di P. Felice Ruffini, camilliano
Nel 3° Anniversario del “Ritorno alla Casa del Padre” del
Santo Padre Giovanni Paolo II di s.m., - 2 aprile 2005 -, vogliamo ricordare i momenti del suo
“Magistero” dedicati al Nostro Santo Padre Camillo, vissuti da noi Camilliani
con una peculiare emozione.
Ma più ancora risuonarono particolarmente
interessanti le parole improvvisate dette ai malati del vicino reparto che
volle incontrare. E cioè di volere “…appoggiare il mio
ministero papale soprattutto su tutti quelli che soffrono e che alla sofferenza,
alla passione, ai dolori uniscono la preghiera… Carissimi fratelli e sorelle,
vorrei affidarmi alle vostre preghiere… (perché voi siete) molto
potenti; molto potenti così come è potente Gesù Cristo Crocifisso.” (“Giovanni
Paolo II fra gli ammalati del Policlinico A. Gemelli” in L’Osservatore
Romano del 19 ottobre 1978, p. 1, 2).
Per chi ha scelto di vivere
quotidianamente il “servizio all’Uomo malato”, intuì che quelle parole
dovevano avere radici ben più profonde di un semplice sentimento di
compassione. Il “Papa venuto da lontano” forse veniva anche da una lunga
e familiare convivenza col mondo che soffre. E così era. Lo abbiamo vissuto come testimoni.
Nell’ultimo periodo della sua vita, poi, è salito in “Cattedra”
e ci ha lasciato una incomparabile lezione, che ha
scosso anche gli animi più refrattari, di come
un Uomo di Dio sa vivere la dimensione spirituale quando si fa un tutt’uno con il Cristo Crocifisso.
Ecco quanto abbiamo selezionato e che interessa noi
Camilliani e quanti sono devoti del nostro San Camillo
t t t t t
Domenica 3 luglio 1983
Visita all’Ospedale S. Camillo di Roma
“Questo ospedale porta il nome di uno dei santi che
più intensamente hanno vissuto il mistero della Redenzione nel suo quotidiano
attuarsi attraverso
Un
contemporaneo di san Camillo de Lellis ci informa che il santo, accanto al
malato, ne partecipava a tal punto la condizione “da adorare l’infermo come la
persona del Signore” (cf. P. Sannazzaro, Camillo de Lellis,
in
Una
singolare coincidenza storica merita di essere rilevata e fatta oggetto di
riflessione. Camillo de Lellis nacque nell’Anno Santo del 1550 e si convertì, a
25 anni, da una vita dissipata, nell’Anno Santo del 1575. Noi ci incontriamo
oggi, in questo luogo così carico di richiami all’eredità spirituale
camilliana, per celebrare l’Anno Santo della Redenzione. Non v’è forse motivo
di chiedersi se Camillo de Lellis non abbia qualcosa da dirci a proposito di
questo Anno di grazia che stiamo celebrando? Egli ha, in effetti, un messaggio
e un messaggio importante per noi. Egli ci ricorda che vi è un rapporto
strettissimo tra la sofferenza, spirituale e corporale, e la finalità primaria
dell’Anno Santo, costituita dai fondamentali impegni della conversione e del
rinnovamento. (n. 4)”
8 febbraio 1987
Chiesa di S. Maria Maddalena
Visitando
“Sono lieto di venerare in questa chiesa della
Maddalena le spoglie mortali dì San Camillo De Lellis, celeste patrono degli
infermi, degli ospedali e di quanti assistono i malati.
Saluto il Padre Generale dell'Ordine dei Ministri degli
Infermi, tutti i membri della famiglia religiosa fondata da San Camillo, e, con
loro, anche tutte le famiglie religiose sorte ispirandosi alla forma di vita da
lui ideata. Sono venuto qui per pregare, non solo, ma per ricordare il
singolare esempio, il modello dì vita e l'insegnamento di carità lasciato da
San Camillo a tutta
Nell'Arcispedale di Santo Spirito, ove egli per
molti anni personalmente si dedicò quale umile e premuroso servitore
all'assistenza dei sofferenti e dei moribondi, c'è una lapide che esalta la sua
opera, «spectaculum Angelis et
exemplar hominibus».
Noi dobbiamo ricordare la regola fondamentale che
San Camillo ha dettato a voi, suoi figli spirituali, ed a tutti coloro che con
animo cristiano vogliono dedicarsi ai sofferenti: Ognuno riguardi il povero -
egli diceva - come alla persona del Signore.
Noi sentiamo l'attualità di questo messaggio, che
esalta con vigore l'insostituibile valore della carità e dell'affetto fraterno,
anche nel contesto del progredito sviluppo tecnico delle odierne cure
sanitarie.
San Camillo ci insegna ad ascoltare ciascun malato
con attenzione fraterna, a partecipare alle sue ansie ed ai dolori che lo
affliggono, ad asciugare ogni lacrima, a sostare accanto ad ogni morente col
desiderio di cogliere l'ultimo sentimento e l'ultimo respiro, anche quando la
scienza ha rinunciato a sperare nei suoi mezzi di soccorso.
