di P. Felice Ruffini, camilliano

 

Nel 3° Anniversario del “Ritorno alla Casa del Padre” del Santo Padre Giovanni Paolo II di s.m., - 2 aprile 2005 -, vogliamo ricordare i momenti del suo “Magistero” dedicati al Nostro Santo Padre Camillo, vissuti da noi Camilliani con una peculiare emozione.

Ero a Bucchianico a servizio del Santuario e fui particolarmente colpito dalla notizia che la meta della sua prima uscita dal Vaticano, a poche ore dall’elezione a Papa, - il pomeriggio del 17 ottobre 1978 – era stato il Po­liclinico “Gemelli” di Roma per fare visita al suo amico l’Arcivescovo Andrea Deskur, oggi Cardinale, in quel momento gravemente ammalato.

Ma più ancora risuonarono partico­larmente interessanti le parole improvvisate dette ai malati del vicino re­parto che volle incontrare. E cioè di volere “…appoggiare il mio ministero pa­pale soprattutto su tutti quelli che soffrono e che alla sofferenza, alla pas­sione, ai dolori uniscono la preghiera… Carissimi fratelli e sorelle, vorrei af­fidarmi alle vostre preghiere… (perché voi sie­te) molto potenti; molto potenti così come è potente Gesù Cristo Crocifisso.” (“Giovanni Paolo II fra gli ammalati del Policlinico A. Gemelli” in L’Osservatore Romano del 19 ottobre 1978, p. 1, 2).

 Af­fidamento rinnovato nel 16mo Anniversario dell’Elezione alla Sede di Pietro. Domenica 16 ottobre 1994, al termine dell’Angelus dopo la Beatificazione di 5 Servi di Dio, improvvisando ha detto: “Ancora una parola che voglio rivolgere agli ammalati. Ringrazio per la vostra presenza e mi rac­comando alla preghiera di tutti i malati qui presenti e di tutti i malati di Roma e del mondo. Voi siete de­bo­li, ma siete la forza di tutti, per questo noi aspettiamo la vostra preghiera che ci dà forza di continuare il com­pito ricevuto dal Signore. (Bollettino della Sala Stampa della S. Sede, n. 385/94 del 16.X.1994, p. 9).

Per chi ha scelto di vivere quotidianamente il “servizio all’Uomo malato”, intuì che quelle pa­role dovevano avere radici ben più profonde di un semplice sentimento di compassione. Il “Papa venuto da lontano” forse veniva anche da una lunga e familiare convivenza col mondo che soffre. E così era. Lo abbiamo vissuto come testimoni.

Nell’ultimo periodo della sua vita, poi, è salito in “Cattedra” e ci ha lasciato una incomparabile lezione, che ha scosso anche gli animi più refrattari, di come  un Uomo di Dio sa vivere la dimensione spirituale quando si fa un tutt’uno con il Cristo Crocifisso.

 

Ecco quanto abbiamo selezionato e che interessa noi Camilliani e quanti sono devoti del nostro San Camillo

 

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Domenica 3 luglio 1983

Visita all’Ospedale S. Camillo di Roma

 

Questo ospedale porta il nome di uno dei santi che più intensamente hanno vissuto il mistero della Redenzione nel suo quotidiano attuarsi attraverso la Croce: san Camillo de Lellis, la cui opera prese avvio proprio in questa città quattro secoli or sono. Da allora ad oggi l’umanità ha compiuto un lungo cammino e nel nostro tempo i luoghi di ricovero e di cura non sono più isole segregate dal resto della comunità, ma ne rappresentano un aspetto qualificante di impegno e di progresso. (n. 2)

Uno di questi, pronto a raccogliere e ad attuare in maniera eroica l’esempio del Signore, fu proprio san Camillo de Lellis. Dopo avere a lungo sperimentato nel proprio corpo e nello spirito “le stigmate di Cristo” (cf. Gal 6, 17), egli, per divina ispirazione, scelse di formare, come ebbe a dire Benedetto XIV, “una nuova scuola di carità” (Benedetto XIV, Bolla di canonizzazione, 29 giugno 1746), istituendo l’Ordine e la Famiglia Camilliana, oggi presente in molte parti del mondo.

Un contemporaneo di san Camillo de Lellis ci informa che il santo, accanto al malato, ne partecipava a tal punto la condizione “da adorare l’infermo come la persona del Signore” (cf. P. Sannazzaro, Camillo de Lellis, in Dizionario degli Istituti di Perfezione, III, coll. 9-10). Non è forse scritto nel Vangelo: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli lo avete fatto a me” (Mt 25, 40)? Le mutate condizioni dei tempi nulla hanno tolto alla validità dell’intuizione di san Camillo, anzi ne sollecitano nuove espressioni, in armonia con le esigenze dell’odierno contesto sociale. Se infatti il progresso della civiltà è dato dall’accresciuta possibilità di servire l’uomo, il carisma camilliano non può che trovare conferma e crescente applicazione. (n. 3)

