primaria: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo! Operava nel sociale senza ispirarsi a politiche sottomesse all’economie e leniva sofferenze, sfamava gli indigenti e consolava gli afflitti con tale entusiasmo e con tale carità, che scavava nel cuore e nel pensiero degli assistiti, che, vedendo in Lui il Cristo sofferente, rinnegavano i loro idoli e le loro credenze nella loro libertà e spontaneità.
Era un vero uomo ed un vero Sacerdote, pronto a vivere seriamente e religiosamente la vita totale dei suoi parrocchiani, pronto a mangiare il loro cibo indigeno, a correre il rischio di incappare nelle malattie locali. Proprio per questo, nella preghiera dei fedeli, tutti hanno pregato perché Cristo invii sulla terra sacerdoti come Celestino, che, come uomo e religioso, amava il prossimo, aiutandolo a crescere nella libertà, nella cultura, nella giustizia e nella fede. Questo, sicuramente, hanno chiesto a Dio i numerosi fedeli che hanno ricevuto Gesù.
Dopo lo ”Ite, Missa est”, in processione i fedeli si recano presso il Monumento-ricordo per Padre Celestino, per la sua inaugurazione. Qui il Sindaco, con orgoglio, rivendica il sentimento di appartenenza di Padre Celestino alla nostra piccola comunità di Massa d’Albe ed esprime il senso di piacere che questa Comunità prova nel sentire che un raggruppamento di casette per famiglie povere porta il nome di Massa d’Albe. Quindi, dopo aver, secondo lui, dimostrato le cause che hanno costretto la politica ad abdicare e a sottomettersi definitivamente all’economia, afferma che la speranza del mondo, la speranza dei poveri, è riposta solo nella Chiesa.
Questa ha espresso un esempio, padre Celestino, che ha profuso un serio impegno alleviando le sofferenze della povera gente procurando acqua con pozzi artesiani, fornendo accoglienza a ragazze madri, scuole per formare future madri, insegnando agli uomini a costruirsi case e procurando borse di studio per giovani volenterosi.
Prendendo la parola, il parroco di Massa d’Albe, don Aristide Tantalo, dopo aver affermato che condivide in pieno le tesi del Sindaco, ringrazia calorosamente tutti coloro che hanno contribuito generosamente alla realizzazione del Monumento e della targa ricordo, soprattutto i PP. Camilliani, l’Amministrazione comunale, l’Architetto Corrado Martorelli, la scultrice, la ditta Celi Gianfranco, fornitrice di materiali, e la ditta Rossi Martino esecutrice dell’Opera.
Un grazie di cuore, poi, rivolge a tutti gli intervenuti soprattutto all’Ambasciatrice del Burkina Faso, all’Assessore Regionale Sciarretta ed ai Sindaci tutti.
Quindi il Corteo si reca presso la casa paterna, ove viene scoperta una lapide-ricordo del nostro missionario. Quivi si legge:

“CASA PATERNA DI
PADRE CELESTINO DI GIOVAMBATTISTA
NATO IL 24 APRILE 1934
 TORNATO
TESTIMONE DELL’AMORE
NELLA CASA DEL PADRE
A OUAGADOUGOU
IL 13 OTTOBRE 2001”

Questa è anche elogio e riconoscenza per una famiglia laboriosa e generosa, che ha saputo preparare un figlio a donare con sincero amore la propria vita per il prossimo, anche per quello più sconosciuto e lontano.
Al termine i familiari di padre Celestino, commossi e riconoscenti per la numerosa partecipazione, offrono a tutti, presso la sala parrocchiale, un sontuoso rinfresco.