Esprimo alla famiglia dei Padri Camilliani ogni
felice voto affinché il carisma del loro fondatore permanga e si sviluppi con
intensità di fervore e con chiara testimonianza, mentre a tutti voi qui
presenti, alle persone che vi sono care, ed in particolar modo a tutti gli
infermi ed a coloro che li assistono imparto di cuore la mia Benedizione
Apostolica." (Bollettino della Sala
Stampa della S. Sede n. 48 dell'8 febbraio 1987, p. 9)
Domenica, 14 luglio 1996
Lorenzago di Cadore, Belluno
“Ricorre oggi la memoria liturgica di san Camillo de Lellis,
sacerdote, fondatore dei Ministri degli Infermi, conosciuti comunemente col
nome di "Camilliani". La sua figura costituisce una testimonianza
attualissima di carità verso i malati, testimonianza che ha conquistato schiere
di figli e figlie spirituali, tra cui non sono poche le persone che hanno
sacrificato la vita per gli infermi.
Carissimi, mentre vi invito ad unirvi con me nella preghiera per
la famiglia camilliana, validamente impegnata in tutto il mondo al servizio dei
malati, affido all’intercessione di san Camillo il grave problema della
promozione della salute soprattutto nei paesi più poveri.”
15 Maggio 2000
Messaggio ai Chierici Regolari Ministri
degli Infermi – Camilliani
Nell’anno del
“Grande Giubileo”, ricorrendo il 450mo della Nascita del Nostro S.
Camillo, Giovanni Paolo II inviò un memorabile Messaggio al suo Ordine
Religioso.
Ne diamo qui alcuni
passi, invitando i nostri amici visitatori a
“La
gioia che accompagna la celebrazione del Grande Giubileo dell'Incarnazione acquista una particolare tonalità per
450
anni dalla nascita di San Camillo De Lellis
avvenuta a
Bucchianico il 25 maggio 1550
Mi unisco volentieri al
rendimento di grazie di codesto Ordine, da lui fondato, come pure a quello
delle Congregazioni delle Ministre degli Infermi di San Camillo e delle Figlie
di San Camillo, degli Istituti secolari delle Missionarie degli Infermi Cristo
Speranza e Kamillianische Schwestern,
nonché della Famiglia Camilliana laica, che dal carisma e dalla spiritualità
del grande Santo abruzzese hanno successivamente tratto origine.
La
ricorrenza acquista una particolare rilevanza nel mondo della salute e della
sofferenza, non soltanto per il generoso impegno dei figli di San Camillo in
favore degli ammalati, ma soprattutto perché il vostro Fondatore è stato
proclamato Patrono dei malati e degli ospedali nel 1886 dal Papa Leone XIII,
del personale sanitario nel 1930 dal Papa Pio XI e della sanità militare
italiana nel 1974 da Paolo VI.
La
coincidenza di tale celebrazione con l'Anno Giubilare assume, inoltre, un
significato del tutto particolare, perché l'intero itinerario umano e
spirituale di San Camillo si inserì nel contesto di grandi scadenze giubilari, dalle quali egli trasse un desiderio profondo di
conversione e generosi propositi di servire Cristo nei fratelli ammalati.
Infatti, egli, nato nell'Anno Santo 1550, si convertì nel 1575 e, durante il Giubileo
del 1600, perfezionò gli orientamenti per l'attuazione del carisma della carità
misericordiosa verso gli infermi. Tali coincidenze costituiscono per codesto
Ordine e per le Famiglie religiose ad esso legate uno speciale invito ad
accogliere le grazie del Grande Giubileo e dell'anniversario della nascita del
Fondatore come occasione di rinnovata fedeltà al Signore ed al carisma
camilliano.”
Domenica 14 luglio 2002
Castel Gandolfo
Prima
della recita dell'Angelus con i Pellegrini presenti nel Cortile della residenza
estiva di Castel Gandolfo, e in collegamento mondiale tramite TV e Radio, il
Santo Padre Giovanni Paolo II dopo avere formulato gli auguri di "buone
vacanze" a quanti ne godono, ha espresso paterno affetto e solidarietà a
quanti "sono nelle carceri e negli ospedali,
Ed in
questo contesto ha dedicato l'intero secondo paragrafo al
nostro San Camillo:
"A questo proposito, mi è caro ricordare che proprio oggi
ricorre la memoria liturgica del patrono degli infermi e di quanti se ne
prendono cura: san Camillo de Lellis. Mentre era giovane soldato,
Compresa la volontà di Dio, si consacrò interamente a Lui per
questo importante servizio e fondò un nuovo Ordine: quello dei Ministri degli
Infermi, detti poi "Camilliani". Sul petto, cucita all'abito, essi
portano una grande croce rossa, per ricordare a se stessi e a tutti che Cristo
è il medico divino, il vero salvatore dell'umanità."
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A Lui, ancora, un profondo
sentimento di gratitudine per aver istituito la “Giornata Mondiale del Malato”,
affidandola “alla mediazione materna di Maria «Salus Infirmorum», e
all’intercessione dei santi Giovanni di Dio e Camillo
de Lellis, patroni dei luoghi di cura e degli Operatori Sanitari” (13 maggio 1992)