Una singolare coincidenza storica merita di essere rilevata e fatta oggetto di riflessione. Camillo de Lellis nacque nell’Anno Santo del 1550 e si convertì, a 25 anni, da una vita dissipata, nell’Anno Santo del 1575. Noi ci incontriamo oggi, in questo luogo così carico di richiami all’eredità spirituale camilliana, per celebrare l’Anno Santo della Redenzione. Non v’è forse motivo di chiedersi se Camillo de Lellis non abbia qualcosa da dirci a proposito di questo Anno di grazia che stiamo celebrando? Egli ha, in effetti, un messaggio e un messaggio importante per noi. Egli ci ricorda che vi è un rapporto strettissimo tra la sofferenza, spirituale e corporale, e la finalità primaria dell’Anno Santo, costituita dai fondamentali impegni della conversione e del rinnovamento. (n. 4)”

 

8 febbraio 1987

Chiesa di S. Maria Maddalena

 

Visitando la Parrocchia romana di S. Maria in Aquiro, l'8 febbraio 1987, il Santo Padre si recò a pregare sulla Tomba di San Camillo nella vicina Chiesa di S. Maria Maddalena, e prima di accomiatarsi pronunciò un  breve discorso alla rappresentanza dei Religiosi di S. Camillo e delle Religiose che si ispirano al suo Carisma, ammessi allo storico evento:

 

“Sono lieto di venerare in questa chiesa della Maddalena le spoglie mortali dì San Camillo De Lellis, celeste patrono degli infermi, degli ospedali e di quanti assistono i malati.

Saluto il Padre Generale dell'Ordine dei Ministri degli Infermi, tutti i membri della famiglia religiosa fondata da San Camillo, e, con loro, anche tutte le famiglie religiose sorte ispirandosi alla forma di vita da lui ideata. Sono venuto qui per pregare, non solo, ma per ricordare il singolare esempio, il modello dì vita e l'insegnamento di carità lasciato da San Camillo a tutta la Chiesa.

Nell'Arcispedale di Santo Spirito, ove egli per molti anni personalmente si dedicò quale umile e premuroso servitore all'assistenza dei sofferenti e dei moribondi, c'è una lapide che esalta la sua opera, «spectaculum Angelis et exemplar hominibus».

Noi dobbiamo ricordare la regola fondamentale che San Camillo ha dettato a voi, suoi figli spirituali, ed a tutti coloro che con animo cristiano vogliono dedicarsi ai sofferenti: Ognuno riguardi il povero - egli diceva - come alla persona del Signore.

E' per questo che San Camillo esigeva dai suoi fratelli che si consacrassero ai malati solo per amor di Dio e suggeriva con insistenza, quale regola fondamentale del servizio, quella dell'affetto all'infermo, usando ogni diligenza possibile, con mansuetudine e carità, confortandolo e dandogli tutte le cose che gli farà bisogno con carità e piacevolezza.

Noi sentiamo l'attualità di questo messaggio, che esalta con vigore l'insostituibile valore della carità e dell'affetto fraterno, anche nel contesto del progredito sviluppo tecnico delle odierne cure sanitarie.

San Camillo ci insegna ad ascoltare ciascun malato con attenzione fraterna, a partecipare alle sue ansie ed ai dolori che lo affliggono, ad asciugare ogni lacrima, a sostare accanto ad ogni morente col desiderio di cogliere l'ultimo sentimento e l'ultimo respiro, anche quando la scienza ha rinunciato a sperare nei suoi mezzi di soccorso.

Esprimo alla famiglia dei Padri Camilliani ogni felice voto affinché il carisma del loro fondatore permanga e si sviluppi con intensità di fervore e con chiara testimonianza, mentre a tutti voi qui presenti, alle persone che vi sono care, ed in particolar modo a tutti gli infermi ed a coloro che li assistono imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica." (Bollettino della Sala Stampa della S. Sede n. 48 dell'8 febbraio 1987, p. 9)

 

Domenica, 14 luglio 1996

Lorenzago di Cadore, Belluno

 

Dopo la recita dell’Angelus:

 

“Ricorre oggi la memoria liturgica di san Camillo de Lellis, sacerdote, fondatore dei Ministri degli Infermi, conosciuti comunemente col nome di "Camilliani". La sua figura costituisce una testimonianza attualissima di carità verso i malati, testimonianza che ha conquistato schiere di figli e figlie spirituali, tra cui non sono poche le persone che hanno sacrificato la vita per gli infermi.

Carissimi, mentre vi invito ad unirvi con me nella preghiera per la famiglia camilliana, validamente impegnata in tutto il mondo al servizio dei malati, affido all’intercessione di san Camillo il grave problema della promozione della salute soprattutto nei paesi più poveri.”

 

15 Maggio 2000

Messaggio ai Chierici Regolari Ministri 
degli Infermi – Camilliani

 

Nell’anno del “Grande Giubileo”, ricorrendo il 450mo della Nascita del Nostro S. Camillo, Giovanni Paolo II inviò un memorabile Messaggio al suo Ordine Religioso.

Ne diamo qui alcuni passi, invitando i nostri amici visitatori a leggerlo tutto:

 

“La gioia che accompagna la celebrazione del Grande Giubileo dell'Incarnazione acquista una particolare tonalità per la Famiglia Camilliana, la quale si appresta a ricordare i

450 anni dalla nascita di San Camillo De Lellis

avvenuta a Bucchianico il 25 maggio 1550

Mi unisco volentieri al rendimento di grazie di codesto Ordine, da lui fondato, come pure a quello delle Congregazioni delle Ministre degli Infermi di San Camillo e delle Figlie di San Camillo, degli Istituti secolari delle Missionarie degli Infermi Cristo Speranza e Kamillianische Schwestern, nonché della Famiglia Camilliana laica, che dal carisma e dalla spiritualità del grande Santo abruzzese hanno successivamente tratto origine.

La ricorrenza acquista una particolare rilevanza nel mondo della salute e della sofferenza, non soltanto per il generoso impegno dei figli di San Camillo in favore degli ammalati, ma soprattutto perché il vostro Fondatore è stato proclamato Patrono dei malati e degli ospedali nel 1886 dal Papa Leone XIII, del personale sanitario nel 1930 dal Papa Pio XI e della sanità militare italiana nel 1974 da Paolo VI.

La coincidenza di tale celebrazione con l'Anno Giubilare assume, inoltre, un significato del tutto particolare, perché l'intero itinerario umano e spirituale di San Camillo si inserì nel contesto di grandi scadenze giubilari, dalle quali egli trasse un desiderio profondo di conversione e generosi propositi di servire Cristo nei fratelli ammalati. Infatti, egli, nato nell'Anno Santo 1550, si convertì nel 1575 e, durante il Giubileo del 1600, perfezionò gli orientamenti per l'attuazione del carisma della carità misericordiosa verso gli infermi. Tali coincidenze costituiscono per codesto Ordine e per le Famiglie religiose ad esso legate uno speciale invito ad accogliere le grazie del Grande Giubileo e dell'anniversario della nascita del Fondatore come occasione di rinnovata fedeltà al Signore ed al carisma camilliano.”

Apri il "Messaggio"

 

Domenica 14 luglio 2002

Castel Gandolfo

 

Prima della recita dell'Angelus con i Pellegrini presenti nel Cortile della residenza estiva di Castel Gandolfo, e in collegamento mondiale tramite TV e Radio, il Santo Padre Giovanni Paolo II dopo avere formulato gli auguri di "buone vacanze" a quanti ne godono, ha espresso paterno affetto e solidarietà a quanti "sono nelle carceri e negli ospedali, oppure restano soli nelle case", e "vivo apprezzamento per chi, con autentico spirito umano e cristiano, si dedica volontariamente al sostegno dei bisognosi, degli ammalati e di chiunque si trovi in difficoltà".

Ed in questo contesto ha dedicato l'intero secondo paragrafo al nostro San Camillo:

 

"A questo proposito, mi è caro ricordare che proprio oggi ricorre la memoria liturgica del patrono degli infermi e di quanti se ne prendono cura: san Camillo de Lellis. Mentre era giovane soldato, la Provvidenza si servì di una piaga in un piede per fargli fare l'esperienza dell'ospedale, al "San Giacomo" di Roma. E quella stessa piaga lo ricondusse, anni più tardi, allo stesso ospedale, dove si pose a curare gli ammalati, specialmente i più gravi e ributtanti, nei quali vedeva e serviva Gesù.

Compresa la volontà di Dio, si consacrò interamente a Lui per questo importante servizio e fondò un nuovo Ordine: quello dei Ministri degli Infermi, detti poi "Camilliani". Sul petto, cucita all'abito, essi portano una grande croce rossa, per ricordare a se stessi e a tutti che Cristo è il medico divino, il vero salvatore dell'umanità."

 

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La “Famiglia Camilliana”, Religiosi e Laici coinvolti nel “carisma” che il Signore ha affidato al Nostro Santo Padre Fondatore “di testimoniare al mondo l’amore sempre presente di Cristo verso gli infermi” (Costituzione Generale dei Ministri degli Infermi, n. 1), rende grazie a Dio per aver donato alla sua Chiesa, e al mondo intero, questo “Testimone Gigante” del suo Amore Misericordioso per l’Uomo “infirmus”, e della via da seguire per conformarsi al suo Figlio (cf Rom 8, 28), vivendo eroicamente nella personale esperienza terrena, quanto magistralmente Giovanni Paolo II di s.m. ha scritto nelle sua Lettera Apostolica “Salvifici Doloris” (11 febbraio 1984).

A Lui, ancora, un profondo sentimento di gratitudine per aver istituito la “Giornata Mondiale del Malato”, affidandola “alla mediazione materna di Maria «Salus Infirmorum», e all’intercessione dei santi Giovanni di Dio e Camillo de Lellis, patroni dei luoghi di cura e degli Operatori Sanitari” (13 maggio 1992)